fisio2010 ha scritto:A mio modo di vedere sono in accordo con Libero Stile sul termine "riatletizzazione" che rappresenta in termini temporali la fase successiva alla riabilitazione di un atleta infortunato.
Concordo anche con Francesco Martino quando in discussioni passate non metteva una linea netta fra queste 2 fasi. Ho sempre lavorato bene insieme al preparatore atletico nel soggetto sportivo.
Sono in disaccordo quando si accosta la rieducazione funzionale con l'AFA. La rieducazione funzionale è una parte della riabilitazione che compete al fisioterapista (ho già citato definizioni e leggi) mentre l'AFA (attività fisica adattata) è di competenza del laureato in sm specializzato (laurea magistrale) in quel campo naturalmente.
Personalmente e vi stupirò invio i pazienti una volta riabilitati in palestra al laureato in sm, per la prevenzione e il mantenimento (AFA, per l'appunto).
Vi riporto semplicemente la definizione di AFA per come viene intesa dal ministero della salute nel piano di indirizio Riabilitazione:
L'AFA non è attività riabilitativa, ma di mantenimento e prevenzione, finalizzata a facilitare l'acquisizione di stili di vita utili a mantenere la migliore autonomia e qualità di vita possibile. I luoghi in cui si svolgono le AFA non sono ambienti sanitari ma possono essere palestre, associazioni etc..
Un importantissimo ruolo viene quindi attribuito dal laureato in sm specializzato in AFA, ma è ben distinto da quello di riabilitatore.
Spero di aver dato il mio contributo, il più possibile oggettivo e non prepotente, citando definizioni, leggi e atti del ministero, in modo tale da chiarire a molti studenti le differenze e le alleanze che ci sono e ci devono essere tra le 2 figure.
Saluti

In fondo mi sento di darti ragione, il fisioterapista nella sua opera di riabilitazione è anche per definizione un rieducatore funzionale, altrimenti non completerebbe la sua opera, cioè ri - educare ad una determinata funzione il paziente infortunato, in parole povere rimettere "in piedi" e restituire "alla quotidianità" (quanto più possibile) il paziente. Spesso una parte di questo lavoro viene fatta di concerto (più raramente viene lasciata come esclusiva) con il laureato in scienze motorie che, in questo caso, diventa anche rieducatore funzionale (contribuisce alla rieducazione funzionale). Per questa sua opera, il laureato in sc. mot., utilizza l'attivita motoria adattata (ecco perchè ne avevo accennato nel mio post precedente...

).
Se il laureato in sc. mot. non può (forse è giusto dire non deve) essere definito "rieducatore funzionale", è vero anche che in alcuni casi, per forza di cose, lo diventa, e qui penso a persone che, in sovrappeso evidente, magari impediti in alcune funzioni, magari con diabete di tipo II, si rivolgono ad una palestra, quindi alla nostra opera, per ottenere una "rieducazione funzionale", oppure individui con lombalgia, ai quali il medico consiglia un po' di esercizio fisico mirato, si rivolgono nuovamente alla nostra opera... gli esempi possono essere molteplici.
Quindi se è vero che il laureato in sc. mot. non è definibile rieducatore funzionale, è altrettanto vero che in alcuni casi lo diventa, vuoi per la (GIUSTA e SANA) collaborazione con fisioterapisti "illuminati" come te (io ho questa fortuna, ho due fisio con i quali ci "scambiamo" i clienti

) vuoi per condizioni particolari che impongono la sua prestazione.
Quindi forse la definizione di rieducazione funzionale è difficile da dare proprio perchè comprende una interdisciplinarietà e una molteplicità di interventi tale che non può essere schematizzata in quattro righe...
Ciao!!!
