Napoleon ha scritto:Devo dire che anche se per indole sono votato all'autoapprendimento, e alla stimolazione di adattamenti che permettono di riprodurre i gesti tecnici nella loro totalità (senza scomposizione), il metodo di cui parla roberto sia quella via di mezzo tra i 2 tipi di approccio che finora ha dato i maggiori risultati. Se non ho capito male, il gesto completo rimane il modello e le varie scomposizioni i picchetti su cui si fissa l'apprendimento, lavorando poi in un secondo momento sulla velocità di esecuzione e di risposta agli stimoli esterni, che cambiano sempre.
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credo che questa di napoleon sia una buona "reductio ad unum".La descrizione di un lavoro progressivo che può dare risultati,scolasticamente, e produrre automatismi che rispondono ad una tecnica ideale,ma razionalizzata dall'insegnamento.
Dunque non dovrei più aprir bocca,se il motivo del contendere fosse questo. E probabilmente al succo : è questo. Posso solo aggiungere qualcosa,come portato della mia personale esperienza e conoscenza. Del resto la provenienza da un sistema che ha prodotto regole che hanno creato artefatti motori come gli stili acquatici mi ha portato a fare più di una valutazione. Innanzitutto che una cosa è conoscere un fatto; altra è farne esperienza; e una delle due non esclude l'altra; e,ancora,in ogni caso si può arrivare ad essere ottimi insegnanti. Ancora: esiste sempre un quid non trasmissibile dall'insegnante all'allievo; ed esiste quello che noi chiamiamo senso dell'acqua ma che potremmo anche chiamare senso dell'appoggio,visione del gioco, senso dell'equilibrio e capacità di pre-vedere la direzione della palla,o predeterminarla,o prevedere lo spostamento sul campo di compagni ed avversari...Qualcosa che mai,se non in momenti di grazia ed empatia,un istruttore può trasmettere all'atleta.La globalità dell'evento motorio nel suo adeguamento alla complessità fisica e psicologica dell'essere umano che lo esegue,viene "descritto" in modo netto ed inconsapevole nella corteccia motoria. La specificità dell'atto motorio così ben descritto,ripeto scolasticamente,ma è un complimento non un rimprovero,nelle sue diversissime componenti strutturali e temporali,si deve adeguare a dati di fatto quali il luogo-proprio quello fisico- e lo spazio risultano solo due delle variabili. Altre possono essere l'ansia;la condizione fisiopatologica propria dell'atleta; il senso del giudizio e del pregiudizio che avvolge psichicamente l'esecuzione dell'atto e l'attore stesso;l'interesse ,la motivazione,la distrazione causata da accadimenti piacevoli o drammatici.E ancora la condizione attuale. Perciò compito primo dell'istruttore è, come ben detto,avere la cognizione dell'atto motorio dal punto di vista tecnico-il gesto in sè è caratteristica dell'atto motorio complesso,come l'atomo della molecola,ma queste sono discussioni di scuola e sono altro da ciò che intendo trasmettervi; conoscerlo-quell'atto motorio- nelle sue componenti, avendo intelligenza di rivederlo scomposto e ricomposto secondo dinamiche di attuazione proprie; averne fatto esperienza-che sia pratica o teorica; avere un bagaglio di esperienza dell'insegnamento tale da saper anche insegnare ad insegnare; conoscere i principi pedagogici che sono alla base dell'educazione dell'apprendimento in senso lato e della tecnica sportiva in senso specifico. Dare proprie regole al processo di insegnamento ed esserne profondamente convinto:le ansie e le certezze si trasmettono facilmente all'allievo,che non deve perdere la stima nel docente( ad esempio se è vero che il metodo globale specie nell'insegnamento del nuoto è stato valutato più adatto,non vuol dire che certi percorsi non possano esser rivisti scomposti in fasi e che talvolta possa essere di beneficio un allenamento più graduale). Insomma nessuno ha dinanzi la tavola della verità,ma auguriamoci di avere spesso dinanzi quei famosi atleti con "dentro" il famoso senso dell'acqua ,del gioco,dell'equilibrio,delle pre-visioni dinamiche dell'atto motorio,i talenti insomma. In bocca al lupo a tutti.