Giochi ed esercizi per lo sviluppo dell’anticipazione motoria
Vi presento, con particolare piacere, un articolo inviato dal collega Pierangelo Pesce. Il particolare piacere è dovuto alla personalità di Pierangelo, alla sua passione per la nostra professione, alla sua voglia di cambiare e migliorare la nostra situazione. Ho conosciuto Pierangelo solo sul web, ma le persone “vere” si riconoscono anche dal loro modo di partecipare. Invito tutti a visitare il suo blog, e a confrontarsi con lui, con me, con tutti noi della community sui temi che ci interessano, che coinvolgono tutti noi. Sportbrain.it non ha come obiettivo quello di convincere o di accaparrarsi il consenso di tutti. Il nostro scopo è quello di unire tutti quelli che condividono il nostro approccio: condivisione di idee, cultura, come mezzo per diffondere ed affermare la nostra figura professionale in Italia. Professione determinante per lo sviluppo sociale ed economico di questo paese. Fondamentale per la qualità di vita di tutti. Buona lettura.
L’IMPORTANZA DEL GIOCO
Il gioco, attività propria del bambino, assume forme diverse a seconda dell’età, ed e’ centrato sul piacere che provoca la sua pratica. In questa prospettiva, e’ utile ricordare che non bisogna intendere il gioco come una forma di addestramento, ma una condizione atta stimolare tutte quelle che sono le caratteristiche individuali di chi lo pratica. Oggi purtroppo il bambino è influenzato dalle attività dell’adulto e lo imita, condizionando tutta l’utilità e la spontaneità del gioco stesso, bisogna cosi evitare di cadere nel’ imitazione, lasciando che il gioco rimanga tale con tutte le sue sfumature, che sono alla base dell’attività ludica. L’attuale concezione della formazione attraverso lo sport e l’educazione fisica pone l’attenzione sul rendimento gestuale, pensiero che può essere giustificato dalla ricerca dell’efficacia e della padronanza senza considerare però il rischio di sfociare nel movimento innaturale, nato appunto
dall’addestramento. Attirando l’attenzione del bambino su forme gestuali codificate, il movimento si disumanizza cosi non lasciando spazio alla natura espressiva del movimento stesso che rischia di perdere la reale importanza. Sono perciò fondamentali i giochi simbolici e di immaginazione che danno una grande espressività. La funzione immaginativa e creativa esercitata durante questi giochi, induce l’allievo alla riflessione, alla creatività, cosi lasciando venir fuori tutto quello che e’ dettato dal io interiore, dando in pratica spazio al movimento guidato dal corpo, che risponde all’esigenza legata al quel preciso momento. Le condotte motorie sono cosi guidate da un inconscio motorio che è responsabile dello stesso movimento, cosi e’ di fondamentale importanza non soccombere la soggettività legata al momento, lasciando campo libero a qualsiasi sensazione. A questo punto si incontra un concetto chiave, infatti durante una qualsiasi situazione, che sia sportiva o di gioco, vi e’ la necessità di prendere delle decisioni, questo infatti e’ provocato dalla presenza degli avversari, dall’azione dei compagni, dalle influenza dell’ambiente esterno; di fronte a tutto questo il soggetto deve decidere le distanze, le convergenze, deve quindi decodificare gli elementi nascosti.
Realizzando la propria strategia in maniera intuitiva il soggetto calcola delle probabilità che sono strettamente legate a quello che può essere il discorso sull’anticipazione motoria che sicuramente corrisponde ad una scelta di natura probabilistica: “passare o correre?” “saltare o arrampicarsi?” La pratica motoria può essere considerata una vera e propria scuola della decisione cioè il potere di scelta fa tutt’uno con la stessa motricità, implicando la presa di coscienza di determinati elementi come il peso, l’inerzia, la resistenza degli avversari, l’altezza. La decisione motoria innesta nel vissuto motorio delle condotte corporee che costituiscono i mattoni della motricità, l’espressione corporea rappresenta un modo di essere cosi la creatività motoria deve potersi ritrovare in tutte le attività sportive e ludiche, sulla base di questo discorso bisogna ricordare che colui che effettua un atto motorio non è una macchina che imita in maniera inespressiva, ma è un organismo che necessita di molteplici condizioni per potere sviluppare nel miglior modo possibile.
MA COSA SI INTENDE PER ANTICIPAZIONE MOTORIA? La capacità di decodificare in maniera rapida e precisa la situazione che si viene a creare, parlando in termine sportivi, e’ quello che distingue il campione cioè colui che esegue un gesto perfetto abbinando abilità tecnica all’osservazione di ogni più piccola situazione. Il campione, abbina perfettamente sistema percettivo e motorio, riesce a guardare e prevedere e scegliere meglio degli altri. Allora sulla base di questo si può affermare che le caratteristiche dell’insegnamento delle attività motorie, particolarmente mirate al miglioramento delle soglie di attenzione, hanno due obiettivi fondamentali: apprendimento tecnico-tattico ed azione educativa, ed è proprio quest’ultima che diviene importantissima durante la fase evolutiva. La situazione stimolo grazie a “giochi-esercizi” permette all’allievo di ricercare situazioni per la risoluzione di svariati problemi, cosi apprendere in un contesto legato a diverse condizioni dove si ricerca per esempio “la lateralità”, “lo spazio-tempo”, permette sicuramente l’interazione e cosi lo sviluppo degli elementi tecnico-coordinativi con il parallelo potenziamento del sistema d’elaborazione dell’informazione, cioè “cognitivo” che comprende : “la percezione”, “la memoria”, “l’attenzione”. Proprio legato a questo concetto vi è il fatto che l’organizzazione di situazione legate all’apprendimento, non devono essere stereotipate, cosi creando condizioni individuali che si arricchiscono con il passare del tempo forgiando in maniera sempre più precisa i canali sensoriali.
