L'apprendimento della tecnica

Tutto ciò che riguarda la teoria e metodologia dell'allenamento, applicata ai vari sport e al fitness.

Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Francesco » 5 mar 2009, 10:14

Insomma nessuno ha dinanzi la tavola della verità,ma auguriamoci di avere spesso dinanzi quei famosi atleti con "dentro" il famoso senso dell'acqua ,del gioco,dell'equilibrio,delle pre-visioni dinamiche dell'atto motorio,i talenti insomma. In bocca al lupo a tutti.


e io aggiungerei... e auguriamoci di non reprimere il loro talento ne con un insegnamento troppo meccanicistico e rigido, ne con una totale assenza di riferimenti...
La vertà spesso sta nel mezzo... a volte piu in qua e a volte piu in la....
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda mauriziocastagna » 5 mar 2009, 15:08

certo,la visione del tecnico,dell'istruttore,non può prevalere sulla fantasia motoria dell'allievo,la asseconda,ne corregge i limiti di alterità difronte all'esecuzione regolamentata dell'atto motorio di riferimento; può addirittura rivedere concezioni di insegnamento che non possono funzionare,magari anche solo per "quell' atleta" e solo per quello. Deve tenere presente che il valore richiesto non corrisponde nè al valore immaginato nè a quello eseguito se è vero che sono le esperienze oltre le sensazioni (psicomotorie) e le emozioni a disegnare un percorso di apprendimento corticale. Deve apprezzare la fantasia motoria dell'allievo,benchè in regime di risparmio energetico e finalità prestativa, in definitiva il percorso di individuazione dell'atto motorio per come lo re-immagina l'atleta(consciamente o inconsapevolmente),pur sempre nell'ambito di un'economia gestuale tesa allo scopo prestativo.
Io direi che l'affossamento del talento è dovuto quasi sempre al fatto che l'allenatore più che l'istruttore è troppo spesso teso al raggiungimento dei "suoi" obiettivi,al raggiungimento del "suo" successo sportivo,e che l'atleta nelle sue mani finisce per essere un "mezzo di scopo". E' molto brutto dirlo,ma l'accanimento terapeutico (l'atleta scarso o principiante è visto come un minus habens...ma che sei deficiente!,è la frase gentile di riferimento che troppo spesso ascoltiamo) è prassi conseguenziale al dilettantismo eccessivo dei nostri tecnici(sic!). E' che troppo spesso,nonostante accanto all'istituzione di "Scienze Motorie" persino le federazioni si siano attivate per produrre tecnici e docenti sempre più qualificati,società gestite da dilettanti,semi dilettanti o professionisti digiuni di scienza motoria e sportiva, affidano giovani e giovanissimi a"quello che tanti anni fa,ricordi?, giocava...correva...nuotava..."come se aver giocato corso o nuotato avesse fatto di quello un Tecnico...
buona sorte ai nostri giovani atleti e saluti agli amici del forum!
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Roberto Scandroglio » 6 mar 2009, 23:03

