La valutazione del movimento

mar 12, 2009 by

Valutazione da parte di chi o cosa?

discobolus.png se il nostro essere, agire, il muoverci nello spazio è frutto di immagini correlate alla conoscenza esperienziale filogenetica,o è risultato della maturazione per gradi di un sistema organizzato anche e soprattutto in senso ontogenetico,è materia che dal secolo scorso impegna fisiologi neurologi tecnici sportivi.
La biomeccanica classica, figlia-o serva? – della fisica geometrica euclidea,sottintendeva l’acquisizione di una azione motoria da parte dell’essere umano alla formazione di dati in successione,correlati alle capacità del singolo di formare uno schema motorio compiuto grazie anche all’esperienza e alla ripetizione correlata.
Nicolai Bernstein rivoluzionò questo concetto. Lo cancellò immaginando invece un proprio modello organizzativo del movimento nello spazio tridimensionale proprio della specie umana più o meno effettivamente correlato alle capacità non certo rigidamente tecnico-schematiche,ma fantastico-motorie individuali. Bernstein afferma che il nostro evoluto SNC non segue  schemi logico-razionali per immaginare un movimento complesso in attesa di riprodurlo (noi scomponiamo le parole di una frase,le linee di un disegno,per ricostruire altrove frase e disegno). Invece ha un proprio evoluto modello concettuale che può fare a meno di schemi rigidi,ma non di modelli creativi.
Se facciamo mente locale alle infinite possibilità di insegnare una azione motoria, possiamo renderci conto dell’assoluta verità di ciò che dice lo scienziato russo. (E lo dice in un tempo in cui il materialismo di regime non era certo tenero verso le “speculazioni illogico sensoriali”!) E ancora se ricordiamo con stupore l’acquisizione di schemi motori da parte di atleti che non avevano ancora fatto esperienza(nel senso compiuto del termine) di quelli, o che avevamo giudicato ancora acerbi per eseguirli,pian piano ci accorgiamo che le nostre docenze (teoriche o pratiche) dovrebbero seguire il cammino della trasmissione dialettica della conoscenza tralasciando le forme didattiche o retoriche. La dialettica che si forma tra docente e studente, tra tecnico e atleta è sottintesa alla visione globale del movimento da acquisire, ma non secondo i nostri schemi nè quelli attuativi di chi deve compi ere l’atto motorio, ma per come viene concepita in senso fantastico spaziale dalla corteccia motoria. Il nostro sistema organizzativo vitale in senso organico fisiologico e motorio è legato al mantenimento dell’entropia… è un sistema entropico,realmente dinamico,tendente all’equilibrio (“camminare sempre, non arrivare …arrivare è morire”…. disse un eroe dei nostri tempi). Lo stato di quiete non può determinare che la morte dell’organismo. Anche in senso fisico motorio il sistema crea i presupposti per distruggere l’equilibrio appena creatosi per poi minimizzarne gli effetti.
Attraverso correzioni continue, percettive ed esperienziali, riproducendo il moto non come uniforme ma con variazioni di schemi sempre però tendenti all’ordine, all’equilibrio… il gioco della motricità prestativa contro la ripetizione insulsa dell’atto motorio. Se ci riflettiamo ripetere i movimenti, in modo assolutamente coincidente, nella struttura  tridimensionale, è svantaggioso se cambiano continuamente tutte le altre variabili dello prestazione (luogo condizione tempo): quindi le impercettibili variazioni dell’unità dell’azione motoria sono determinate dalla correlazione che il SNC fa tra condizioni ambientali, condizioni attuali dell’atleta e tipo di prestazione da ottenere,ma lo schema fantasticamente immaginato rimane saldo nei presupposti. Che però sono sottoposti continuamente a variazioni in base all’estrapolazione di tutte le condizioni che determinano la prestazione(in allenamento o in gara).

Scrivo questo perchè è saggio attenersi sempre al concetto meno rigido possibile nell’insegnare l’artefatto motorio sportivo ai giovani e il modo di trasferire conoscenza agli studenti.

Dalle capacità coordinative alle condizionali dobbiamo fare i conti con l’”intelligenza” del SNC, con la sua capacità di pre-dizione dell’evento, di di aggiustamento delle relazioni tra attività endogena ed esogena.

Perciò continuerò a proporre temi di questo tipo,augurandomi che non ci sia eccessiva attenzione alla propria voglia di istruire piuttosto che alla scoperta dei diversi modi di acquisire qualità e possibilità nuove da parte dell’atleta.

Appunti scienze motorie

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