Considerazioni sul 54° Congresso SIGM – Maggio 2010

giu 24, 2010 by

Articolo di Gianpaolo Messina

Gianpaolo Messina Scienze MotorieCari colleghi,

ritornato della spedizione nella splendida Calabria, attraverso anche la terrificante SA-RC, intrapresa per partecipare al il congresso congresso SIGM tenutosi il 28, 29 e 30 maggio vi espongo, anche se in ritardo causa esami, le mie considerazioni sull’evento.

Il congresso direi che è andato piuttosto bene. Gli interventi sono state di alto valore ma lo sono state ancor di più le discussioni tra relatore e platea tenute alla fine di ogni sessione.

Di seguito trovate il programma del congresso in cui sono elencati tutti gli interventi che si sono tenuti. In rosso trovate quelle discussioni che mi hanno particolarmente colpito e per i quali seguirà una breve descrizione, mentre in blu quelli che non ho avuto modo di seguire per assenza mia o del relatore stesso.

Ho raccolto molto materiale su tutte e tre le giornate e sarebbe impossibile trascrivere tutto, nel caso qualcuno fosse interessato a qualche intervento in particolare faccia una apposita richiesta alla redazione di Sport Brain attraverso il forum e vedrò di accontentarlo il prima possibile.

Venerdì 28 Maggio 2010

Letture Magistrali

Coordinatore: A. Corigliano
Moderatori: P. Sottilotta – M. Soriano – S. Nardo

  • sigmOre 16.00 – Il corpo autonomo e la malattia:una presenza visitante – C. Pitto (Cosenza)
  • Ore 16.15 – Progetto Filippide:il corpo e la persona autistica nelle attività motorie estreme – N. Pintus (Roma) / G. Iachelli (Ragusa)
  • Ore 16.30 – Il corpo tra chirurgia, riabilitazione e qualità della vita – V. Valerio (Brindisi)
  • Ore 16.45 – Ergonomia del sistema posturale – G. Massara (Roma)

In questo intervento di massimo spessore, il Prof.Massara apre sottolineando come troppo spesso la condizione posturale venga scollegata dall’ambiente che la determina e come quando si parla di ambiente in troppi casi ci si dimentici di cosiderare il fattore più importante che determina l’esistenza dello stesso, la gravità.
Senza l’esistenza della gravità non esisterebbero corpi celesti che consentirebbero l’istaurarsi della vita, è per cui di imprescindibile importanza, tenere conto di quale sia il contesto ambientale nel quale la postura in oggetto viene a costituirsi.
Premesso ciò è possibile definire la postura come quella “deformazione adattativa della configurazione morfo-funzionale dell’organismo in seguito ai ripetuti stimoli ambientali“.
Il relatore ha proseguito sottolineando come il concetto di postura, in quanto adattamento, non mai qualcosa di rigido e recenti studi radiologici hanno individuato almeno 8 possibili schemi di adattamento del rachide al campo gravitazionale. La postura può quindi essere individuata come elemento di correlazione armonica tra l’organismo e l’ambiente, ovvero deve essere eugravitaria, in modo da consentire di sfruttare la gravità e non di subirla negativamente.
Il raggiungimento della postura eugravitaria non determina il solo equilibrio biomeccanico ma partecipa al raggiungimento dell’equilibrio psico-emotivo.
L’analisi posturale, e l’eventuale correzione, dovrà essere impostata tenendo conto dei blocchi funzionali (in senso caudo-craniale: Piede Calacanerare-Astragalico, Bacino, Rachide, Cingolo Scapolo-Omerale, Cranio-Cervicale e Temporo-Mandibolare) e di quelle catene funzionali che li mettono in relazione.
A tal punto è stato più volta sottolineato come l’ergonomia odierna sia tutto, fuorchè costruita nel rispetto dell’anatomia funzionale e in favore dell’ipocinesia.
In conclusione il Prof. Massara ha espresso come l’impostazione del lavoro posturologico debba essere globale e tensegritivo, tendo conto dei diversi aspetti dell’uomo emotivo che determinano alterazioni posturali, sottolineando che le risposte posturologiche sono un processo fondamentale ai fini della sopravvivenza dell’uomo stesso.