Desiderrei aprire un dialogo che spesso non viene accettato dagli addetti ai lavori.
Dall'ottobre 2007 avevo aperto una discussione, uno spunto da un articolo suilla guida della palla e
dato che in 18 mesi non c'è stato nessun intervento, ho voluto riproporre il tema in questione.
Era scritto:...che è indispensabile che ogni giocatore possieda la capacità di guidare la palla.. .....Ok
Ma cone si fà ad acquisire tale capacità? cosa si deve insegnare?
la guida libera con indicate parte del piede non ha senso se non si insegna per ogni " parte" come si fà.
Siamo davvero sicuri che la guida in avanti di esterno (sempre consigliata) sia giusta?
Se ci pensiamo un attimo , si ripetono sempre da decenni le stesse cose.
Per esempio e mi ripeto, la guida della palla di piatto nella nostra letteratura non esiste e si è sempre consigliato l'esterno.
Se si tira di piatto , se si stoppa di piatto, bisogna anche saper condurre di piatto.
Se vado a sinistra col piatto destro, devo anche sapere andare diritto.
E inserire progressivamente maggiori difficoltà non ha senso se la coordinazione di base (di piatto) non viene sviluppata correttamente.
Riflettiamo un attimo, l'esterno piede è all'esterrno del corpo, se devo eseguire in avanti di esterno destro, devo girare la punta verso sinistra, e dato che i piedi hanno una direzione naturale di spinta: il destro spinge sempre a destra e il sinistro a sinistra , si posizionerebbe la punta del piede destro nella direzione opposta a quella naturale e la coordinazione non è corretta.
Sballando la coordinazione di base, si perde lo sviluppo della corretta geometria che parte dai nostri piedi.
Provate a girare intorno ad un quadrato in senso antiorario (da destra verso sinistra) potete farlo con l'esterno destro?
Non si può fare, solo quando si parte si può fare, ma quando si ritorna all'angolo di partenza non si può più fare perchè si deve andare a sinistra col piatto destro.
Cosa significa questo? che andare a sinistra o andare diritti con il piatto del piede è la stessa cosa, la coordinazione è identica.
Le coordinazioni da fermo devono corrispondere alle coordinazioni effettuate correttamente in movimento e non viceversa.
Saluti
Roberto Scandroglio

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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda mauriziocastagna » 7 mar 2009, 1:42

Roberto Scandroglio ha scritto:Desiderrei aprire un dialogo che spesso non viene accettato dagli addetti ai lavori.
Dall'ottobre 2007 avevo aperto una discussione, uno spunto da un articolo suilla guida della palla e
dato che in 18 mesi non c'è stato nessun intervento, ho voluto riproporre il tema in questione.
Era scritto:...che è indispensabile che ogni giocatore possieda la capacità di guidare la palla.. .....Ok
Ma cone si fà ad acquisire tale capacità? cosa si deve insegnare?
la guida libera con indicate parte del piede non ha senso se non si insegna per ogni " parte" come si fà.
Siamo davvero sicuri che la guida in avanti di esterno (sempre consigliata) sia giusta?
Se ci pensiamo un attimo , si ripetono sempre da decenni le stesse cose.
Per esempio e mi ripeto, la guida della palla di piatto nella nostra letteratura non esiste e si è sempre consigliato l'esterno.
Se si tira di piatto , se si stoppa di piatto, bisogna anche saper condurre di piatto.
Se vado a sinistra col piatto destro, devo anche sapere andare diritto.
E inserire progressivamente maggiori difficoltà non ha senso se la coordinazione di base (di piatto) non viene sviluppata correttamente.
Riflettiamo un attimo, l'esterno piede è all'esterrno del corpo, se devo eseguire in avanti di esterno destro, devo girare la punta verso sinistra, e dato che i piedi hanno una direzione naturale di spinta: il destro spinge sempre a destra e il sinistro a sinistra , si posizionerebbe la punta del piede destro nella direzione opposta a quella naturale e la coordinazione non è corretta.
Sballando la coordinazione di base, si perde lo sviluppo della corretta geometria che parte dai nostri piedi.
Provate a girare intorno ad un quadrato in senso antiorario (da destra verso sinistra) potete farlo con l'esterno destro?
Non si può fare, solo quando si parte si può fare, ma quando si ritorna all'angolo di partenza non si può più fare perchè si deve andare a sinistra col piatto destro.
Cosa significa questo? che andare a sinistra o andare diritti con il piatto del piede è la stessa cosa, la coordinazione è identica.
Le coordinazioni da fermo devono corrispondere alle coordinazioni effettuate in movimento e non viceversa.
Saluti
Roberto Scandroglio