La pratica è indispensabile in discipline dove il gesto tecnico richiede continui aggiustamenti cosi sulla base di tutto questo i punti fondamentali da tenere in maggiore considerazione sono:
- situazioni differenziate
- sviluppo del pensiero tattico
- allenamento ideo-motorio
- allenamento specifico
- Le situazioni differenziate sono la base dell’espressione del gesto tecnico infatti grazie a dinamiche differenti l’espressione del gesto sarà sempre diverso e di conseguenza difficile. Gli elementi che le determinano sono: il tempo necessario per decidere, la conoscenza delle proprie possibilità, tutte le variabili ambientali e spaziali che riesce a sviluppare l’allenatore.
- Lo sviluppo del pensiero tattico questo è il perno principale per formare l’anticipazione motoria complessa, il livello di coscienza, la decisione da prendere, avviene in base all’anticipazione della situazione. L’anticipazione attraverso la capacità di intuire le diverse situazioni è strettamente legata alla coordinazione motoria la quale racchiude tutto quello che riguarda la motricità.
- L’allenamento ideo-motorio e’ l’esercitazione mentale la quale è legata alla reazione ideo-motoria e cosi allo sviluppo del controllo motorio direttamente correlato alle sensazioni cinestetiche . Si può più semplicemente definire come la capacità dell’allievo di rivedersi mentalmente cioè anticiparsi mentalmente nelle coordinate spaziali e temporali.
- L’allenamento specifico prevede quindi: variazioni sull’esecuzione dei movimenti; modificazioni delle condizioni esterne; combinazione di più abilità motorie; esercitazioni sotto pressione temporale; variazioni sul canale di presa delle informazioni. Diventa chiaro che questo processo di apprendimento può essere alterato da errori più o meno importanti che possono originare da diverse fonti come la carenza delle capacità fisiche, carenze percettive, fattori emotivi, comunque e’ bene chiarire che la causa degli insuccessi durante l’età evolutiva è data principalmente da carenze percettive. La valutazione delle traiettorie infatti è di fondamentale importanza durante questa fase e questo mette a nudo tutti gli scompensi motori che questa carenza comporta.
Nella valutazione delle traiettorie la percezione visiva è fondamentale anche se ci sono interventi degli apparati vestibolari, labirintici e tattili, alla luce di tutto questo possiamo dire che e’ importante l’esercizio che sollecita in maniera appropriata i suddetti apparati cosi da formare una sinergia fisicocognitiva che garantisce una buona valutazione spazio-temporale la quale come sappiamo e’ la base del gesto tecnico, possiamo dire cosi che è fondamentale il tempo di reazione, cioè la capacità di reagire in modo perfetto attraverso la coordinazione di tutti gli impulsi che guidano il gesto. Ponendo l’attenzione al tempo di reazione, non bisogna assolutamente trascurare la qualità dell’esercitazione come abbiamo già affermato, infatti, frequentemente si scelgono esercizi senza riflettere, per il semplice motivo che appartengono al patrimonio tradizionale, quando invece, l’esercizio dovrebbe es sere l’energia che alimenta l’allenamento che porta alla costruzione di un gesto che nasce dalla sinergia di molteplici elementi e non da situazioni chiuse e stereotipate che sono strettamente legate alla ripetizione. In questo caso il movimento può essere usato solo in modo globale cioè in maniera automatica quando si presenta una situazione già conosciuta e questo non permette la scissione in sottoprogrammi, cosi se si vorrà usare solo una parte dell’insieme che ha determinato quell’abilità s’incontreranno moltissime difficoltà. Se il perfezionamento del movimento è costruito in modo aperto, flessibile, variabile, sarà possibile scomporlo in sottoprogrammi e potrà essere adattato alle situazioni più svariate. Gradualmente l’allievo dovrebbe stabilizzare alcuni valori di riferimento (corpo-movimento); più il suo bagaglio d’esperienze motorie è diversificato più è possibile centrare l’attenzione verso segnali più pertinenti ad una risposta motoria. E’ fondamentale chiarire il concetto che apprendere non significa ripetere in maniera identica lo stesso gesto, ma fornire con mezzi diversi una risposta adatta alla situazione, in base alle sue conoscenze l’allievo deve imparare ad ottimizzare la sua azione pratica cioè deve esistere armonia tra volere, sapere e potere. Una delle differenze principali tra gli atleti bravi e quelli meno bravi è data dal grado di implicazione cosciente prima, durante e dopo una prestazione motoria, cioè con il tempo l’allievo dovrebbe essere capace di anticipare la lettura della situazione, della traiettoria, condizione che è indubbiamente legata alla capacità di reazione che si compone di tre fasi:
- FASE DI PREPARAZIONE: è influenzata moltissimo dalle capacità di concentrazione, dalla centralizzazione dell’attenzione
- FASE DI LATENZA: in altre parole il tempo che passa tra il segnale e l’inizio della risposta, e dipende dalla potenza stimolatrice che non si può allenare essendo definita geneticamente ma può essere stimolata allenando l’attenzione.
- FASE DI ESECUZIONE: è l’inizio del movimento di reazione fino al suo termine, fase che può essere molto breve e all’interno di un piccolo spazio, oppure complessa e all’interno di uno spazio più grande. I movimenti di reazione dipendono senza dubbio dalle capacità tecniche che si possono allenare.
