Morbo Celiaco: quanti e quali vantaggi della sport-terapia
Autori: Dott.ssa Paola Romano, Prof. Luigi D’Andrea - Centro di Cardiologia Preventiva accr. A.S.L. NA1- Napoli
La celiachia è un disordine ereditario dell’assorbimento intestinale associato ad intolleranza al glutine, proteina contenuta nel frumento, nell’orzo, nella segale, nell’avena e nel triticale (ibrido del frumento con la segale).

Attività motoria e celiach
Il glutine non è presente in altri due cereali riso e mais. Alimenti quali il pane, la pasta, i biscotti, la pizza e ogni altra pietanza contenente frumento, orzo, segale e avena vanno evitati ed i cosiddetti idrolisati parziali che da essi derivano, tra cui la birra. (1)
La prevalenza della celiachia varia nei diversi Paesi: da 1:300 in Irlanda del Sud-Ovest a 1:5000 o più in Nord America, mentre in Italia al 2006 sono stati descritti 35.000 casi pari a 7 casi su 1.000.
La celiachia può farsi rientrare nelle malattie cosiddette “rare” ed “orfane” di terapia. Una malattia è definita “rara” se ricorre con una frequenza molto bassa: in USA si fissa il limite di 1 caso su 1.200 persone; in EUROPA 5 casi su 10.000 persone; in GIAPPONE 4 casi su 10.000 persone.
Per l’OMS esistono 5.000 sindromi rare (di cui 4.000 su base genetica).
Un ammalato di malattia “rara” è doppiamente sfortunato: ha una malattia come tante altre, ma trova con difficoltà un esperto della sua malattia, non trova terapie facilmente disponibili, ha poche speranze che si sviluppino nuovi farmaci in assenza di interesse del mercato per gli scarsi ritorni economici (farmaci orfani). (2)
Gli indirizzi di politica sanitaria proposti sono:
- A) investire in ricerca patogenetica e di nuovi farmaci
- B) sviluppare interventi per migliorare la qualità di vita dei pazienti
- C) programmare informazione corretta ed adeguata assistenza socio-sanitaria ai pazienti e familiari.
Il nostro interesse per il morbo celiaco è stato dettato dalla necessità di integrare la dieta-glutine-priva, che rappresenta il cardine terapeutico con un trattamento sport-terapeutico che potesse migliorare la qualità di vita di questi pazienti. (3)
LA MALATTIA.
L’eredità genetica è probabilmente di tipo dominante con penetrazione incompleta. L’antigene HLA – B8 è stato identificato nell’80 % dei casi. Anomalie specifiche della mucosa possono apparire nei fratelli sani di individui affetti. La celiachia colpisce in egual numero maschi e femmine. Sebbene il disordine inizi nell’infanzia, in seguito all’esposizione al glutine, viene più comunemente diagnosticato in età adulta. I villi intestinali sono potenzialmente o totalmente assenti. La superficie di assorbimento è ridotta od appiattita.
Villi intestinali compromessi
I sintomi variano da gravi a lievi; la celiachia può essere anche asintomatica. Anche l’età di esordio è variabile in quanto la malattia può evidenziarsi nell’infanzia o nell’età adulta. I bambini affetti dai sei mesi ai tre anni di età possono avere diarrea, vomito a getto, addome meteorico e ritardo di crescita. Negli adulti i sintomi comprendono frequentemente perdita di peso, steatorrea cronica, dolori addominali crampiformi, distensione addominale e miopatia, desiderio intenso di cibo, debolezza ed astenia generalizzata.
I deficit di vitamine e minerali possono determinare anemia, erosione delle membrane mucose ipercheratosi follicolare, osteomalacia, osteoporosi, ridotta capacità coagulativa ed infine crampi muscolari. Il malassorbimento di proteine, Sali minerali e Acqua può provocare
- a) disidratazione
- b) deplezione elettrolitica (ipopotassiemia, ipocalcemia)
- c) edema
- d) ritardo di crescita
Le alterazioni neurologiche caratterizzano la dimensione neuropsichica della celiachia : Difficoltà di concentrazione,ridotta vigilanza, alterazione della memoria, modificazioni comportamentali: irritabilità ed instabilità dell’umore. – Segnalati casi di demenza. Studi condotti presso l’Ambulatorio di celiachia (Università Federico II -NA) evidenziano come la depressione possa essere comune nei celiaci a dieta glutine-priva, sia in infanzia sia in età adulta.
L’analisi multifattoriale (con scala di Zung per la valutazione della depressione) indica 3 ‘personalità’ nella popolazione di celiaci indagata che raggruppano più del 60% dei soggetti:
- i reattivi ( irritabili, facili al pianto, poca energia, depressi);
- i pessimisti (poca speranza per il futuro, indecisi, spesso con la sensazione di essere inutili);
- gli apatici (poco interessati alla realtà, poco interessati al sesso, spesso con la sensazione di avere una vita vuota).