Coordinatore: P. Furfari
Moderatori: G. Spanarello – G. Aiello – M. Calabrò

  • Ore 17.15 – Scienze Motorie e Riabilitative : il ruolo della SIGM – A. Corigliano (Firenze) [Presidente Nazionale SIGM]
  • Ore 17.30 – Le Scienze Motorie in Italia tra legislazione, conquiste e aspirazioni – F. Cucco (Udine) [Presidente Nazionale CAPDI & LSM](Roma)

In questo intervento F. Cucco ha presentato la confederazione di associazioni d’insegnati d’educazione fisica e laureati in scienze motorie del quale è il presidente.
Il relatore si è posto l’obiettivo di fare il punto della situazione delle scienze motorie nelle scuole e sulle iniziative dell’associazione ai fini del miglioramento della condizione lavorativa attuale.
Dopo un rapido escursus attraverso le diverse riforme scolastice recenti (Moratti, Fioroni e Gelmini) è stato presentata l’opera di rioganizzazione, eseguito da un team di 40 docenti appositamente scelti, dei programmi scolastici e il registro dell’insegnate d’educazione fisica, un registro specifico pensato appositamente per il docente di scienze motorie, ove la valutazione dell’allievo è determinata in base alle competenze attive.
Altra importante battaglia portata avanti dall’associazione è stata la revisione, in favore delle scienze motorie che erano state escluse, dello schema di regolamento della valutazione, ovvero quelle direttive del MIUR che indicano se una materia partecipa ai fini della valutazione del voto complessivo dello studente o meno.
Per quanto riguarda invece l’ingresso dei dottori in scienze motorie come nuovi professori di educazione fisica, visto l’abolimento della SISS si dovrebbe passare al regime concorsuale che prevede per la partecipazione allo stesso il possesso una delle tre laurea magistrale per scienze motorie. Vinto il concorso si dovrebbe poi passare attraverso un anno di tirocinio formativo attivo, il relatore non ha precisato se sarà presente una qualche forma di retribuzione per questo anno di formazione pratica. Cucco ha precisato che la partita in questo campo è ancora tutta da giocare per cui le cose potrebbero cambiare.
Per ciò che concerne il progetto pilota per la scuola primaria, il relatore ha sottolineato che l’associazione ha appoggiato il progetto MIUR-CONI, pubblicizzandolo, ma facendo presente agli organi di competenza che con tal metodologia contrattuale (che se non erro dovrebbe essere la ritenuta d’acconto) la precarietà non viene annullata e che per tanto le scienze motorie debbano entrare le nei programmi curriculari della scuola primaria, vista l’innegabile importanza dell’attività fisica nell’età scolare.
Sulla rifoma dei licei, Cucco chiaramente affermato che l’associazione non ha spinto in richiesta alla creazione di un liceo ad indirizzo sportivo per paura del fatto che con la nascita di tali strutture, le scienze motorie venissero rimosse dei programmi degli altri licei così come è avvenuto per l’educazione musicale in seguito alla nascita del liceo musicale-coreutico (che per paradosso, nel coreudico, non presenta l’educazione fisica nei programmi).
In ultimo, ma solo in senso temporale e non sicuramente d’importanza, il relatore ha espresso quanto sia stato forte l’impegno preso coi propri associati nel richiedere una legge che indichi in modo chiaro e non fraintendibile quali siano le competenze del laureato in scienze motorie, mostrando come sia del tutto paradossale che nel profilo professionale al momento sia indicato cosa il dottore in scienze motorie non è anzichè quello che è e può fare.
Si è ovviamente parlato dell’equipollenza e della sua inutilità, visto che al momento questo canale preferenziale in costruzione non cambia molto la situazione rispetto a quella di prendere la laurea in fisioterapia dopo quella in scienze motorie dove si vedrebbero convalidate le materie di interesse comune.
Il relatore ha ultimato rivolgendo una appello alla platea studentesca invitandoli a richiedere a gran voce la creazione di un vero profilo professionale perchè non è più possibile che lo sport sia affidato esclusivamente al CONI, il fitness sia affidato a tutti, le attività preventive e adattate (rieducazione in genere) siano affidate ai fisioterapisti, la psicomotricità è affidata ai tecnici della psicomotricità ecc… perchè a tal punto la domanda sorge spontanea, il laureato in scienze motorie che fà? Quali sono i suoi campi di competenza dopo aver studiato e sudato per 4500 ore che salgono a 7500 nel caso di laurea magistrale?

  • Ore 17.45 – La Fisioterapia in Italia : Stato dell’Arte sugli aspetti legislativi – F. Aricò (Reggio Calabria) [Presidente Reg.le A.I.F.I.]