L’allenamento motorio può essere considerato quindi come la giuda verso il movimento che ricerca l’abilita’, il controllo di nuove situazioni che nasce da stimoli adeguati cioè non unidirezionali ma rivolti a funzioni globali che si manifestano in qualsiasi azione motoria e non rimangono legate alla situazione stimolo. Se è vero che l’allenamento è fondamentale non bisogna assolutamente trascurare il gioco che è come dicevamo quell’attività, scelta liberamente verso la quale l’uomo, in ogni periodo della vita, è istintivamente portato esso si manifesta con la massima naturalezza esecutiva e con il fine di ricreare. Una delle caratteristiche del gioco e’ “la libertà di s celta”, l’adesione libera, senza di questa il gioco non è più tale, parallelo al concetto di gioco si trova il principio di “non lavoro” che esso presenta: il gioco in quanto tale è l’opposto del lavoro. Questo evidenzia che tra il gioco e lo sport vi è una certa affinità ma anche vi sono punti che differenziano l’uno dall’altro. Potremmo dire, citando una frase di Bellotti, che “lo sport non è gioco, è anche gioco”.Il gioco concorre in modo determinante a formare i caratteri dello sport e si può affermare che quest’ultimo è un tipo di gioco basato sulla competizione, all’interno del quale vi sono momenti di gioco.
Nella nostra cultura e abitudini sociali lo sport ha assunto delle caratteristiche specifiche, dove primaria importanza e’ rivolta solo al risultato, la differenza sostanziale dal gioco finisce per essere identificata nell’organizzazione dell’attività, nelle finalizzazione della competizione che nelle attività sportive e’ indirizzata al raggiungimento del miglior risultato. Lo sport non può essere esclusivamente questo, come cultori dell’educazione motoria non possiamo avere un’immagine cosi limitata del concetto di sport. Come affermano diversi autori, lo sport è un modo di vita e bisogna considerarlo anche in senso educativo estraendo da esso la componente formatrice che viene esaltata solo quando lo sport rimane tale. Lo sport, origina dal gioco. Per analizzare una struttura metodologica didattica, è importante e utile avere una classificazione che ci permette di verificare le fasi di passaggio nelle didattica dal gioco allo sport. La classificazione più idonea allo scopo è quella riportata in un’edizione del CONI del 1987 dove viene proposto il seguente schema:
- GIOCHI IN LIBERTA’
- GIOCHI SIMBOLICI
- GIOCHI IMITATIVI
- GIOCHI CON REGOLE
- GIOCHI DI AVVIAMENTO ALLO SPORT
GIOCHI IN LIBERTA’ sono frutto della motricità spontanea del bambino, e devono consentire di far sperimentare tutta la loro motricità naturale e ampliare il repertorio di schemi motori, di sviluppare le capacità senso percettive e di iniziare a costruire le prime attività motorie grezze.
GIOCHI SIMBOLICI sono caratterizzati dal passaggio da un’attività organizzativa esecutiva organizzata in modo spontaneo ad un organizzazione di lavoro mediante l’uso di attrezzi utili a ipotizzare situazioni reali dedotte dall’uso degli stessi. Basterà per esempio cambiare tipo di palla per far scoprire ai bambini nuovi modi di giocare e nuovi modi di fruire delle proprie capacità e abilità.
GIOCHI IMITATIVI sono prevalentemente utilizzati nell’età che va tra i 4 e i 7 anni l’imitazione determina un adattamento del bambino alla realtà, sono idonei ad apprendere abilità attraverso la ripetizione in varie situazioni. Mentre realizza un certo adattamento, elabora in modo personale quanto apprende e diventa capace di prestazioni che attuano in modo originale particolari condotte motorie.
GIOCHI CON REGOLE sono utilizzati nel periodo che va tra gli 8 ei 12 anni ed il gioco deve essere organizzato cosi da permettere l’interiorizzazione delle regole e delle condotte di gara è importante permettere ai ragazzi il variare delle regole di gioco cosi da adattarle alle loro esigenze.
GIOCHI DI AVVIAME NTO ALLO SPORT si tratta di attività individuali o collettive organizzate secondo regole definite, che costituiscono un’iniziazione ai rituali dello sport adulto, con gli ovvi limiti imposti dalla partecipazione dei bambini (minibasket, minivolley).
DEFINIZIONE DEL GIOCO SPORTIVO
Il gioco sportivo di squadra rappresenta una forma pratica dell’esercizio fisico-sportivo, che ha un carattere ludico agonistico, in cui i partecipanti costituiscono due squadre che si trovano in un rapporto di “rivalità” sportiva determinata da una competizione in cui, attraverso il gioco si cerca di ottenere la vittoria sportiva per mezzo di un pallone o comunque di un altro oggetto come per esempio il disco nell’ hockey.
CARATTERISTICHE DEL GIOCO SPORTIVO DI SQUADRA:
Il gioco sportivo di squadra rappresenta un a forma di attività sociale organizzata. L’attività sportiva di gioco si realizza sempre in cooperazione diretta con i compagni (integrazione). Perché questo avvenga sono necessarie capacità specifiche per l’intera organizzazione dello svolgimento del gioco, per la coordinazione delle azioni collettive, come per i rapporti di comunicazione e di cooperazione tra i giocatori. Lo sport collettivo è il confronto tra due logiche: quella di gruppo e quella individuale entrambe sottomesse alle regole della disciplina.
