Roberto Scandroglio ha scritto:Se il gioco del calcio stà peggiorando, non serve prendersela con gli allenatori/istruttori del Coni e della Figc, e fare paragoni con i laureati in scienze motorie, in tutte le categorie ci sono quelli più competenti e meno competenti.
Il cuore della questione è risolvere il problema dell'insegnamento- apprendimento, cosa insegnare, come e perchè?
Tutti gli addetti ai lavori, allenatori, istruttori, educatori, preparatori, devono, assieme, definire quali siano le esercitazioni specifiche individuali e collettive che determinano un sicuro apprendimento verificabile oggettivamente.
saluti
anzitutto voglio scusarmi con te se ho usato un tono che poteva essere interpretato come polemico .. non era mia intenzione irritarti in alcun modo, ma considera il fatto che il luogo che ospita questo forum è una comunità di professionisti (sottolineo) storicamente maltrattati, sottopagati, sfruttati in maniera ignominiosa, in costante diatriba con il CONI per quanto concerne la "palma" di responsabili della formazione di una coscienza collettiva nel campo del movimento e dello sport e, da sempre, perdenti. Ci può stare un po' di "ISEF pride" nelle mie parole, non me ne volere

Ti rispondo in poche parole..
nel mio modo di vedere le cose il gioco del calcio non è peggiorato, sicuramente è cambiato come d'altra parte tutti giochi sportivi, il basket e la pallavolo soprattutto. Sono diventati molto più "atletica giocata" che non puro giuoco com'era una volta, oggi un giocatore come Rivera (detto l'abatino) contro difensori di un metro e novanta per ottantacinque chili di muscoli che fanno i 100 in 11" avrebbe poche possibilità. E questo è un primo dato. Il secondo, come precedentemente espresso, è che i bambini non "giocano più" .. non li vedi più giocare per strada sui campetti improvvisati, non esiste più il playground, il gioco per il gioco. Esiste l'allenamento, nel quale di sicuro c'è anche una parte di gioco che però non è la stessa cosa.
Tu continui a chiedere quali siano le esercitazioni specifiche che assicurino un sicuro apprendimento oggettivabile ed io continuerò a dirti che non si può ridurre la questione in termini di quantificazione, perché è un piano differente .. tu mi chiedi matematica ed io continuerò a proporti letteratura. Le esercitazioni continueranno ad essere l'oggetto della ricerca dell'apprendimento mentre a mio parere aver tolto la possibilità di giocare è la chiave della storia. tutto qui.
Giocare ed allenarsi, avere modo di apprendere la tecnica attraverso l'allenamento (e qui ogni allenatore avrà i suoi drills preferiti, la sua filosofia, il proprio bagaglio tecnico) ma anche il giusto spazio per usare poi quella tecnica in modo forse improprio ma creativo e inaspettato durante il gioco.
Ti dirò .. quando allenavo mi proponevo un solo obbiettivo da raggiungere in quella seduta, un solo fondamentale, tralasciavo le correzioni e le ramanzine su tutto il resto, focalizzavo la seduta solo su quella cosa e pian piano mi rendevo conto che i fondamentali gradualmente li imparavano e li facevano propri. Lasciavo molto spazio al gioco libero, all'uno contro uno e li incoraggiavo a giocare tra loro appena potevano (qualora avessero finito i compiti) .. in questo modo sono cresciuti giocatori che poi hanno fatto anche una discreta carriera ma non credo che questo sia stato merito delle esercitazioni proposte durante l'allenamento quanto più che altro la relazione che abbiamo intessuto, l'amore per il gioco e per lo sport che ho saputo far emergere, quell'amore che poi gli ha permesso di sopportare quei duri allenamenti pallosi subiti non appena saliti di categoria.
spero di essere stato chiaro e scusami di nuovo se non lo sono stato prima.
un saluto