Essere donna nello Sport: quanti svantaggi, con qualche vantaggio?
Con grande piacere vi presento questo bellissimo lavoro, svolto dalla collega Paola Romano. Ho trovato l’articolo davvero molto interessante, pieno di spunti di riflessione, e certamente ben strutturato e supportato da un’ottima bibliografia. Vi invito a leggerlo e come sempre a lasciare i vostri commenti. Ho sempre sostenuto la valutazione funzionale, come presupposto imprescindibile nella programmazione di qualsiasi tipo di attività motoria. Certamente la valutazione non può non tener conto del “genere” del soggetto a cui ci si trova di fronte, e l’approfondimento delle caratteristiche imposte da questo “parametro genetico”, risulta determinante. Sembra scontato, ma almeno la mia esperienza personale mi dice che non lo è! Buona lettura…
Autori: P. Romano, L. D’Andrea*, A. D’Andrea, V. Panetta
Centro di Cardiologia Preventiva A.S.L. NA1 – Napoli
*Cattedra di Patologia Clinica – Università degli Studi “Federico II” – Napoli
Il tema proposto impone l’esame dei seguenti quesiti:
- A) cosa significa essere donna:
- le “differenze” morfo-funzionali generali
- muscolari
- cerebrali;
- B) quali parametri fisiologici influenzano nella donna la performance ed i risultati sportivi;
- C) i record femminili nelle Olimpiadi come si confrontano con quelli maschili;
- D) I danni nelle giovani donne (la triade delle atlete: anoressia, amenorrea, osteoporosi);
- E) I vantaggi delle donne adulte e delle vedove;
- F) Il problema della compliance
Cosa significa essere donna.
Le differenze morfo-funzionali generali si riassumono nei caratteri sessuali secondari, non in diretto rapporto con l’atto riproduttivo ma determinanti una fisionomia diversa e distintiva dei due sessi:
- a) nella impalcatura scheletrica, nell’altezza, nel rapporto degli arti inferiori, nelle dimensioni del bacino e della cassa toracica;
- b) nel pannicolo adiposo;
- c) nella massa muscolare;
- d) nella diversità della cute e distribuzione dei peli;
- e) nello sviluppo della laringe.
Peculiare è la diversità dei valori di riferimento relativi ai fondamentali parametri ematologici ed ematochimici (per esempio < numero delle emazie, < valori della colesterolemia….). (1)
Anche post-mortem è possibile riconoscere la diversità del sesso in relazione alle dimensioni e morfologia del cranio e del bacino.
La Leadership “familiare e sociale” dell’uomo è stata conseguenza della Leadership “muscolare” legata nella maggiore massa muscolare rispetto alla donna, geneticamente determinata e non modificabile nel corso della vita, sino alla rivoluzione industriale, che ha azzerato l’importanza della forza muscolare in quasi tutte le attività umane.
Un modello teorico post-rivoluzione industriale sosteneva la superiorità del “cervello maschile”, che riproponeva la gerarchia dei ruoli a livello familiare e sociale. (2)
Gli studi sulla possibile differenza tra cervello maschile e femminile sono stati effettuati post-mortem o con la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) in vivo ed i dati raccolti sono i seguenti.
- Esiste nelle donne una connessione interemisferica facilitata per maggiore spessore del corpo calloso: per cui la comprensione olistica o intuitiva di problemi complessi, nella donna, predomina sulla comprensione “razionale” e “sequenziale” più tipica dei maschi (il sesto senso). (2)
- Nelle donne esiste una maggiore estensione della corteccia cerebrale prefrontale dorso-laterale (D.L.P.F.C.) e del giro temporale superiore che spiega la “maggiore facilità all’espressione verbale” (le ciacole). (2)
- Il deterioramento cerebrale da invecchiamento è inferiore nelle donne, in cui i dati psicometrici presentano con l’età un declino inferiore a quello degli uomini (l’inesorabile lucidità). (2)
I dati differenziali a livello biochimico sono:
- a) con la P.E.T. il valore della sintesi di serotonina in varie aree cerebrali è superiore del 10 – 20% nelle donne;
- b) tale sintesi è modulata da ormoni sessuali: gli estrogeni modulano affinità e numero di recettori per la serotonina, mentre il livello di testosterone orienta verso comportamenti violenti e aggressivi;
- c) la risposta da “stress”, misurata con livello di attivazione ormonale periferica (aumento di catecolamine, cortisolo, ACTH, TSH ed ormoni tiroidei) è qualitativamente uguale nei due sessi, con maggiore aumento di catecolamine e cortisolo nel sesso maschile, che sostengono metabolicamente la reazione di attacco-fuga, preparando “all’azione fisica” nel maschio.