L’intervento F. Aricò segue quello di Cucco con un fine preciso, generare un dibattito costruttivo che possa portare alla chiarificazione delle posizioni reciproche tra fisioterapista e dottore in scienze motorie, dibattito in seguito avvenuto in modo molto diplomatico ma sempre scarsamente definitivo. Nel suo intervento il relatore si è concentrato sulla descrizione della situazione legislativa che regola il fisioterapista in italia. Sono state mostrate le battaglie combattute, in particolare quella che vedeva minacciata l’autonomia del fisioterapista in assenza del medico risoltasi poi in cassazione, al fine dell’affermazione della figura e per aquisizione di competenze univoche. E’ stato mostrato inoltre il lungo percorso che ha portato dalla formazione in terapisti della riabilitazione al diploma sanitario in fisioterapia all’attuale laurea in fisioterapia.
Durante tutto l’intervento il relatore ha gestito in modo molto diplomatico ma corretto, la discussione, cercando punti di contatto con la discussione del relatore precedente ma piantando i giusti paletti legislativi che differenziano un fisioterapista da un dottore in scienze motorie, primo tra tutti quello di essere una professione sanitaria.
Aricò ha concluso il suo intervento mostrando che la politica dell’A.I.F.I. contro l’abusivismo è elemento costante della vita associativa. Battaglia che trova il giusto supporto da parte dell A.N.V.A.R. (Associazione Nazionale Vittime dell’Abusivismo in Riabilitazione).

ESPERIENZE INTERNAZIONALI

  • Ore 18.00 – La Chirurgia Ortopedica nei Paesi in via di Sviluppo – A. Faldini / C. Faldini (Pisa) / M.Misiti (Cosenza)
  • Ore 18.15 – Cooperazione Internazionale: un esempio di attività umanitaria integrata in Madagascar – F. Cimino (Modena)
  • Ore 18.30 – Università Magna Graecia – Catanzaro: Attualità, Sviluppo e Ricerca

In questo intervento il Dott. Cristiano Nisticò e la Dott.ssa Teresa Iona hanno esposto i lavori del team, coordinato dal Prof. Ammendolia, di dottorandi in “Scienze dello Sport, dell’Esercizio Fisico e dell’Ergonomia” in convenzione con l’Università del “Foro Italico” di cui fanno parte (gli altri sono Chiodo Salvatore, Ferragina Andrea, Papaianni Maria Cristina, Scarfone Rosario). I dottorandi, presentati da Ammendolia, hanno mostrato il loro lavoro di ricerca, terminati, in corso e in definizione, che hanno suddiviso in tre amibiti: sport, wellness e prevenzione.
Le ricerche da loro presentate spaziano dalla ricerca di corrette metodiche d’uso del Cardio WaveTM prodotto da Tecnogym alla promozione dell’attività fisica in soggetti sedentari e in soprappeso, all’analisi della prestazione in corridori Master.
Invito chiunque fosse curioso delle loro ricerche di cercarli come ricercatori.

  • Ore 18.45 – L’universo corpo – A. Ammendolia (Catanzaro)

Sabato 29 Maggio 2010

1^ Sessione – Alterazioni motorie, posturali – Benessere

Coordinatore: E.Giuzio
Moderatori: A. Rini – M. Canepa – F. Arico’

  • Ore 9.00 – Idrokinesiterapia nelle problematiche algomotorie nella donna in gravidanza – G.Chionna / A. Valerio (Brindisi)
  • Ore 9.10 – Relazione tra Oculomotricità e Postura : risultati di uno screening nella scuola dell’obbligo – C. Morelli /N. Di Lorenzo (Salerno)
  • Ore 9.20 – Risultati delle nuove esperienze sulle scoliosi strutturate minori – F. Tribastone (Ragusa)
  • Ore 9.30 – Sport: quale benessere – F. Bizzarri (L’Aquila)
  • Ore 9.40 – Riabilitazione e qualità della vita: nostra esperienza – T. Esposto/A.Fragalà/D.Tavella (Vibo Val.)
  • Ore 10.00 – LETTURA MAGISTRALE – Fisiopatologia della cartilagine articolare – G. Gasparini (Catanzaro)