LE CARATTERISTICHE INDIVIDUALI
Dal punto di vista individuale il giocatore, mentre gioca, deve tenere conto ed analizzare una serie di informazioni simultanee (il piazzamento o marcamento dei compagni, degli avversari, del pallone, le costrizioni dello spazio tempo) con il proposito di dare un senso all’azione che sta vivendo allo scopo di arrivare alla decisione motoria adattata. Le azioni individuali consistono in procedimenti tecnici integrati, che hanno una struttura specifica, che si svolgono tramite un processo differenziato di pensiero, detto convenzionalmente “pensiero tattico” che conferisce ad esse la qualità di adattabilità alle situazioni che cambiano continuamente durante l’incontro. I procedimenti tecnici consistono in strutture specifiche d’atti motori integrati di regole, tipiche d’ogni gioco sportivo. I giochi sportivi sono contraddistinti da un gran numero di combinazioni di movimenti (combinazione simultanee e in successione) e da azioni di gruppo. La dinamica del gioco non permette azioni prestabilite o che il giocatore possa riprodurre esattamente nello svolgimento. La squadra può essere considerata come un microcosmo sociale, un complesso dinamico in cui si evidenziano situazioni di tipo individuale e collettivo. Nel corso del gioco i membri delle squadre eseguono delle azioni individuali o collettive specifiche, dette appunto azioni di gioco che avvengono in condizioni di collaborazione con i compagni o d’avversità con gli avversari, e sono caratterizzate da cambiamenti continui e rapidi. I membri di ogni squadra coordinano reciprocamente le loro azioni individuali, che devono sempre essere accordate alle azioni o alle anticipazione delle azioni che l’avversario ha intenzione di compiere. In questo caso i comportamenti di gioco individuali, diventano azioni collettive e sono chiamate “combinazioni tattiche” o azioni tattiche collettive e si applicano tanto in attacco che in difesa. L’esistenza delle azioni e delle interazioni ha portato necessariamente all’organizzazioni di queste operazioni nel quadro della squadra.
LA CAPACITA’ DI GIOCO
La realizzazione delle azioni di gioco sottintende lo sviluppo di capacità che qualche autore ha chiamato “capacità di gioco” ovvero la capacità complessa di usare capacità condizionali. Coordinative e le abilità tecnico-tattiche necessarie per affrontare le svariate situazioni che di volta in volta si presentano. La capacità di saper giocare ad un determinato gioco di squadra è caratterizzata da una serie di requisiti di carattere tecnico tattico condizionale, coordinativo, cognitivo e psichico cosi le caratteristiche di questo tipo di prestazione sono che:
-le singole azioni di gioco devono essere sempre possedute dal punto di vista tattico coordinativo ad un livello tale che sia possibile eseguirle rapidamente, senza preavviso precisamente e con la forza necessaria;
-la capacità di eseguire le varie abilità deve essere estremamente variabile, in modo tale che l’atleta integra suoi movimenti alla situazione tattica, alla situazione di gioco, agli avversari, ai compagni di gioco;
-Il repertorio tecnico coordinativo che si deve acquisire è estremamente ampio, e va sempre acquisito in rapporto ai diversi problemi di tattica individuale e di squadra.
LA VALENZA FORMATIVA DEI GIOCHI SPORTIVI
Come abbiamo visto uno degli obiettivi principali che la teoria e la metodologia dei giochi sportivi si propone, è di contribuire alla realizzazione dei compiti dell’educazione fisica attraverso l’utilizzazione delle potenzialità formative ed educative che gli sport di squadra hanno insiti. Da quanto detto emerge che il valore educativo dei giochi sportivi di squadra si può riassumere in due aspetti:
- La capacità formativa dovuta al fatto che in essi si realizzano e sommano le influenze e aspetti positivi dello sport e dell’esercizio fisico in generale.
- Un grande valore educativo, determinato da:
- una intensa partecipazione psichica
- una influenza positiva sullo sviluppo delle capacità fisiche in generale
- condizioni di integrazione sociale.
Bisogna però non cadere nell’errore di considerare la pratica sportiva come una panacea per tutte le situazioni, non è lo strumento in grado di risolvere tutti i problemi motori e educativi. Le discipline sportive presentano nelle loro struttura, limiti e caratteristiche proprie che alle volte sono in contraddizione con gli obiettivi formativi dell’individuo, per esempio la condizione rappresentata dalla ripetitività delle stesse discipline sportive che a lungo andare possono creare problemi di carattere motorio.
Tutto questo e’ legato all’esasperazione della competizione sportiva che determina l’egemonia sempre più accentuata dello sport di alto livello, cosi in questo contesto l’avviamento allo sport diventa di primaria importanza, soprattutto per coloro che dovranno occuparsi di avviare i giovani allo sport. I futuri docenti di educazione motoria dovranno avere le idee chiare in proposito infatti la struttura dell’avviamento allo sport vive in una situazione di scontro tra “specializzazione precoce” e “formazione multilaterale”. Le varie federazioni sportive hanno strutturato una serie di metodi e programmi per l’avviamento allo sport; sicuramente programmi validissimi, ma che alla fine finiscono per avere una chiave di lettura specialistica, allora diventa fondamentale definire un punto di partenza diverso dalla disciplina sportiva per poter formulare una teoria dell’avviamento allo sport. Allora la domanda e’; “ QUAL E’ QUESTO PUNTO DI PARTENZA? ” La risposta è semplice, l’avviamento allo sport deve essere centrato sull’individuo, il che vuol dire rispettare le sue tappe di sviluppo, aspettare un accrescimento del bagaglio motorio, magari favorendo quest’ultimo punto tramite l’alfabetizzazione motoria, vale a dire la creazione di quelle basi elementari necessarie per la migliore costruzione motoria in modo da favorire un risposta adeguate a tutte le esigenze. E’ fondamentale ricordarsi che nell’avviamento allo sport occorre non avere fretta per non rischiare di saltare fasi importanti dello sviluppo da un punto di vista pedagogico i bambini non sono degli specialisti, in quanto l’età infantile ha una funzione di preparazione aspecifica alla vita futura, per questo si dovrebbe prevedere anche l’allenamento di forme diversificate di movimento e di gioco.
