Stretching o non stretching, questo è il dilemma
Con la fine dell’estate, ma soprattutto con l’inizio delle preparazioni precampionato per moltissimi preparatori e sportivi, torna in gran voga l’ormai vecchio dibattito sulla valenza dello stretching. Fa bene? fa male? Non fa niente?
Come ho già ripetuto in un articolo a riguardo di qualche mese fa, una risposta assoluta come “si” o “no” a questa domanda, non solo è sbagliata a priori, ma anche del tutto assurda.
Innanzitutto è bene ricordare che con la parola stretching, spesso si intendono esercitazioni molto diverse tra loro, che inducono adattamenti differenti. Credo si possa ormai affermare senza molti dubbi che in sport che non richiedono una particolare mobilità articolare, lo stretching statico (il più diffuso e conosciuto), sia se non negativo, per lo meno inutile. Non bisogna però dimenticarsi che molti atleti sono “affezionati” ai loro riti preventivi e preparatori, e spesso i possibili effetti negativi indotti dal bruscamente vietarli, può superare quelli indotti dal fare, appunto, stretching statico.
Diverse tecniche di stretching, come il cosiddetto stretching dinamico, balistico, elasticizzazione, possono invece risultare molto utili, anche in sport come calcio pallavvolo e basket, sia in ambtio preventivo che di preparazione alla gara o all’allenamento.
Dire che lo stretching fa bene a priori, è sbagliato. Dire che lo stretching va evitato come la peste, è sbagliato. Siamo dei professionisti con un bagaglio culturale che spazia dall’anatomia umana, alla fisiologia, biochimica, biomeccanica ecc.

Siamo tenuti a conoscere nello specifico gli adattamenti indotti da tutte le diverse metodiche di stretching, e solo attraverso questa conoscenza saremo in grado di utilizzarle al meglio in base alla programmazione specifica per obiettivi. Ad esempio molte tecniche di stretching statico, di cui oggi si parla tanto male, trovano un largo e positivo utilizzo in discipline che richiedono una grande mobilità articolare come la ginnastica artistica o il nuoto sincronizzato.
Vi invito infine a leggere questo interessante articolo del Prof. Gilles Cometti, un cardine nel nostro ambito. L’unica piccola critica che posso muovere a questo articolo è la scarsa enfasi su quello che ho detto fin’ora: ovvero la molteplicità delle esercitazioni classificate sotto il nome di “stretching”.






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Ah grazie, ma visto che è la prima volta che consulto questo sito potrei essere scusato.
Cordiali saluti
Andrea
Ciao Andrea, non mi sembra proprio il posto più adatto dove lasciare questa domanda. C'è il forum http://www.sportbrain.it/forum magari usa quello…
Salve, qualcuno ha notizie di dottorarti di ricerca in scienze motorie…in tutta italia?
http://www.sportbrain.it/stretching-non-stretching-questo-il-dilemma.html