C’è poco da dire su quest’intervento del Dott. Gasparini se non che più che lettura dovremmo parlare di lezione. La spiegazione sia istologica che fisiologia del tessuto cartilagineo ialinico, è stata di altissimo livello ma allo stesso tempo strutturata con un unico fine, la completa comprensione da parte degli auditori dell’argomento in questione, a mio parere pieanamente raggiunta.
L’esposizione è stata affrontata utilizzando terminologia specifica ma sempre chiara ma soprattutto definita, a priori, attraverso incisi nella discussione che ne permettevano l’apprendimento in itinere.
Il supporto visivo rappresentato dai diversi grafi e dalle immagini di esami diagnostici ha determinato un riscontro immediato con quanto spiegato.
Reputo particolarmente interessate l’approfondimento fatto dal relatore sulle meccaniche di lubrificazione articolare dove la spiegazione delle differenze tra lubrificazione limite e a film liquido ha fatto a dir poco chiarezza.
Purtroppo vista la scarsità di tempi a disposizione la lettura si è concentrata esclusivamente sugli aspetti fisiologici e non su quelli patologici.

  • Ore 10.15 – Semeiologia dell’articolazione del ginocchio – P. Spinelli (Vibo Val.)

In questa interessantissima esposizione, il Prof. Spinelli dopo una spiegazione sia anatomica che biomeccanica dell’articolazione del ginocchio ha descritto in modo molto scorrevole la semeiologia di quest’articolazione così importante.
Sono stati per cui ripresi molti concetti noti agli studenti, in particolare quelli che stanno studiando anatomia o biomeccanica, conditi però da note personali derivanti dall’esperienza del Dott. Spinelli che hanno arricchito notevolmente il contenuto dell’esposto.
Il relatore ha mostrato quali siano le tecniche di osservazione ed ispezione, con particolare attenzione alla palpazione, sia nella diagnostica sia nella valutazione funzionale in fase riabilitativa.
Spinelli si è anche espresso, sul fatto che troppi pazienti scelgono autonomamente quale indagine effettuare ai fini diagnostici, presentadosi alla prima visita con i risultati in mano, senza tener conto che solo il medico gonosologo può indirizzare su quale sia il corretto esame effettuare, solo ed esclusivamente dopo aver valutato con i test manuali l’articolazione. Intrinseco in questo messaggio uno sprono agli auditori di evitare si sottoporsi ad esami inutili e potenziamente rischiosi nella speranza di trovare scritta la diagnosi nel referto. Gli esami diagnostici si, ma quelli giusti.

  • Ore 10.25 – Trattamento delle lesioni del LCP – R. Simonetta (Reggio Cal.)
  • Ore 10.35 – Revisione delle artroprotesi del ginocchio – L. Vena (Cosenza)
  • Ore 10.45 – Il Piede nell’età evolutiva – A. Scalese ( Lamezia Terme)

2^ Sessione – Motricità, ergonomia e postura

Coordinatore: S. Bartoletti
Moderatori: D. Todaro – F. Bilotta – M. Canepa

  • Ore 11.20 – LETTURA MAGISTRALE – Il Modello Bio-Psico-Sociale e l’ICF in ambito riabilitativo – M. Iocco (Catanzaro)