Ricordiamoci che il contesto in cui operiamo limita moltissimo l’attività motoria libera dei bambini. Lo spazio di tempo in cui possono giocare in modo spontaneo è molto limitato a causa delle mutate condizioni di vita rispetto al passato. E’ importante allora che l’attività motoria o sportiva che viene proposta, consenta di acquisire le strutture di base del movimento come abbiamo precedentemente detto, e permetta la formazione di una adeguata alfabetizzazione motoria. L’avviamento allo sport allora potrà essere veloce, se le attività motorie che andremo a proporre saranno articolate e diversificate, costruite sulle capacità dell’individuo ricordando che se tutto ciò avviene attraverso l’apprendimento delle abilità fondamentali della disciplina stessa vi è il rischio di limitare quella sfera che racchiude la motricità generale. Risulta cosi evidente, che la multilateralità è il principio fondamentale su cui deve essere costruito l’avviamento allo sport, rispettando un punto fondamentale cioè la modulazione del carico motorio che è utilizzato nella costruzione multilaterale del suddetto avviamento sportivo. Il principio della polivalenza si riferisce agli aspetti metodologici dell’insegnamento cioè tutti i metodi didattici, e basa, le sue fondamenta, sullo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale organico e motorio. Con questo però non bisogna demonizzare lo sport, ma ricordare che lo scopo dell’avviamento allo sport è quello di educare i giovani allo sport e non ricercare il campione e che rimane primaria la funzione formativa dell’attività che si propone. Ma allora quando dovrà iniziare la specializzazione? Non esiste un parametro per stabilire questo e può essere quindi utile sottolineare che le capacità di bambini ed adolescenti seguono delle fasi sensibili; nella prima fase infatti deve essere sollecitato il sistema di ricezione ed elaborazione delle informazioni con adeguate richieste di apprendimenti e coordinazioni; nella seconda fase post puberale s’incrementa la sollecitazione dei processi energetici dell’organismo. Un altro aspetto che non deve essere trascurato, è che la specializzazione sottintende la scelta da parte del bambino della disciplina a cui vorrà dedicarsi, ovviamente è necessario prima di scegliere che questo conosca e provi, infatti l’avviamento sportivo deve esser strutturato in modo da fornire la possibilità ai bambini di iniziare a provare ed a conoscere più discipline sportive, che devono essere presentate in maniera proporzionata a chi deve effettuare la scelta, in questo caso il bambino. Bisogna inoltre tenere presente che un bambino non ha chiaro subito quello che vuole fare, e imporre una scelta potrebbe essere sbagliato, allora a mio modesto parere si potrebbe assecondare tutte le scelte che quest’ultimo fa
proprio perché non sono solo scelte finalizzate all’attività sportiva ma si tratta di un discorso che comprende la sfera affettiva ed emozionale, allora costringere alla scelta favorisce l’insicurezza e la paura che nascono proprio dall’aver dovuto scegliere, e che la scelta fatta non è quella giusta. Nella pratica sportiva, possono insorgere diverse difficoltà, come per esempio i problemi coordinativi nei giochi sportivi con la palla che possono essere riassunti nel seguente modo:
- saper gestire la palla
- saper valutare la parabola prodotta dalla palla
- saper gestire gli spostamenti effettuati per piazzarsi sulla parabola o per ricercare una posizione più idonea per giocare
- saper distribuire la palla
- saper ricercare e scegliere la risposta (anticipazione)
- saper adattare il piano iniziale a situazioni variabili nel corso del gioco.
Considerando quanto detto possiamo affermare che l’esperienza motoria fatta rispondendo ai propri stimoli, le proprie necessità quindi soddisfacendo i propri bisogni è fondamentale, perché nasce da un desiderio innato di muoversi che rende unico ogni soggetto, allora una condizione ludica che offre questo è quella naturale cioè quella che rispetta la necessità soggettiva e non impone condizioni stereotipate che come già affermato portano alla strutturazione di schemi che nascono dall’imitazione. A questo punto l’educazione motoria non rispetta i programmi naturali ma li accantona a favore di una ricerca di gesti errata e non funzionale se non per il raggiungimento di una scopo transitorio. Quello che è fondamentale ricordare è che le tappe dello sviluppo vanno rispettate proprio perché favoriscono ogni tipo di crescita, e che in un bambino può esserci un campione, ma questo deve uscire fuori al momento adatto, cioè non bisogna ricercare la perfezione perché sarebbe una cosa innaturale considerano che un bambino è un organismo che deve maturare. Proprio nel rispetto di questi principi, abbiamo elaborato un piccolo lavoro che non vuole avere alcuna pretesa se non quella di evidenziare alcuni aspetti che sicuramente si collegano a quanto detto fino ad ora; abbiamo elaborato 5 giochi-esercizi cosi definiti perché conservano il carattere ludico, ma allo stesso tempo favoriscono la strutturazione di determinati parametri importanti per un buono sviluppo motorio.