- d) esiste una specifica risposta maschile a stress di competizione, supremazia, dominanza, mentre nelle femmine è più importante il “consenso sociale” o “timore di insuccesso” e gli stressor più importanti sono correlati alle cure familiari ed attaccamento ai figli. (2)
Le differenze sopra enunciate determinano una influenza notevole sulla vita sportiva della donna e rappresentano la base fondamentale su cui impostare la selezione verso uno specifico sport ed il relativo programma di allenamento.
In sintesi la “comprensione intuitiva”, la “facilità all’espressione verbale”, i migliori “dati psicometrici” anche con l’avanzare dell’età, condizionano una diversità ed una specificità della risposta della donna ad un programma di allenamento.
Tale programma sarà disegnato su misura, tenendo conto della diversità del peso degli stress da competizione, rivolgendo particolare attenzione al controllo del “timore da insuccesso” e della disperata ricerca di “consenso sociale”, che caratterizza la risposta femminile allo stress d’allenamento e gara.
La Performance: gli handicap femminili.
Il “massimo consumo di ossigeno” è mediamente inferiore del 15-20% nelle donne, questa differenza aumenta se la potenza aerobica viene rapportata al peso. Mediamente, infatti, nelle donne è superiore la “massa grassa”, ciò che apparentemente costituisce un vantaggio solo in acqua. E’ interessante il caso del nuoto in cui i maschi sono più veloci ma, se si rapporta la potenza espressa alla massa corporea, i risultati sono migliori nelle donne. Si attribuisce questo risultato al fatto che la disposizione del grasso corporeo nelle donne conferisce un miglior galleggiamento.
Naturalmente, donne fisicamente attive e ben allenate hanno una potenza aerobica anche del 50% superiore rispetto a maschi non allenati della stessa età.
Ogni attività fisica vede sostanzialmente i due sessi sullo stesso piano, per quanto riguarda gli effetti dell’allenamento nel condizionare l’aumento della capacità aerobica.
I livelli più bassi di endurance cardiorespiratoria nella donna sono determinati, quindi, dai seguenti fattori:
- inferiore massima capacità aerobica legata alla massa attiva muscolare e percento del grasso;
- inferiore massima capacità di trasporto di O2 legata alla massima frequenza cardiaca e gittata sistolica ed alla minore concentrazione dell’emoglobina;
- minore capacità ossidativa del muscolo scheletrico;
- minore efficienza del costo in O2 dell’attività legato a tratti antropomentrici (lunghezza delle gambe, distribuzione del peso corporeo). (3,4)
Tabella 1. Fattori chiave determinanti l’endurance cardiorespiratoria (mod. da 3)


I Record Olimpici
Se si paragonano le massime performance (record olimpici), queste sono sempre migliori nel sesso maschile.
Sono riportati i record maschili e femminili in due specifiche specialità sportive: la maratona, paradigmatica attività di fondo, aerobica; il salto in alto, tipica specialità sportiva di tipo “esplosivo”, anaerobica alattacida. I risultati della maratona sono riportati nella figura 1.
Negli uomini in mezzo secolo (dal 1953 al 1999) si rileva un progressivo ma lento miglioramento di appena 13 minuti ( da 2:18: 34 a 2:05:42).

Nelle donne, ammesse alla specialità soltanto nel 1971, si rileva un progressivo e marcato miglioramento, che porta i tempi dal debutto con 3:01:42 al risultato del 2003 col record di 2:15:25.
La differenza resta; la forbice della differenza si restringe inesorabilmente.
Il caso del salto in alto è illustrato nella figura 2, da cui si rileva che i record di salto in alto femminile si evolvono progressivamente, come i maschili, e dal 1968 si avvicinano ai record maschili.
Da notare che il grafico dei record femminili non partono dal 1910, epoca in cui lo sport femminile non esisteva ufficialmente, ma dal 1928 con il record di cm 1,59; nel 1952 il record era di cm 1,67, nel 1968 di cm 1,82 fino al record raggiunto nel’96 con cm 2,05.Nel 1952 l’uomo supera i 2,04 cm, nel ’68 2,23 cm, fino al record raggiunto nel 96 a 2,39 cm. La differenza resta; la forbice della differenza si restringe inesorabilmente.
La triade delle atlete.