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caro roberto riporto il tuo messaggio perchè desidero porre attenzione ai tuoi riferimenti e risponderti in scienza e coscienza,in un campo dove culturalmente potrei attingere ma mai con la tua esperienza emozionale.
Ti ricordo un nome,Bernstein, colui che "distrusse" la biomeccanica classica,forse sarebbe diventato un precursore acclamato come genio se avesse prodotto in altri campi ciò che ha determinato nel nostro.
Bernstein accosta campo motorio e visivo in funzione dello spazio geometrico circostante,e dunque tu sembreresti aver ragione!
Ma ancora dichiara che il "campo motorio" ha chiara preferenza per le categorie topologiche rispetto a quelle metriche perchè,ad esempio, è indifferente alla direzione quando è chiaramente influenzata dalla posizione; oppure per la sua inconsapevolezza di linee rette e della differenza tra linee rette e linee curve,ed infine di linee stabili e identiche,perchè mai i movimenti ciclici possono infatti essere, e nemmeno una volta, ripetuti in forma esattamente coincidente.
L'engramma in Bernstein è la rappresentazione dell'atto motorio come lo raffigura-lo raffigura,si proprio cosi'- la corteccia motoria; e dunque l'engramma superiore,formato da ciscun engramma inferiore che determina la dinamica strutturale degli interventi muscolari di ogni singola variante dell'atto motorio in pre-visione e ri-adattamento, non dimostra quasi nessuna somiglianza con gli schemi motori muscolo-articolari. Basta così. Perchè ci sarebbe da rileggere Bernstein!,ma ora volevo solo estrapolarne una delle idee geniali,verificate dalla fisiologia,quella che dichiara che alla base del movimento umano non può esservi solo una teoria meccanicista-così come in tutti i campi,dall'economia alle scienze sociali-ma per forza un quid che comprende il caleidoscopico mondo esperenziale, emozionale, filogenetico ed ontogenetico, neurale e psichico, di ogni singolo irripetibile essere umano...non avremmo in modo differente potuto veder correre e vincere impettito come un lord un quattrocentista afroamericano alle olimpiadi,o parare in modo sgraziato ma efficace campioni del calcio,o regalarci emozioni un nuotatore napoletano che nuota diciamo "non benissimo"... La fantasia corticale motoria esula da schemi biomeccanici e l'adattamento neurale risponde a regole che violano la geometria classica e l' idea "logica" che è alla base degli artefatti della tecnica sportiva. Ma incredibilmente hai ragione tu! E' doveroso insegnare secondo schemi appresi e consolidati,solo in tal modo il genio può essere messo nella condizione di esasperare un movimento; annullare gradi superflui di libertà articolare,per se stesso inutili quanto necessari agli altri; dimostrare che leggi innaturali erano alla base di comportamenti stancamente ripetuti e le prove dell'evento nuovo servivano solo a dichiarare che alla conoscenza è sempre inutile porre limiti-pensate al Flosbury....Ma ce ne fossero di tecnici come te così attenti e così tenacemente presi dal gusto dell'insegnamento:l'unica cosa, che ti ha ricordato anche francesco,attenzione a non reprimere il genio,ad accettare che anche un atteggiamento motorio sbagliato possa consentire a qualcuno di diventare un giorno....Maradona.
saluti
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Roberto Scandroglio » 7 mar 2009, 8:46

Caro Maurizio, Ti ringrazio per quello che hai scritto, hai un elevata cultura scientifica che io non possiedo, hai capito perfettamente il mio pensiero e modo di agire, ricordandomi come ha fatto Francesco a non reprimere il genio, sono perfettamente d'accordo, un atteggiamento motorio sbagliato (ma geniale), non va mai ripreso, ai geni, ai campioni dobbiamo solo insegnare le basi.
Saluti
Roberto Scandroglio
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Francesco Martino » 7 mar 2009, 18:14