In questa lettura magistrale il Dott. Iocco ha esposto quale sia il nuovo modello di riferimento per la classificazione della condizione di malattia. Sino a diversi anni fa la classificazione era affidata alla International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps (ICIDH), che suddivideva gli effetti di una patologia in Menomazioni, Disabilità e Handicap, in questo modello la patologia progrediva a “cascata” dalle menomazioni verso l’handicap, punto dal quale era impossibile uscire. Ad oggi la ICIDH è in procinto di essere del tutto abbandonata in quanto non considera ai fini di una reale valutazione, l’ambiente fisico e sociale che ha determinato l’hadicap, cosiderandolo come immutabile.
L’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) è proposto come nuovo modello di classificazione, e nasce da una profonda revisione dell’ICIDH durata 10 anni, guidata dagli utilizzatori e dagli stessi disabili.
Nell’ICF non ci si riferisce più a un disturbo, strutturale o funzionale, senza prima rapportarlo a uno stato considerato di “salute”, dove per salute intendiamo quella Bio-Psico-Sociale, cioè il disturbo non è visto come fine a se stante ma sempre in concerto con ambiente. In tale classificazione si abbandonano inoltre i concetti di abilità residua, sostituita con la valutazione della funzionalità, e di handicap, estendendo il termine disabilità a ricoprire sia la restrizione di attività che la limitazione di partecipazione che il soggetto ha con l’ambiente circostante.
Il concetto di disabilità assume per cui nell’ICF un nuovo significato, non più cristallizzato sull’impossibilità rispetto ad un cosidetto “normodotato”, ma concentrato sulle possibilità della persona di intergire con l’ambiente. Al fine della comprensione di ciò il relatore ha mostrato un immagine ove un soggetto in carrozzella osserva un altro che scende le scale, sottolineando che il concetto di facilitatore ambientale è decisamente relativo, infatti il soggetto in carrozzella è sicuramente impossibilitato a salire o scendere le scale, che sono un facilitatore per l’altro, ma è altrettanto sicuro che, in piano, la sedia a rotelle si comporta da facilitatore nella traslazione.
A tal punto si comprende come l’ICF non solo classifica i soggetti ma riesce anche a valutare gli ambienti in modo chiaro e netto, determinando così nuove indicazioni sulla capacità facilitativa/inibitoria dell’ambiente stesso.
Concludendo l’ICF si pone come strumento classificativo ma esso agisce anche da collante di più personalità professionali in quanto non è posssibile parlare di correlazione tra disalbilità e ambiente se non si ottiene una visione globale del soggetto, visione ottenibile esclusivamente attraverso un lavoro di team tra medici, figure riabilitative e laureati in scienze motorie.

  • Ore 11.35 – Attinenze affettive e cognitive nella motricità – E. Mannarino (Cosenza)
  • Ore 11.45 – Approccio integrato al paziente neurologico con SM – G. Pompeo / L. Belcamino (Catanzaro)
  • Ore 11.55 – Meccanismi compensatori della funzione cerebrale : visualizzazione con fMRI – F. Fera (Cosenza)
  • Ore 12.05 – Lombalgia dell’atleta: criteri biomeccanici tra cura e riabilitazione – D. Calabrò / F. Calabrò (Reggio Cal.)
  • Ore 12.15 – Scienze Motorie Adattate: modificazioni posturali e funzionali – T. Cesareo – E. Ceravolo (Vibo Val.)
  • Ore 12.25 – La gestione dei sovraccarichi in atleti adolescenti in Medicina dello Sport – P. Sottilotta (Vibo Val.)
  • Ore 12.35 – Metodo M.A.S ( Movimento, Armonia e Salute ) – Visconti / Minelli / Giovannelli / Massara (Roma)

3^ Sessione – Progetti riabilitativi integrati

Coordinatore: G. Gasparini
Moderatori: M.Iocco – T. Esposito – G. Rainero

  • Ore 14.30 – LETTURA MAGISTRALE – Patologie del segmento motore vertebrale – G. Costanzo (Roma)
  • Ore 14.45 – Il Percorso Riabilitativo: nostra esperienza – S. Serra (Crotone)
  • Ore 14.55 – Il recupero di funzione ed il S.N.: un’azione diretta con vibrazione focale – G. M. Filippi (Roma)
  • Ore 15.05 – Ernia del disco: dalla diagnosi al trattamento – D. Durante (Reggio Cal.)
  • Ore 15.15 – Trattamento dei casi di FBSS – M. De Rose (Catanzaro)
  • Ore 15.25 – L’uso dei Tutori vertebrali nel pre e post chirurgico – E. Pratelli (Firenze)
  • Ore 15.35 – Il punto di vista del medico legale – A. Russo (Catanzaro)

4^ Sessione – Approccio integrato all’instabilità vertebrale

Coordinatore: V. Valerio
Moderatori: M. Bitocchi – A. Coscarella – F. Bizzarri

  • Ore 16.20 – LETTURA MAGISTRALE – Instabilità: patologia o causa di patologia – A. Faldini / C. Faldini (Pisa) M. Misiti (Cosenza)
  • Ore 16.35 – La chirurgia vertebrale oggi – S. Caserta (Milano)
  • Ore 16.45 – Studio dinamico del rachide: attualità e futuro – R. Cartolari (Viterbo)
  • Ore 16.55 – Diagnostica dell’instabilità – K. Partdatscher (Catanzaro)
  • Ore 17.05 – Indicazioni e limiti alla diagnostica neuroradiologica – P. Versace (Reggio Cal.)
  • Ore 17.15 – Concetto di instabilità post-traumatica e suoi trattamenti – G. Di Stefano (Catania)
  • Ore 17.25 – Instabilità e timing chirurgico dell’instabilità – C.A. Stroscio (Catanzaro)

