Lo stretching e la prevenzione degli infortuni muscolari
feb 9th, 2009 | Di napoleon | Categoria:Appunti scienze motorie
Siamo davvero sicuri che lo stretching influsica positivamente nella prevenzione degli infortuni muscolari? E se si, come quando e quanto va praticato? Sembrano domande banali, ma è fondamentale innanzitutto considerare che la parola stretching viene utilizzata genericamente per definire esercitazioni spesso con effetti molto differenti tra loro.
La mia personale e spesso condivisa opinione è che sia opportuno ricercare allungamento ed elasticità muscolare. A tal fine è necessario operare secondo una corretta metodologia utilizzando al meglio le varie metodiche.
A tal proposito riporto il prof. Bisciotti
Lo stretching non è il miglior mezzo sul quale basare la fase di riscaldamanto pre-gara e/o pre-allenamento, questo non significa assolutamente che non possa trovare di diritto una collocazione in quest’ambito, ma che al contrario debba essere integrato in un piano di riscaldamento basato essenzialmente su esercitazioni di tipo dinamico, che si rivelano senz’altro più adatte ad ottenere un’idoneo innalzamento della temperatura muscolare sino al raggiungimento dei suoi livelli ideali
La quantità e l’intensità dello stretching proposto durante la fase di riscaldamento pre-gara, deve essere accuratamente gestita e dosata, al fine di non incorrere in un possibile scadimento della prestazione. Inoltre la durata dell’allungamento dovrebbe essere adeguata al fine di ottenere un’elongazione muscolare massimale e non incorrere in un fenomeno di contrazione riflessa del muscolo sottoposto ad allungamento
Non è razionale pensare che sia sufficiente una pratica, anche se assidua e costante, dello stretching per poter prevenire in forma sistematica gli incidenti di natura muscolare. Altresì, data l’eziologia multifattoriale di questi ultimi, non è giustificato poter pensare ad una completa inutilità dello stretching in questo campo. La scelta più obiettiva e corretta sembrerebbe essere il considerare lo stretching come uno dei molteplici mezzi di prevenzione da adottare nell’ambito di una strategia preventiva di tipo integrato e sinergico
L’utilizzo dello stretching nella prevenzione del fenomeno del DOMS apparirebbe ingiustificato e sostanzialmente inutile
In conclusione direi che il modo in cui il Prof. Bisciotti affronta il tema esprime al meglio il concetto che lo stretching è una pratica da eseguire con coscienza e conoscenza di tutte le sue forme di applicazione. E’ necessario avere degli obiettivi e scegliere le esercitazioni accuratamente e in base agli adattamenti che vogliamo provocare. Nell’allenamento niente deve essere lasciato al caso, è imprescindibile considerare gli effetti di tutto ciò che ogni volta programmiamo e proponiamo. Ecco alcune tra le principali tecniche di applicazione dello stretching, ognuna con differente valenza:
- Stretching balistico
- Stretching dinamico
- Stretching Attivo
- Stretching Passivo
- Stretching statico (anche se poi statico non lo è mai
) - Stretching isometrico
Un caso particolare, la tecnica PNF (proprioceptive neuromuscular facilitation)
Le tecniche dello stretching PNF traggono vantaggio dall’improvvisa “vulnerabilità” dei muscoli e la sua maggiore gamma di movimento usando il periodo di tempo che segue immediatamente la contrazione isometrica per allenare i recettori dell’allungamento ad abituarsi a questa nuova, maggiore, gamma di lunghezza del muscolo ente la contrazione isometrica per allenare i recettori dell’allungamento ad abituarsi a questa nuova, maggiore, gamma di lunghezza del muscolo. I comandi piu usati durante l’esecuzione di questa tecnica sono:
- Trattieni – Rilassa
- Trattieni – Rilassa – Contrai
- Trattieni – Rilassa – Dondola
N.



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