DESCRIZIONE DEI GIOCHI E COMMENTO DEI DATI GIOCHI PER IL CONTROLLO E L’ANTICIPAZIONE MOTORIA
Esercizio numero 1
Da un’altezza pari a 3 metri, s i farà c adere un cerchio, che dovrà es sere centrato durante la fase di volo,cioè prima che questo tocchi il suolo. Gli allievi che effettueranno i lanci, lo faranno da 3 di stanze diver se, cioè 2m, 3m, 4m, us ando per le di stanze suddette, diver se palle, ovvero, da 2 m s i userà una palla pic cola, la co siddetta “palla pazza”, da 3 m, si userà il pallone di palla a mano, da 4 m s i userà il pallone numero 3 da mini basket.
Nell’esecuzione del nostro esercizio, gli allievi hanno effettuato 4 lanci, le prime due prove sono s tate svolte come des critto, mentre la I I I e la IV, hanno vi sto una variazione, infatti gli allievi hanno lanciato rispettando le di stanze ma sempre con la pallina pic cola.
Esercizio numero 2
Sfruttando la lunghezza del c ampo di ba sket cioè 28 m, s i effettuerà un gioco che vede l’istruttore lanciare la palla da fondo c ampo facendola rotolare al suolo,l’allievo che s i trova dall’altra parte del c ampo, cioè sulla linea di fondo opposta al lancio della palla, muovendosi farà si che la palla lo colpi s c a. Il movimento dell’allievo però è condizionato dal fatto che questo può decidere dove andare s olo fino a che la palla non supera la linea di metà c ampo cioè ha16m per decidere e valutare il giusto spo stamento.
Esercizio numero 3
Sfruttando sempre i 28 m di lunghezza dati dal c ampo di ba sket , si effettuerà un lancio della palla la quale andrà ver so la linea di fondo opposta , l’allievo impegnato nella prova partendo dalla linea di fondo da dove l’istruttore ha lanciato la palla s ce glierà il tempo neces s ario affinché, partendo ad una certa velocità, e mantenendola co stante arrivi contemporaneamente alla palla sulla linea di fondo opposta. E’ fondamentale che la velocità dell’allievo rimanga co stante.
Esercizio numero 4
S ervendoci di un sec chio munito di coperchio comandato a pedale, abbiamo ese guito un gioco che vede implicati diver si a spetti, dalla coordinazione oculo-manuale, alla percezione spazio-temporale, infatti posizionando il suddetto sec chio ad una di stanza di 2 m si faranno effettuare dei lanci, dapprima con il sec chio co stantemente aperto, dopo sfruttando il comando del coperchio s i alternerà la s ituazione, pa s s ando dal se cchio aperto a quello chiuso.
Esercizio numero 5
In questo esercizio s i ricerca la s celta spazio-temporale, infatti sfruttando la larghezza del c ampo da ba sket l’istruttore che si trova su una delle due linee laterali tira una palla e l’allievo che e’ posizionato lungo la linea di metà c ampo deve, colpire tirando un’altra palla, quella che l’istruttore ha precedentemente tirato.
DESCRIZIONE DEL LAVORO
Possiamo considerare in conformità a questo lavoro svolto con i bambini, determinati parametri che hanno un notevole interesse riferendoci al gioco e l’anticipazione motoria. Sviluppando un percorso di 5 “giochi-esercizi”, abbiamo avuto la possibilità di osservare in un gruppo di bambini di età compresa tra gli 8 e i 14 anni quello che riguarda:
LA PERCEZIONE DI SE’, LA VELOCITA’ DI ESECUZIONE, LA SCELTA SPASZIO TEMPORALE, LA LATERALITA’.
Nel primo gioco-esercizio servendoci di un cerchio, posizionato a 3 metri d’altezza, e segnando per terra tre distanze differenti cioè 2m, 3m, 4m, abbiamo sviluppato un “gioco-esercizio”, che se pure difficile racchiude condizioni interessanti per il nostro lavoro. Come dicevo il cerchio posizionato all’altezza di 3 metri, è stato fatto cadere, e gli allievi piazzati prima sulla linea dei 2m, poi dei 3m, poi dei 4m hanno cercato di centrarlo prima che però questo toccasse il suolo. Durante le prime due prove, legate alla distanza vi erano differenti palle, che appunto hanno condizionato la prova, infatti sui 2m vi era una piccola palla “la palla pazza”, sui 3m vi era un pallone da palla a mano, sui 4m vi era una palla da mini-basket numero 3, quindi oltre la scelta di tempo qui interferiscono le capacità condizionali legate alla forza. Successivamente, la III e la IV prova, sono state effettuate facendo rispettare le distanze, però il lancio era fatto sempre con la medesima pallina “palla pazza” cosi escludendo l’interesse della condizione forza, da qui sono nati dei dati interessanti: su 78 tiri effettuati con il cambio della palla legato alla relativa distanza, 16 sono stati i tiri efficaci, mentre 62 sono stati quelli non efficaci. Bisogna inoltre considerare che il centro dai 4m, quindi con il pallone da mini-basket e’ stato effettuato per tutte e due le prove dall’allievo di 14 anni, mentre altri due allievi di 11 anni dai 4m hanno effettuato 1 centro ciascuno.Come possiamo notare l’allievo di 14 anni ha una capacità di forza più sviluppata rispetto agli altri, e si nota dal fatto che fino a quando si e’ lanciato rispettando la differenza di palla alle distanze stabilite questo e’ stato quello che ha realizzato il maggior numero di centri, cioè 3 (1 DAI 2M CON PALLA PICCOLA E 2 DAI 4M COPALLONE DA MINI-BASKET).