Il Forum è ancora poco popolato, ma almeno dal mio piccolo punto di vista queste discussioni valogono oro, dimostrano piu di ogni altra cosa quanto ci piace questo lavoro e con che passione e competenza viene svolto da persone come voi, complimenti la discussione è vermanete di alto livello. :shock:
Francesco Martino
Laurea in Scienze Motorie, Specialistica in Scienze e Tecnica dello Sport
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Roberto Scandroglio » 13 mar 2009, 12:12

Ho appena letto l'articolo di Maurizio sulla valutazione del movimento.
Io sono allenatore di base e insegno tecnica calcistica.
Come ho già detto ho codificato, schematizzato e verbalizzato i Movimenti Fondamentali del gioco del calcio, Individuali e di Collaborazione, e quindi esiste una modellizzazione geometrica precisa,. sono perfettamente insegnabili, trasferibili e ripetibili, componibili e scindibili, con tutte le misure e le varianti possibili, potendo verificare oggettivamente il lavoro svolto.
Esempio le lettere del'alfabeto, sono codificate, insegnabili, trasferibili, ripetibili.
Per imparare a scrivere, tutti sono partiti con una base, ma tutti hanno una calligrafia diversa, e questo vale per i movimenti.
Con la conoscenza globale del movimento (movimento complessivo) si può analizzare la sequenza, verificarne la precisione, curare il gesto tecnico e capire anche se Barnstein ha ragione o meno.
Da molto tempo, come ho già detto si è fatta una grossa confusione tra gesti tecnici, coordinazioni e movimenti.
Si parla di movimenti coordinati ecc. ecc. un giornalista alle olimpiadi di Atene del 2004 ha detto:" La coordinazione determina l'eleganza e la forma del movimento".
Infatti nel calcio, pensando all'esecuzione finale si effettua un movimento preliminare.
Quindi si può valutare il movimento se lo conosciamo perfettamente.
Nel calcio, è più facile questa verifica, proprio dal gesto tecnico finale con la traiettoria che prenderà la palla.
saluti
Roberto
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda mauriziocastagna » 13 mar 2009, 13:45

Roberto Scandroglio ha scritto:Ho appena letto l'articolo di Maurizio sulla valutazione del movimento.
Io sono allenatore di base e insegno tecnica calcistica.
Come ho già detto ho codificato, schematizzato e verbalizzato i Movimenti Fondamentali del gioco del calcio, Individuali e di Collaborazione, e quindi esiste una modellizzazione geometrica precisa,. sono perfettamente insegnabili, trasferibili e ripetibili, componibili e scindibili, con tutte le misure e le varianti possibili, potendo verificare oggettivamente il lavoro svolto.
Esempio le lettere del'alfabeto, sono codificate, insegnabili, trasferibili, ripetibili.
Per imparare a scrivere, tutti sono partiti con una base, ma tutti hanno una calligrafia diversa, e questo vale per i movimenti.
Con la conoscenza globale del movimento (movimento complessivo) si può analizzare la sequenza, verificarne la precisione, curare il gesto tecnico e capire anche se Barnstein ha ragione o meno.
Da molto tempo, come ho già detto si è fatta una grossa confusione tra gesti tecnici, coordinazioni e movimenti.
Si parla di movimenti coordinati ecc. ecc. un giornalista alle olimpiadi di Atene del 2004 ha detto:" La coordinazione determina l'eleganza e la forma del movimento".
Infatti nel calcio, pensando all'esecuzione finale si effettua un movimento preliminare.
Quindi si può valutare il movimento se lo conosciamo perfettamente.
Nel calcio, è più facile questa verifica, proprio dal gesto tecnico finale con la traiettoria che prenderà la palla.
saluti
Roberto