Domenica 30 Maggio 2010

Coordinatore: A. Ammendolia
Moderatori: M. Misiti – G. Massara – L. Molfetta

  • Ore 09.00 – Report sul 1° congresso Europeo sull’Ospedalità Privata – E. Paolini (Cosenza) (Presidente Nazionale AIOP)
  • Ore 09.15 – Analisi del movimento: la deambulazione tra fisiologia e patologia – P. Furfari (Reggio Cal.)
  • Ore 09.30 – Fratture di femore da fragilità e trattamento riabilitativo – M.G. Bartoletti / G.Aiello / M.Alfano (Cosenza)
  • Ore 09.45 – Fratture vertebrali da fragilità e trattamento riabilitativo – A. Reda (Cosenza)
  • Ore 10.00 – L’apporto pedagogico alle scienze riabilitative – B. Amato / F.Manna / G.De Vico (Cosenza)

L’intervento del Dott. Amato è di difficile definizione, per cui perdonatemi ma piuttosto che fare un mero resoconto di quanto visto preferisco esprimermi le mie considerazioni e le mie sensazioni in merito.
Più che un esposto direi che si è trattata di una lezione di vita. Attraverso filmati e testimonianze il relatore ha mostrato il suo lavoro intrapreso con tutti quei soggetti che raramente troviamo approcciarsi all’attività motoria, parliamo di persone disabili, persone per il quale la maggior parte della società considera come impensabile lo svolgimento dell’attività motoria.
Persone, si! Non dimentichiamo mai che è questo quello che sono, e possiedono bisogni e necessità che vanno oltre il mero supporto medico o riabilitativo, non importa se autistici, down o altro, sono persone e tali restano.
Cari colleghi, a mio parere, noi siamo educatori prima di ogni altra cosa. E come tali dobbiamo educare, educare gli altri a scoprire, vivere e amare la propria corporeità. Non mi illudo e comprendo che lavorare con soggetti che hanno una dimensione percettivo-motoria alterata, sempre se così la si può definire, sia di un estrema difficoltà. Sono sempre stato dell’idea che per insegnare qualcosa prima di tutto bisogna viverlo e osservarlo. In questi soggetti non possiamo vivere le loro dimensioni ma possiamo osservarle, possiamo chiedere che ci aiutino rendendocene partecipi, possiamo chiedere e cercare di farci insegnare ad insegnargli.
Tutto ciò è possibile, su questo non ne ho dubbi e ogni giorno che passa in tal senso arrivano conferme, quella dataci da Amato va oltre l’esemplificazione, ma accende gli animi e dà nuova enfasi agli operatori di settore, infiamma i cuori.
Scusatemi questa mia deviazione stilistica ma è difficile essere “giornalistici”, passatemi il termine, quando si vede coi propri occhi ragazzi autistici correre a livello agonistico una maratona del progetto filippide, vedere una bambina di vent’anni fa con seri problemi coordinativi in deambulazione essere diventata ad oggi una donna in grado di camminare autonomamente senza ausili, vedere un soggetto con sclerosi multipla praticamente destinato a vita su una carrozzina alzarsi e traslocare con supporto di una righera, beh capite che vedere casi come questi è indubbiamente emozionante.
Cari colleghi non aggiungo altro, sicuro e riammaricato di non essere riuscito a trasmettere nemmeno l’1% delle sensazioni che si hanno vedendo o filmati portati dal Dott. Amato.

  • Ore 10.40 – Il razionale della valutazione funzionale dell’artroplastica di ginocchio – E. Giuzio / L. Spadafora / G. Centrone (Cosenza) / M. Ferrari (Milano)
  • Ore 11.10 – UPDATE – La spalla oggi – G. Di Giacomo (Roma) / S. Stignani (Bologna)