Forse andrebbero ribaltate le diagnosi e si dovrebbe iniziare a parlare di malattie somatopsichiche dove il danno e la sofferenza del corpo protratte nel tempo causano alterazioni comportamentali o psicologiche. A nostro avviso merita particolare attenzione il metabolismo del potassio che viene particolarmente alterato nella celiachia. Ricordiamo che IL POTASSIO interviene:
- nella trasmissione degli impulsi nervosi
- nella regolazione dell’equilibrio acido-base e del bilancio idrosalino
- sul controllo della contrazione muscolare.
La sua carenza nella celiachia è causata da perdite eccessive per via gastroenterica, dovute alla diarrea cronica, o per via urinaria determina: stanchezza muscolare, sonnolenza, anoressia, nausea, apprensione, disattenzione, aritmie cardiache anche mortali in caso di grave carenza.
Consideramente dimostrato che l’attività motoria migliora la qualità di vita, il paziente con celiachia sembra essere uno dei casi dove la “green prescription” o “prescrizioni verdi” come la chiamano nel Regno Unito da parte dei medici possano essere indispensabili per la stabilità psico-fisica di questi soggetti cercando di definire quanto questo tipo di prescrizione venga effettivamente seguita e quali siano i suoi effetti a lungo termine sulla salute dei pazienti. Qui entrano in gioco tanti fattori da tener presente quali una maggiore acquisizione della fiducia in sè con il conseguente aumento dell’autostima, combattere l’affaticamento cronico, regolare il dispendio di energia e soprattutto controllarlo con graduali carichi di lavoro muscolare ed apporto equo di ossigeno, debellare l’ansia, la depressione e gli attacchi di panico. Gli sbalzi di umore si presentano con sintomi somatici:tachicardia, palpitazioni, svenimenti, e forte debolezza soprattutto perché vi è un dispendio notevole di energia che strema la persona fino a sentirsi male; questo può essere dovuto dal fatto che non assumendo determinati carboidrati in modo costante essendo molte le costrizioni specialmente dove vige una dieta mediterranea, si verifica una cattiva gestione delle riserve energetiche per cui provoca anche conseguenze sia fisiche che psichiche.
IL NOSTRO CASO
Soggetto: B.F. 40 anni, casalinga, alta 168 cm. È stata sottoposta a 3 mesi di esercizio fisico graduale, controllato e progressivo si è tenuto presente il suo grado di autostima molto scarso, l`idoneità fisica attraverso dei test ergometrici, il metabolismo dei glicidi per mezzo di un’attività aerobica con carico sottomassimale ed il dispendio energetico valutato in calorie. Tenuto conto di: elettrocardiogramma basale, test cardio-vascolare da sforzo al cicloergometro, ecocardiogramma, holter, spirometria oltre gli esami di laboratorio ematochimici. (4,5,6)
Tabella I – Parametri cardiologici: variazioni da allenamento.
Tabella II. – Parametri metabolici e psicologici: variazioni da allenamento
Gli obiettivi prefissati sono stati: corretta alimentazione, corretta respirazione, corretta attività motoria, sviluppo della resistenza e mobilità articolare, sviluppo del tono, autostima.
Il programma di esercizio fisico graduale era basato soprattutto con attività di tipo aerobico sottomassimale con lo scopo di ottenere adattamenti cardiovascolari e metabolici “personalizzati al caso”, tra cui cyclette, ginnastica calistenica, corpo libero, tapis roulant, stepper, danza terapia, stretching, respirazione diaframmatica. Il miglioramento dei dati cardiologici, metabolici e psicologici indotti dall’allenamento sono evidenziati e riassunti nelle tabelle I e II. Le caratteristiche delle sedute iniziali e della seduta avanzata del programma di sport-terapia sono descritte e riassunte nella tabella III e IV.
Le sedute iniziali duravano complessivamente 1 ora. I carichi di lavoro di lieve entità erano così ripartiti:
- a) 3 minuti di stretching
- b) 25 minuti di allenamento aerobico alla cyclette ed al treadmill
- c) 25 minuti di corpo libero e macchine isocinetiche (bassa intensità)
- d) 7 minuti erano dedicati a al defaticamento, rilassamento muscolare. Esercizi di respirazione diaframmatici.
Schema : 3 volte sett. X 3 mesi
Tabella III – Caratteristiche delle sedute iniziali di sport-terapia.
Metodologia
L’allenamento aerobico era mirato allo sviluppo della resistenza, al miglioramento della composizione corporea, del VO2 max. e all’aumento della soglia della fatica, principalmente con dispendio delle riserve lipidiche. L’allenamento aerobico-anaerobico alattacido con macchine isotoniche, piccoli attrezzi e corpo libero di media-elevata intensità era mirato principalmente al dispendio delle riserve glucidiche e proteiche volte al miglioramento della potenza e dello sforzo muscolare. L’auto-percezione dello sforzo, essenziale per il controllo emotivo e per il miglioramento del tono dell’umore, ha avuto la sua importanza nella compliance sia perché la paziente aveva il controllo di buona parte dei sintomi psicosomatici e sia perché continuava ad essere pienamente interessata alla sport-terapia.