Per triade delle atlete si intende una sindrome caratterizzata da “disordine di alimentazione, amenorrea ed osteoporosi” (figura 3) (5). Molte atlete, talvolta inavvertitamente, molto spesso per restrizioni dietetiche alimentari volontarie, non ingeriscono calorie sufficienti ed adeguate ai bisogni della loro attività fisica o dell’attività sportiva. Tale restrizione alimentare blocca la funzione mestruale ed incrementa il rischio di osteopenia; anche se è difficile precisare la prevalenza della sindrome nelle varie specialità sportive, si ritiene che questa triade colpisca molte atlete, a tutte le età, a tutti i livelli di competizione sportiva. Appaiono a rischio elevato le ragazze e le donne sportive che enfatizzano una taglia piccola e sottile, anche se la triade colpisce tutti gli sport.
Una delle categorie tipicamente colpite dalla sindrome è quella delle ballerine professioniste e/o studentesse, nelle quali il target del peso corporeo si raggiunge con una dieta nettamente ipocalorica, con una introduzione calorica al di sotto del 70% o 80% della quantità raccomandata. (6)
La prevenzione della “amenorrea atletica”, che è 4-20 volte più alta che nella popolazione generale ed è legata alla soppressione della secrezione pulsatile ipotalamica del GHr (gonadotropin releasing hormone) e la prevenzione della conseguente demineralizzazione ossea, con aumentato rischio di fragilità scheletrica, si attua con “l’ottimizzazione” dello stato nutrizionale e con la riduzione del carico di allenamento, in particolare nel periodo critico dell’età evolutiva.
I vantaggi delle donne adulte e delle vedove.
Nel sesso femminile, i suicidi sono la metà del sesso maschile con rapporti invertiti F:M = 2:1 per i disturbi depressivi. Il contrasto deriva dalla impulsività del maschio e dal miglior funzionamento nella donna del programma di sopravvivenza individuale, con maggiore speranza di vita nella donna (5-7 anni in più) e minor tendenza a comportamenti autodistruttivi (droghe, alcol) o violenti (criminalità) (2).
L’inesorabile avanzata delle donne adulte, delle vedove e delle divorziate è legata alla minore incidenza e prevalenza dell’infarto miocardico e dell’ictus, che va in pareggio con il sesso maschile solo dopo i 70 anni, quando l’uomo è in disarmo (figura 4). Nella donna esiste maggior sopravvivenza all’infarto del marito (figura 5) ed alla vedovanza, mentre la separazione od il divorzio aumentano la probabilità di infarto per l’uomo e non per le donne, che si ricaricano con le beauty farm, praticano ginnastica e dietoterapia, riciclate con il premio di assicurazione del marito (7).
Figura 4 e 5 (da P. Durrington “Preventive cardiology”. Ed.Martin Dunitz Ltd U.K.1993 pag. 2 – 3)

Figura 4 – Morti da CHD a differenti età (in anni) come percentuale della mortalità totali in M e F.
Figura 5 – Durata della sopravvivenza in ore dopo inizio dei sintomi nei soggetti deceduti nella I ora dopo IMA. Frecce= sopravvivenza media = (3h e 30’in M; 6h e 18’ in F)
Il problema della compliance.
È stata evidenziata una bassa compliance ai programmi sport-terapeutici, sia negli adulti sedentari apparentemente sani, sia nei cardiopatici in corso di riabilitazione cardiologica e la percentuale di consenso varia dal 17% all’89%.(8,9,10).
Le motivazioni alla partecipazione ai programmi di allenamento fisico sono molteplici: i precedenti sportivi in età giovanile, il carattere estroverso e il grado di autostima, il desiderio di socializzazione e di sentirsi meglio. Una importante variabile della compliance è l’interazione tra paziente, medico prescrittore e sport-terapeuta realizzatore del programma, i quali devono essere innanzitutto convinti della bontà ed utilità del trattamento proposto (11,12).
Il miglioramento della compliance è necessario non solo per il successo dei trattamenti individuali ma anche per il migliorare il rapporto costo/beneficio nei programmi comunitari. (8 -13)
Abbiamo elaborato un questionario per la valutazione della compliance alla sport-terapia in soggetti ultraquarantenni.
Dai dati preliminari, raccolti nei primi mesi del 2005, su un campione di 100 intervistati consecutivamente presso diversi Centri-Benessere e/o palestre, con età media 56 ± 7, risulta che le donne sono sia in prevalenza (79% del campione, fig. 6) sia i soggetti più rispettosi delle caratteristiche e della durata del programma. In particolare il 66% dei soggetti di sesso femminile prosegue la sport-terapia dopo un anno dalla prescrizione, contro il 18% dei maschi (figura 7). (14)
Per le donne sposarsi è bene………invecchiare da vedove, separate o divorziate è meglio!!!!