In questo intervento il Dott. Di Giacomo, che vanta un’esperenzia costituita da circa 500 interventi l’anno in artroscopia per spalla, ginocchio e gomito (inoltre da tempo è il responsabile medico in Italia degli atleti che partecipano ai tornei ATP di tennis e del reparto di chirurgia artroscopica del Concordia Hospital for “Special Surgery” di Roma, uno dei centri guida riconosciuti a livello internazionale dall’ISAKOS), ha esposto quale sia lo stato attuale della chirurgia alla spalla.
Allo stato attuale, ricerche giapponesi dimostrano che la suscettibilità al denegerarsi della cuffia dei rotatori sono determinate, più che da una anomalia nella forma dell’acromion (es. acromion uncinato), a delle micro lesioni nella porzione più profonda della cuffia, dove è scarsa la presenza del pattern vascolare, che se non adeguatamente fatte guarire portano, in seguito ad un’attività logorante e ripetuta nel tempo, a lesioni più o meno gravi della cuffia stessa.
Il relatore ha proseguito concentrandosi sulla capsula articolare della spalla. Dopo una spiegazione generale su cosa sia la capsula, e sottolineando come a questa venga data poca enfasi dai testi di anatomia, ha spiegato come questa possa andare in contro ad una contrattura capsulare che limita i movimenti dell’intera articolazione e che determina una positività a tutti i test per la diagnosi di una patologia alla cuffia, spesso supportati da esami diagnostici che evidenziano infiammazioni ai tendini di quest’ultima, che sono però solo delle “povere vittime” della contrattura capsulare. In seguito a ciò molti soggetti vengono operati alla cuffia quando il problema non è alla cuffia bensì alla capsula, determinando un intervento del tutto inutile e sicuramente non risolutivo.
L’esposizione ha proseguito ponendo particolare enfasi sulle catene cinetiche, argomento particolamente vicino a noi e a chiunque faccia dello sport il proprio mestiere di vita, dove è stato sottolineato come nei gesti overhead non bisogna concentrare l’attenzione solo sul movimento dell’omero ma anche allo scivolamento della scapola e come questa debba essere stabilizzata dinamicamente attraverso un riforzo specifico del gran dorsale, dentato anteriore e trapezio, essi costitiranno la base stabile su quale la scapola si muoverà.
Da quanto detto fin’ora è semplice intuire come il relatore suggerisca uno studio anatomico morfo-funzionale e non meramente strutturale. Uno studio esclusivamente di quest’ultimo tipo è anche paradossale visto che il bionomio struttura-funzione è una costante nello studio dell’organismo umano, ed io oseri aggiungere dell’universo intero.
L’ultima porzione dell’intervento di Di Giacomo si è concentrata sull’instabilità della spalla, lussazione recidiva in particolare, e come troppo spesso si pensi che l’intervento in anteroscopia sia risolutivo mentre spesso non lo è, soprattuto in soggetti giovani che eseguono attività traumatizzanti per la spalla e in cui si presenta insieme ad un iperlassità ligamentosa anche un deficit osseo alla testa dell’omero durante la lussazione. In tal caso le tecnica da utilizzare sono di chirugia a spalla aperta.

Subito dopo il Dott. Di Giacomo, ha relazionato la Dott.ssa Stigani, fisiatra bolognese che si è concentrata su quale sia al momento la realtà riabilitativa per la spalla.
Essa ha espresso la sua sincera soddisfazione per il cambio di mentalità che si sta attuando in riabilitazione, non si parla più di un protocollo ligio e rigido da seguire bensì di obiettivi riabilitativi dove le metodologie di raggiungimento possono essere varie, innovative e comunque sempre adattate specificatamente da paziente a paziente.
Anch’essa ha spronato tutti gli auditori ad uno stretto lavoro di team, composto come sempre da medico chirurgo, fisiatra, fisoterapista e dottore in scienze motorie; in quanto solo un reale lavoro di team, costituito sempre e comunque da professionisti seri e disposti all’aggiornamento costante, consente di raggiungere i risultati sperati.
La relatrice ha proseguito sottolineando come in qualsiasi campo medico, ma in paticolar modo nella riabilitazione, si importante l’interazione con il paziente sia ai fini della diagnosi che della scelta degli obiettivi da raggiungere, è semplice capire la differenza di questi tra un vecchietto che gioca a carte e un pallavolista di livello, sia al fine dell’ottenimento di un feedback sulla terapia applicata.
La Dott.ssa Stigani ha poi espresso, ai fini esplicativi, numerosissimi possibili casi a cui è possibile andare incontro durante a una riabilitazione di spalla e ha concluso che l’unico modo di affrontare tutte le avversità in riabilitazione sia costituito da uno studio e un impegno costante animato da un amore profondo per ciò che si fa.

Sperando di essere stato abbastanza esaustivo porgo un caloroso saluto a tutti i lettori.


Gianpaolo Messina
, per Sport Brain – Il Blog di Scienze Motorie


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