Per quanto riguarda la III e la IV prova che vedevano il lancio con la medesima pallina abbiamo raccolto i seguenti dati.: Su 78 tiri 30 sono stati quelli efficaci, mentre 48 quelli non efficaci, in questo contesto possiamo notare un’alternanza di centri, infatti un allievo di 8 anni con questa palla ha effettuato 2 tiri efficaci dai 2m, un altro allievo di 10 anni ha effettuato 2 tiri efficaci, un allievo di 9 anni ha effettuato 3 tiri efficaci.
In tutto questo, quello che e’ interessante notare e’ che con il fattore condizionante legato al cambio di palla sulle distanze, l’allievo di 14 anni e’ stato il migliore in virtù dei 2 centri dai 4m, però complessivamente avendo effettuato 7 centri, è stato raggiunto da altri due allievi di 11 anni che come lui hanno totalizzato un punteggio di 7 centri, però ottenuto con l’esclusione del condizionamento legato al cambio di palla. Nel secondo gioco-esercizio, sfruttando l’intera lunghezza del campo da basket, abbiamo eseguito un gioco esercizio per valutare la lateralità legata all’anticipazione: l’istruttore posizionato a fondo campo, lancia, con una forza costante, il pallone verso l’allievo che si trova sulla linea di fondo opposta, questi deve muoversi in modo tale da intercettare la traiettoria del pallone, che noi abbiamo individuato in due parametri, l’intercettare la palla a meno di 1 m o essere colpiti, e intercettarla oltre 1 m. L’esercizio e’ reso più complicato dal fatto che l’allievo può muoversi solo fino a che la palla abbia superato la linea di metà campo, quindi ci sono 14 m utili per decidere la posizione migliore rispetto la traiettoria della palla, questo gioco ha mostrato su 26 lanci, due per allievo, che 3 allievi hanno intercettato la palla a meno di 1 m, 2 sono andati oltre 1 m, mentre gli altri 8 hanno alternato il risultato andando una volta a meno di 1 m, e una volta oltre 1 m. Complessivamente i tiri intercettati in un metro sono stati 14 mentre quelli oltre un metro sono stati 12; possiamo inoltre fare presente che i 3 allievi che hanno intercettato la palla dentro 1 m per ben due volte nel corso del primo esercizio hanno avuto risultati completamente differenti fra di loro infatti uno non ha mai centrato il cerchio, uno 3 volte e uno lo ha centrato per ben 7 volte, mentre gli allievi che durante il corso delle due prove sono andati oltre 1 metro, durante nel primo esercizio hanno centrato il cerchio con il medesimo risultato cioè 4 volte. Nel terzo gioco-esercizio, abbiamo cercato una condizione che coinvolgesse la conoscenza di sè,delle proprie possibilità e la capacità di prevedere e anticipare una risposta: sempre sfruttando l’intera lunghezza del campo da basket, l’istruttore e l’allievo si posizionano su una linea di fondo campo, l’istruttore lancia la palla verso la linea di fondo campo opposta, l’allievo deve scegliere il momento adatto per partire, e, mantenendo la stessa velocità, cercare di arrivare sulla linea di fondo contemporaneamente alla palla Questo esercizio ha dato i seguenti risultati, su 26 lanci, 2 per allievo, 3 sono stati gli allievi che per 2 volte sono riusciti nella prova, 2 allievi sono riusciti una sola volta, gli altri 8 allievi non sono riusciti in nessuna delle due prove. In questo contesto, possiamo notare che e’ fondamentale la conoscenza di se, infatti l’allievo di 14 anni dove il fattore forza- velocità e’ più sviluppata non e’ riuscito nelle prove, superando sempre in maniera netta la palla e arrivando sulla linea di fondo con un grande anticipo, fondamentale anche il fatto che questo allievo fino a questa prova era risultato sempre tra i migliori. Bisogna adesso sottolineare il fatto che uno dei tre allievi che è riuscito due volte nelle prova, durante il corso dell’esercizio numero 2 non è riuscito mai a intercettare la traiettoria delle palla, questo potrebbe significare che le capacità di lateralità non coinvolgono la conoscenza di se cioè in questo caso tempo, forza e velocità. Nel quarto gioco-esercizio servendoci di un secchio con comando per la chiusura a pedale si sono sfruttate due situazioni differenti, infatti il primo di questi due momenti dove il secchio era costantemente aperto ha visto i 26 allievi tirare per due serie costituite da tre 3 lanci per un totale di 156 tiri con i seguenti risultati:
- 2 allievi non hanno effettuato centri
- 3 allievi hanno effettuato 1 centro
- 9 allievi hanno effettuati 2 centri
- 7 allievi hanno effettuato 3 centri
- 4 allievi hanno effettuato 4 centri
- 1 allievo ha effettuato 5 centri
Il totale dei centri su 156 tiri è di 63 cioè il 40% mentre i tiri falliti sono 93 pari al 60%. Nel secondo momento della prova il secchio veniva aperto e chiuso grazie al comando a pedale, e gli allievi avevano a disposizione solo una serie di tre tiri pari cioè a 78 tiri totali e i risultati sono stati i seguenti:
- 8 allievi hanno effettuato 0 centri
- 9 allievi hanno effettuato 1 centro
- 7 allievi hanno effettuato 2 centri
- 2 allievi hanno effettuato 3 centri