BIBLIOGRAFIA
1) Tallone-Lombardi L., Sverzellati P.P., Casiraghi E., Cilia R.T. “Estimation of normal ranges for various biochemical parameters” Biochem. Exp. Biol. 1978; 14 (4): 319-28
2) Pancheri P.La razza dei sessi. Pischiatria Clinica; 1999; 5:(3):10-36.
3) Astrand P.O. Rodahl K. “Text book of Work Physiology” Mc. Graw Hill New York – 1977
4) Russel R. Pate, Kriska A. “Physiological basis of the sex difference in cardiorespiratory endurance” Sports Med. 1984; 1: 87-98
5) Sherman R. T., Thompson R. A. “The female athlete triad” J. Sch. Nurs. 2004 Aug; 20 (4): 197-202
6) Koutedakis Y., Jamurtas A. “The dancer as a performing athlete: physiological considerations” Sports Med. 2004; 34 (10): 651-61
7) Do K.A., Green A. Guthrie J.R., Dudley E.C., Burger H.G., Dennestein L., Longitudinal study of risk factors for coronary hart disease across the menopausal transition. Am. J. Epidemiol 2000;151:584-93.
8 ) Shepard R. J. “Factors influencing the exercise behaviour of patients Sports Med. 1985; 2: 348
9) Morris L.S. Schulz R.M. Patient compliance – overview. J. Clin. Pharm therapy. 1992;17:283-95.
10) Donavan J.L. Blake D.R.Patient non compliance: deviance or reasoned decision.making? Soc. Sci. Med. 1992;34: 507-13.
11) D’Andrea L., D’Andrea A., “Possiamo prescrivere al cardiopatico stabilizzato un’attività non protetta in palestra” Int. J. Sports Cardiol 1999; 8: 173-179
12) D’Andrea L. “La vocazione preventiva e riabilitativa della cardiologia dello sport” L’ Informaz. Cardiol. 1992; 2: 26-30
13) Ready A.E. “Walking program maintenance in women with elevated serum cholesterol Behav. Med. 1996 Spring; 22 (1): 23-31
14) D’Andrea L., Romano P., Panetta V. “Progetto di un questionario sulla compliance alla sport-terapia – in stampa.






Sportbrain vola, idee Scienze Motorie e futuro. Voli con noi?
Vorresti collaborare con noi o pubblicare su SportBrain.it?
La licenza per tutti i contenuti, dove non diversamente specificato è
Per non perdere tutti i nuovi articoli, segui SportBrain.it tramite
Sono d'accordo sul fattore stress. E ribadisco un concetto già citato in molti articoli precedenti. La correlazione tra stress (citato da Roberto) e ritenzione idrica (citata da Paola), come adattamenti alla disidratazione (alti livelli di Istamina???). Anche a me piacerebbe approfondire la questione col supporto di un endocrinologo!
Complimenti, l'articolo è davvero interessante. Io lavoro con un gruppo di marciatori e devo aggiungere un dato davvero curioso… dopo anni di lavoro insieme, le donne marciatrici hanno praticamente sincronizzato il loro ciclo mestruale! Adesso lo hanno quasi sempre tutte negli stessi giorni! Non credo che sia un caso!
grazie per l'apprezzamento!!! ti rispondo….ci sono studi che raccolgono questo tipo di statistiche per cui esiste un ritmo circadiano che in simbiosi al tipo di allenamento,nutrizione, e stile di vita, si riesce a regolarizzare l'andamento ormonale, non so se un endocrinologo potrebbe darci maggiori delucidazioni!!!! comunque l'amenorrea è quello che mi preoccupa di più perchè provoca un calo sulla performance di endurance a causa della ritensione idrica, provocando una depressione nell'ossigenazione tissutale con evidente affanno precoce dell'atleta, almeno quello che ho visto io…fatemi sapere se ci sono riscontri di questo genere….saluti Paola Romano
Personalmente mi sembra una cosa incredibile (in senso positivo), che un gruppo di atlete possa "sincronizzare" i propri ritmi vitali, condividendo lo stesso stile di vita, di allenamento di alimentazione…
Io non ho dati scientifici sull'amenorrea in relazione al regime di allenamento, ma l'esperienza mi porta a considerare "lo stress" come uno dei fattori determinanti.
Da un punto di vista organizzativo questo porta sicuramente dei vantaggi!
http://bit.ly/2X2YGU http://bit.ly/JFNoc