...."Esempio le lettere deLl'alfabeto, sono codificate, insegnabili, trasferibili, ripetibili.
Per imparare a scrivere, tutti sono partiti con una base, ma tutti hanno una calligrafia diversa, e questo vale per i movimenti."
Ho copiato e incollato questa parte del tuo intervento a sottolinearNE la sua logicità.
E chi ha detto mai il contrario? Anzi questo è il paradigma dell'artefatto motorio sportivo!!
Bernstein ha ragione proprio perchè ogni essere umano è diverso dall'altro e ogni azione motoria in base alle caratteristiche coordinative individuali e all'analisi del movimento, viene ripetuta in maniera confacente all'obiettivo. Per esempio non è vero che la traiettoria della palla verifica la congruità del gesto atletico: perchè non vengono così considerate altre variabili,quali l'avversario che minaccia o fa la diagonale ,il vento,i fischi del pubblico. In base a queste "altre"suggestioni,il calciatore-che ha "appreso"una dinamica che rispecchia gli insegnamenti che ha ricevuto-scompone l'azione motoria alla luce delle nuove variabili,ricomponendole in un gesto insieme nuovo e vecchio.Ma non viene scomposta l'azione come si fa con una frase ma con un meccanismo intrinseco al SNC evoluto che rielabora un engramma motorio assolutamente originale (mi ricordo uno stop di esterno al volo in area di Maradona,che mette Maldini a terra....e quel gol su punizione a due con barriera infinita pure in area....la tecnica è la ripetizione più o meno corretta di elaborati motori appresi,il genio è proprio del SNC di ognuno)
Roberto se ci ragioni un pò....diciamo la stessa cosa!
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Roberto Scandroglio » 13 mar 2009, 14:59

Caro Maurizio, Ti ringrazio per la risposta, certo che in fondo diaciamo le stesse cose, e quando affermi che non è vero che la traiettoria della palla verifica la congruità del gesto atletico dici una cosa esatta, io mi riferivo all'insegnamento (alla didattica), certo si può fare un movimento corretto e una esecuzione sbagliata(e anche l'esatto contrario), ma si deve poter intervenire coscientemente per eliminare gli errori.
In partita per le variabili che hai elencato le possibilità di errore aumentano.
L'insegnamento corretto e l'allenamento servono proprio per sbagliare sempre di meno in situazioni sepre più difficili.
Ciao
Roberto
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Re: L'apprendimento della tecnica

Messaggioda Roberto Scandroglio » 18 mar 2009, 22:54

Ho letto con vivo interesse l'articolo di Maurizio sulle modalità di trasferimento della tecnica, dove concordo pienamente, (ho già commentato l'articolo, ma ho voluto trasferirlo sul Forum), particolarmente ......che l'insegnamento deve essere per forza individualizzato.....che le correzioni devono essere stimolate dall'istruttore beneficiando dalla stessa costruzione motoria come compresa ed eseguita dall'allievo...dal facile al difficile....dal semplice al complesso, e quindi non si possono inizialmente proporre azioni motorie complesse che porterebbero alla frustazione e al blocco della comprensione.
Per me insegnare significa rendere l'allievo capace capendo quello che stà facendo.
Ora a marzo del 2009, purtroppo siamo ancora qui a discutere delle modalità corrette di trasmissione della tecnica sportiva, quando dovrebbero essere già patrimonio di tutti....
Come è possibile fare un lavoro individualizzato se si educano gli istruttori-allenatori con suggerimenti tipo: " la tecnica non bisogna insegnarla, sono i bambini che la devono imparare,..." che il maestro deve comandare e dirigere, ma non tecnicamente, cioè non secondo una tecnica che mortifica la spontaneità..." ecc.ecc..
Ecco, sul tappeto ci sono sempre gli stessi problemi, c'è bisogno di dialogo e condivisione sulle nuove proposte.
Desidero terminare proponendo quello che ha scritto nel 2003 Bruno Bolchi (Consigliere Federale) su" l'Allenatore" Organo Ufficiale AIAC : " ...Da una quindicina di stagioni,...quasi tutti gli allenatori dei Settori Giovanili...hanno sposato le nuove idee, ...abbandonando l'insegnamento della tecnica...."
Cordiali saluti
Roberto Scandroglio
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