Caro Francesco,
vista la mia prima formazione (ISEF),oltre a fisioterapista e il successivo campo di lavoro molto proiettato nell'ambito della riabilitazione sportiva, mi aspettavo di essere interpellato per il corso che stai organizzando, però questa è un'altra cosa, che non centra con l'argomento, ..... ci sono rimasto male.
Caro Rosario, mi dispiace che tu ci sia rimasto male. Sportbrain è una COMMUNITY. Tutti sono invitati a contribuire con le proprie esperienze, e non solo. Siamo sempre a disposizione per dare supporto tecnico e mediatico alle idee dei colleghi. Lo scopo finale è quello di formare una comunità culturale di riferimento nell'ambito delle scienze motorie.
Il corso in programma per il prossimo febbraio, è progettato proprio in questa ottica, e devo dire che per noi è motivo di grande orgoglio l'essere riusciti a coinvolgere soggetti e società molto importanti nel settore, per realizzare un evento culturale, non commerciale.
E' un movimento che nasce dalla comunità, da un interesse comune. Come sempre, se vuoi, la tua presenza come quella di tutti gli altri colleghi è ben accetta. La regola è sempre la stessa, contribuire allo sviluppo con la condivisione. Se vuoi contattami e parliamo in privato di queste cose, adesso torno "on topic.."
Quando parlando dell'effetto cromoterapico dici
non sono d'accordo. Diciamo nemmeno in disaccordo sugli effetti Kinesiologici del colore, che a mio giudizio non sono commensurabili allo stato attuale delle conoscenze. A tal proposito invito chiunque voglia approfondire la questione a cercare in internet gli studi di Niels Finsen nell'ambito della fototerapia.penso che non è una motivazione psicologica, ma che segue il loro principio kinesiologico
Certo, nemmeno l'impatto psicologico è valutabile in modo "metrico", ma è sicuramente più "percepibile" empaticamente, soprattutto da preparatori atletici con esperienza e conoscenza approfondita dei propri atleti.
Riguardo agli studi che stai facendo in ambito sportivo, sulla performance, ovviamente mi piacerebbe conoscere meglio i dettagli e le tendenze che emergono. Devo dire che la mia esperienza sulla valutazione delle performance in ambito sportivo non sono del tutto "lineari". Soprattutto negli sport di squadra, le quantità di variabili, soprattuto ambientali e motivazionali, sono tali da rendere praticamente impossibile ogni tipo di analisi qualitativa. La discussione in questo ambito è molto accesa. Nell'articolo che ho pubblicato insieme ad altri colleghi l'anno scorso sul British Journal Of Sport Medicine http://bjsm.bmj.com/content/42/1/42.short nonostante il discreto numero del campione analizzato, gli ottimi risultati ottenuti, e la grande disponibilità tecnologica non siamo stati in grado di oggettivare dati sulla performance. Anzi, nemmeno di evidenziare tendenze, che al momento possono solo essere immaginate o percepite in modo empatico.
Concludo l'intervento con una citazione: Il Prof. Fiorini, a cui devo molto, spesso ripete che "le sensazioni dell'atleta sono un dato a cui non si può mai rinunciare...", a mio giudizio le chiavi di lettura di questa semplice e all'apparenza banale frase sono l'articolo "un" e le parole "mai rinunciare".
Saluti a tutti