cosi 29 sono stati i centri su 78 tiri pari al 37 % e 49 sono stati i tiri falliti pari al 63% come si può notare la percentuale nei due momenti e’ simile però bisogna considerare che durante la prima prova con il secchio aperto costantemente le ripetizioni sono state due cioè 78 tiri in più, ciò potrebbe significare che durante la prima prova il livello di attenzione era molto basso, mentre durante la seconda prova quando il secchio veniva aperto e chiuso il livello di attenzione è salito migliorando il risultato del gesto. Nel quinto gioco-esercizio si è cercato di stimolare la scelta di tempo e la lateralità, infatti l’esercizio prevede il lancio di una palla da una linea laterale all’altra con l’allievo che posizionato di fronte alla linea che percorrerà la palla lanciata dall’istruttore, con un altro pallone cercherà di intercettare la traiettoria della palla precedentemente lanciata. Questo esercizio osservato sul nostro piccolo campione di 24 allievi ha mostrato che su 72 tiri effettuati precisamente 3 per allievo, 11 cioè il 15% sono stati i tiri che hanno avuto esito positivo ottenuti da 9 allievi che hanno ottenuto i seguenti risultati: 8 allievi pari all’4% del campione hanno centrato la palla per una volta, un solo allievo ha centrato la palla per ben tre volte, il rimanente 62% cioè 15 allievi non ha mai centrato la palla, quindi i tiri che hanno avuto esito negativo sono stati 61 questo può attirare l’attenzione e prendendo in considerazione questi ultimi dati possiamo considerare questo gioco esercizio un ottimo metodo didattico per cercare di migliorare la scelte di tempo. Lo svolgimento di questo lavoro ha messo in evidenza importanti situazioni: infatti bisogna sottolineare che i risultati migliori sono stati ottenuti sempre da soggetti differenti, condizione questa che può essere interessante dal punto di vista didattico e sul piano della motivazione, in quanto la varietà di risultati, ha fatto crescere la curiosità e l’attenzione verso quello che si stava facendo spingendo la maggior parte degli allievi a cercare sempre il risultato migliore. Fatta questa premessa vorrei soffermarmi su un argomento che ritengo essere di primaria importanza, cioè quello che riguarda lo svolgimento ed il metodo didattico che si sviluppa in molte strutture che avviano allo sport e all’attività motoria in generale. Dico questo perché la didattica sotto il punto di vista motorio oggi si svolge sfruttando quegli esercizi che fanno parte del patrimonio comune che vanno avanti da anni, che sono proposti e riproposti solo perché li si è visti fare, che però mettono in evidenza il limite massimo degli stessi che va ricercato nella monotonia del tema unico che questi propongono e che la maggior parte delle volte portano alla noia soprattutto nell’età evolutiva i soggetti che non riescono in quei pochi esercizi, che si basano solo ed esclusivamente sul piano delle capacità condizionali come la forza e la velocità. Bisogna, a mio modesto parere, soprattutto nell’età evolutiva, cercare l’attenzione variando in maniera netta passando da una condizione all’altra evitando cosi di fossilizzarsi sempre ed unicamente su quegli esercizi che riuscendo solo a pochi non provocano interesse in quei soggetti che non riescono o magari riescono meno bene e si allontanano ancor prima di cominciare e che magari con il tempo sarebbero diventati abilissimi.
L’attività motoria non può essere considerata materia di tutti perché questo porta ai risultati poco formativi che come ho evidenziato precedentemente tengono conto solo di chi riesce in modo migliore.
CONCLUSIONI
Alla luce del lavoro svolto vorrei fare qualche considerazione, penso infatti che questa esperienza con i bambini anche se piccola sia stata molto formativa in quanto mi ha dato la possibilità di toccare con mano un mondo che oggi ha un ruolo di primaria importanza, quello della formazione motoria nell’età evolutiva.
Proprio perché importantissimo, non si può continuare a cadere nello stesso errore, permettendo che il campo dell’educazione motoria rimanga aperto a tutti lasciandolo nelle condizioni di sempre, voglio semplicemente dire che si rischierebbe di non permettere un corretto sviluppo dello stesso condizionando direttamente l’età evolutiva.
A dare voce a quanto da me affermato c’è la condizione odierna, dove tutti si sentono specialisti del campo, dove esistono tantissime associazioni che propongono attività motoria di vario genere, con questo non voglio criticare niente e nessuno mi soffermo solo e rifletto su quello che vedo e che purtroppo oggi accade.
Il lavoro da me svolto mi ha dato la possibilità di provare permettendomi di formulare delle considerazioni, sicuramente quello che ho fatto non vuole avere nessuna pretesa però mi consente di dire che la strada da seguire per favorire un corretto sviluppo dell’educazione motoria è quella che mira alla multilateralità vale a dire l’apertura a trecentosessanta gradi degli insegnamenti motori, o meglio delle condizioni che favoriscono l’arricchimento del deposito motorio.
Il percorso da me seguito è quello che guarda all’espansione delle condizioni che dovrebbero favorire lo stesso sviluppo motorio infatti un soggetto in età evolutiva deve essere seguito ma non condizionato, deve potersi esprimere a livello motorio nella giusta maniera lasciando spazio libero alle sue esigenze, questo dovrebbe essere il principio da seguire ma tutto ciò non accade perché ci si rivolge sempre a quella condizione che ormai appartiene al passato, non si può permettere ancora oggi di limitare l’attività motoria ai più “ bravi “ solo perché riescono meglio in quegli esercizi proposti e riproposti che risaltano solo le qualità legate alle capacità condizionali, un organismo in età evolutiva assorbe un numero grandissimo di informazioni e proprio in virtù di questo, chi lo segue deve fornire gli stimoli giusti che ingrandiranno la sua curiosità favorendo lo strutturarsi di una condizione motoria multilaterale cioè che origina da svariate stimolazioni che lo condurranno verso una motricità più completa.
Pierangelo Pesce – www.scienzemotorie.blogspot.com






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