Schemi motori terrestri e schemi motori acquatici

Autore: Prof. Maurizio Castagna - Quando riporto le esperienze e le deduzioni di Bernstein pare voglia imporre una filosofia del movimento umano. Nulla di più errato. Gli studi di Bernstein e via via di coloro che hanno accompagnato il nostro percorso di studi, sono l’elaborazione di concetti scientifici e osservazioni cliniche.
La teoria del movimento è evoluzione di concetti che partono dall’osservazione, dalla valutazione clinica, dalla sperimentazione scientifica, dalla comprensibilità del quadro diagnostico ed esperienziale.
Se valutiamo quanto il dinamismo motorio umano paghi ai concetti elaborati in base a scienza e conoscenza e quanto ad esperienza,ci accorgiamo che una “filosofia” dell’azione motoria può solo essere sviluppata alla luce di quelli. Ma, restando nella parte cognitiva, l’entusiasmo della scoperta,preceduto da quello della ricerca, ci apre interessanti orizzonti di dibattito.
Pensiamo alla valutazione del movimento terrestre: nasce e si sviluppa ontogeneticamente come automatismo innato a differenza del movimento acquatico che viene correlato ad automatismi appresi. Posto che l’automatismo è correzione in divenire resta interessante definire come siano diverse le acquisizioni corticali del primo e del secondo.
Alla nascita movimenti innati, o meglio, non condizionati (Bobath), guidano lo sviluppo di quelle acquisizioni motorie-insieme corticali e muscolari-che determinano la stazione eretta.
Pensiamo alle reazioni di raddrizzamento e di equilibrio e più alle prime che alle seconde (Pirolo). Dobbiamo distinguere quelle fasi incoscienti che prevedono una filiazione diretta, genetica, del bambino uomo (correlata) alla specie,da quelle che vengono definiti comportamenti motori appresi, e che quindi sono correlati alle eseprienze.
La reazione di raddrizzamento,conquista dell’animale uomo,prevede che testa e collo siano in posizione di controllo e di guida,veri centri di comando dell’azione motoria. La reazione di equilibrio definisce la possibilità di controllare quelle posizioni preminenti con la postura il più corretta possibile,attraverso il ripristino della linea di gravità all’interno del poligono di appoggio(baricentro).
E ciò determina, con lo sviluppo del SNC e della capacità corticale e propriocettiva di mantenere la stazione eretta, la definizione delle prassie muscolari con l’acquisizione dei momenti di forza necessari,con la sommazione dei meccanismi di attivazione miofribrillare e l’attivazione delle sincronie intramuscolari.
Il bambino appena cerca di conquistare la stazione eretta deve far conto su un eccessivo tono della muscolatura flessoria degli arti a fronte di una generalizzata ipotonia della regione lombare. Tutto ciò che ne deriva è un continuo aggiustamento delle informazioni dai sistemi nervosi afferenti ai centri regolatori del talamo e del cervelletto, ai sistemi interneuronali e a quelli che attivano il movimento muscolare direttamente o indirettamente. Ma questo articolo vuole solo evidenziare l’alterità tra lo schema terrestre appreso e quello acquatico acquisito. Frutto delle discussioni fatte con gli studenti nell’ambito dei miei corsi a Scienze Motorie,a Messina, relativi alle lauree triennale e specialistica. E dunque quanta diversità c’è tra il nostro ergerci in stazione eretta con il capo a guidare il movimento e tra la funzione che la stessa ha nel nuoto,laddove certo non guida l’azione motoria specifica: deve essere in linea,infatti, con tronco e il bacino e gli arti per non determinare resistenze passive. E quanto ci sia di diverso nella acquisizione posturale terrestre del tono della cintura addominale e lombare con diminuziona del tono flessorio degli arti rispetto agli equilibri muscolari propri della propulsione in acqua,almeno per quanto riguarda gli arti superiori e la muscolatura di sostentamento.E ancora come sia più importante,in acqua, il posizionamento del centro di spinta rispetto al baricentro piuttosto che la definizione della LDG nel poligono di appoggio.
Ciò comporta l’acquisizione di nuove abilità utili alla propulsione in acqua e al raggiungimento della posizione più funzionale al dinamismo acuatico. La ricerca di automatismi nuovi, diversi, appresi, che dimostrano ancora una volta quanto la plasticità del nostro cervello sia assolutamente incredibile e quanto sia affascinante lo studio di questa materia.






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