Superato, così il primo “step”, dopo circa 18 sedute, la durata del lavoro è rimasta costante, mentre ad aumentare è stata l’intensità. Per cui, oltre agli esercizi già descritti, l’incremento di lavoro, perfettamente tollerato dalla paziente, è mostrato nella tabella IV.
Tabella IV- Caratteristiche di una seduta avanzata di sport-terapia.
Al termine dei 3 mesi, la paziente ha evidenziato notevoli riduzioni in molti dei sintomi della sindrome quali cefalea, dolori muscolari ed articolari, correzione della postura, e soprattutto non ha rilevato nessun tipo di affaticamento eccessivo precedentemente notevolmente accentuato. Quello che si è cercato di ottenere oltre agli evidenti miglioramenti dei dati emodinamici (a riposo ed all’acme dello sforzo), della composizione corporea, dei dai ematochimici (potassiemia, calcemia e sideremia), dei dati psicologici al M.L.H.F.Q.,è stato di educare la persona ad una corretta alimentazione con un equo apporto calorico e l’autocontrollo del potassio prima che si arrivi al limite massimo di esaurimento prima, durante e dopo uno sforzo fisico od una semplice alterazione di umore.
Bibliografia
- Cecil Text book of Medicine W. B. Saunders Company Philadelfia 2000 pag. 787-797
- Federico A. Introduzione a “Physicians’ guide to rare diseases” Dowden Publishing Company Inc., Montvale, NJ USA- 2000
- Consensus Task Force multisocietaria “La prescrizione dell’esercizio fisico in ambito cardiologico” AIM Ed. Roma 2006.3.
- Brian J. Sharkey “Phisiology of Fitness” Third Edition. Human Kinetics Books (IL) USA – 1990
- D’Andrea L. D’Andrea A. “Possiamo prescrivere al cardiopatico stabilizzato un’attività non protetta in palestra?” Int. J Sports cardiology 1999; 8: 173-179
- American College of Sports Medicine (A.C.S.M.) “A.C.S.M. ‘s Guide Line for Exercise Testing and Prescription – Baltimore, MD : Williams and Wilkins – 1995
Dott.ssa Romano Paola
- Specialista in attività motoria preventiva ed adattata – Master II liv. insport come prevenzione e terapia -Università La Sapienza Roma
Specialista in:
- Allenamenti personalizzati
- Protocolli di intervento per la cardiologia clinica e dello sport
- Protocolli di intervento per la riabilitazione avanzata dell’atleta






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Ciao. Vorrei sapere, se possibile, che tipo di programma alimentare seguiva (segue?) B.F.
Il lavoro è interessante, io ho un approccio diverso, ma è anche diverso l'individuo che seguo (anche lui celiaco, ma giovane e con un'ottima compliance all'allenamento). Ho curato personalmente anche la parte "nutrizionale", non lavorando sulla conta calorica, ma sull'impatto ormonale dell'alimentazione. Non ho proposto un programma alimentare terapeutico (passami il termine) rispetto alla celiachia (anche perchè non risultavano squilibri ematochimici di nessun tipo, ne sintomatologia di sorta), ma abbiamo lavorato (io e l'utente) in modo da assecondare i suoi gusti, evitando gli alimenti controindicati e, ripeto, cercando di spingere il più possibile sulla risposta ormonale all'alimentazione.
Grazie per l'articolo
Stai procedendo benissimo con questo giovane chiedigli, però per sicurezza analisi ematochimiche in particolare ferritina, calcio potassio e quello che ritieni più opportuno in base al tipo di allenamento che somministri, la vitamina D3 e sempre consigliata così non fa la fine della nuotatrice che cercavo di spiegarti….scusami se a volte mi perdo…ma rispondo sempre velocemente e mi piace come ti impegni puoi vedere il video di come lavoro col titolo "Progetto AMPA". continua così, sono entusiasta della tua professionalità…e …sbircio sempre i tuoi articoli
ma perchè non ci riuniamo tutti!!!!!!
…e non dirmi grazie…si fa quello che si può…peccato che nessuno ci capisce…saluti
ci sono varie forme di celiachia, quelle conclamate con la distruzione dei villi intestinali e sono sovvenzionate dal sistema nazionale sanitario con un tetto di spesa mensile di cibi specifici per cui per me è stato semplice perchè già educata ad una certa dieta alimentare. infatti il problema principale era il mancato assorbimento degli elettroliti e facilmente andava in esaurimento energetico, e l'unico metro di misurazione era il dispendio calcolato in chilocalorie. Ci sono poi delle forme di celiachia che anche se risulta l'antigene, non viene considerata patologia conclamata in quanto la biopsia è negativa e viene consigliata una dieta glutine-priva che è ben specificata sul sito http://www.celiachia.it.
http://www.sportbrain.it/morbo-celiaco-quanti-e-quali-vantaggi-della-sport-terapia.html – Grazie alla collega Paola… http://bit.ly/9T8Ia7