Scienze Motorie in Germania
Ringrazio di cuore la collega tedesca Daniela Stiewing, non solo per le preziose informazioni che condivide con noi in questo breve racconto sulla sua esperienza, ma per la disponibilità e la passione per un lavoro che rappresenta degli ideali veri, stupendi. Ideali che nel mio immaginario, vorrei rappresentassero per le generazioni future, il simbolo della nostra. Vi consiglio vivamente di leggere tutto l’articolo, a me la seconda parte ha fatto venire la pelle d’oca. Buona lettura, vi ricordo che potete commentare in fondo.
La mia esperienza

Di Daniela Stiewing - Sono finita in Italia, perchè ho fatto domanda per uno stage all’ospedale di Bergamo, dopo la laurea in Germania. Sapevo che la mia professione in Italia era inesistente, perchè avevo svolto la mia tesi sulla “sport e movimento terapia” nei servizi psichiatrici Italiani.
Hanno accettato la mia domanda e io, pensando ho pensato “se mi accettano mostreranno anche un pò di interesse!“, e sono venuta. Una volta qua ho dovuto capire che non c’era nessun interesse per la mia professione, anzì mi son dovuta lasciare dire che il mio lavoro nel futuro, avrebbe potuto farlo anche un infermiere, professione rispettabilissima, ma con un background formativo completamente diverso!
Sono rimasta addirittura sorpresa nel vedere pazienti che facendosi male durante un’attività motoria condotta da un istruttore infermiere (quindi assolutamente non qualificato) non denunciavano l’ospedale. Sopratutto perchè i pazienti psichiatrici spesso anno anche problemi ortopedici, neurologici ecc. Ai miei occhi è così chiaro che gli infermieri non hanno la qualifica per svolgere queste attività…
Comunque, successivamente ho preso due contratti (co.co.co) col ospedale di Bergamo e con quello di Treviglio (sempre in provincia di Bergamo). Ma anche spiegando e rispiegando il mio lavoro nessuno dei medici vedeva la necessità di aiutarmi nel portarlo avanti.
Non conoscendo nessuno con la mia laurea stavo lottando da sola, e lottare da sola, essendo anche straniera dopo un pò stanca. Così mi sono arresa. Attualmente sto facendo la Mamma e porto avanti un piccolo impegno per l’ospedale di Treviglio, dove mi hanno trattato sempre bene. Sto cercando di laurearmi in psicologia per aver in mano un pezzo di carta che mi consente un giorno di fare il mio lavoro in un modo più dignitoso.
Adesso, in breve, la situazione in Germania:
Lì lavoriamo non solamete in Psichiatria, anzì la Psicatria sarebbe il ramo più nuovo e meno risaputo. Ci trovi in Ortopedia, Cardiologia, Traumatololia, Neurologia ecc. Siamo la figura professionale che porta il paziente (vale per tutti questi reparti) fuori dal ospedale. Quindi lavoriamo sia negli ospedali della riabilitazione sia sul territorio. Sul territorio hanno fondato dei gruppi denominati “sport per la riabilitzione” condotti da personale qualificato, spesso agganciati alle associazioni sportivi e parzialmente pagato dalla mutua. Vuol dire gruppi per cardiopatici, diabetici, donne con tumore al seno, ortopedici, per il parkinson, la sclerosi multipla ecc. Questi “gruppi” hanno gia inizio nell’ ospedale dove si cerca di riabilitare il paziente tramite “l’attivtà sportiva adattata” per la sua mallatia.
Ovviamente ho presente che non si potrà mai prendere la situazione tedesca e portarla in Italia. Ma perché tutta la ricerca fatta negli ultimi 30 anni, i risultati ottenuti con la politica non dovrebbero essere utili per la discussione Italiana? Durante i miei studi ho fatto l’ERASMUS in Italia (specializzasione in attività preventive e adatte). Ho visto che anche lì la qualità del corso era scarsa, perché mancava il proprio materiale didattico. Una cosa che in Germania esiste. Perché nessuno va al di fuori dai confini italiani per vedere? Ho degli amici che lavorano nelle università in Germania e dicono che nei convegni internazionali la presenza italiana è abbastanza scarsa.
Ringrazio ancora Daniela, e invito tutti i colleghi a partecipare, a proporre, a muoversi. Clicca qui per leggere il nostro appello, chiunque può unirsi al nostro grido culturale.






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