Colonna Vertebrale e Lombalgia

dic 08, 2009 by

Mal-di-schiena-eserciziVi presento un interessante articolo, condiviso da Federico, membro attivo e di grande esperienza dello Staff che cura i contenuti di Sportbrain.it. L’argomento è sicuramente uno dei più dibattuti e affrontati nel nostro ambito. L’incidenza del dolore lombare è altissima, e la complessità dell’argomento da un lato contribuisce alla disponibilità di informazioni in merito su larga scala, e dall’altro ad una dispersione di quelli che sono i concetti veramente utili ai fini pratici nella nostra professione di Laureati in Scienze Motorie. Attraverso questo articolo, Federico fissa alcuni punti chiave nella valutazione e sull’approccio al trattamento preventivo e compensativo del mal di schiena. Come professionisti Laureati, abbiamo il dovere morale di valutare, confrontare, proporre e correggere esercitazioni individuali e personalizzate in base alla situazione specifica del soggetto con cui ci troviamo a lavorare. Una conoscenza quanto più approfondita dell’argomento è un requisito indispensabile per poter rendere il nostro lavoro funzionale. Ecco l’articolo; buona lettura e buone riflessioni in merito!

Autore: Dott. Federico Saccani, Laurea Specialistica con Lode in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattative

Contatti: – palestrastilelibero@fastwebnet.it – www.palestrastilelibero.comwww.runemotion.blogspot.com

Si parla spesso di “mal di schiena”, della salute della colonna vertebrale, della sua importanza. Vediamo come è fatta, come lavora e come tenerla in forma…

La colonna vertebrale è una robusta colonna centrale, struttura portante del nostro corpo. E’ un sistema molto complesso, formato da elementi deformabili (dischi intervertebrali) e da elementi rigidi (vertebre), generalmente in numero di 33, su cui si inseriscono i legamenti ed i muscoli. Nelle vertebre distinguiamo il corpo e l’arco vertebrale. Gli archi vertebrali sovrapposti delimitano il canale vertebrale, che ospita il midollo spinale.

Il segmento motore (visibile nella figura) è l’unità anatomo-funzionale del rachide, formato da due vertebre e dal disco interposto con le specifiche connessioni. I corpi vertebrali ed i dischi interposti compongono il Vertebracompartimento anteriore; gli archi vertebrali e le specifiche connessioni compongono il compartimento posteriore.
Le vertebre hanno una forma particolare per ogni distretto (cervicale, toracico, lombare) in rapporto alla specifica funzione svolta.
Il tratto cervicale ha 7 vertebre;
il tratto toracico 12 (connesse con le rispettive coste);
il tratto lombare 5.
Le cinque vertebre sacrali formano un osso unico, il sacro, così come le quattro coccigee il coccige.
Il disco intervertebrale funge da cuscinetto molto resistente, costituito da una parte centrale chiamata nucleo polposo, imprigionato da un manicotto esterno, definito anello fibroso.

Il segmento motore riceve le sollecitazioni meccaniche triplanari, di compressione, torsione e flessione, ammortizzandole e trasferendole. Nell’ortostasi la colonna anteriore (corpo e disco) assorbe circa il 70% del carico ed accoglie la maggior parte delle sollecitazioni di compressione, trovando nel disco intervertebrale il sistema di ammortizzamento delle stesse.
I segmenti motori svolgono il loro compito in maniera efficace se la postura della colonna è corretta ed il carico viene trasmesso in maniera equilibrata.
La colonna vertebrale vista di fronte è diritta, senza deviazioni. Le vertebre hanno forma regolare e simmetrica, unite fra loro dai dischi, dalle capsule articolari e legamenti.
La colonna vista di profilo, presenta delle curve armoniose, chiamate cifosi (a convessità posteriore) a livello toracico e lordosi (a convessità anteriore) a livello cervicale e lombare.
Le curve sagittali alternate (lordosi cervicale, cifosi toracica, lordosi lombare) conferiscono alla colonna vertebrale elasticità, stabilità e resistenza.
La lombalgia è un quadro doloroso della colonna vertebrale, nella fattispecie del tratto lombosacrale. Fa parte del più ampio capitolo delle rachialgie, che comprende vari disturbi di tipo algico della colonna vertebrale.

Come visto precedentemente la colonna vertebrale è capace di svolgere sia funzioni statiche che dinamiche, infatti i due requisiti meccanici fondamentali del rachide sono la rigidità, cioè l’efficienza statica antigravitaria e la flessibilità, cioè la possibilità di una grande ampiezza di movimenti; inoltre essa fornisce al corpo non solo un sostegno stabile, mobile ed elastico, ma accoglie e protegge anche il midollo spinale nonché le origini dei nervi spinali.
La parte anteriore del segmento motore ha la funzione di sostegno statico, mentre la parte posteriore è deputata ad un ruolo cinetico di guida del movimento reciproco delle due vertebre adiacenti, quindi con funzione dinamica.
Analizzando il segmento motore, e soprattutto il nucleo polposo (parte interna del disco intervertebrale, incapsulato concentricamente dall’anello fibroso, fra il pavimento e il soffitto delle limitanti vertebrali), possiamo notare come la pressione discale vari a seconda della postura, avendo il minor carico nella posizione supina, mentre, contrariamente a quanto si può pensare in maniera intuitiva, nella postura eretta il carico è inferiore che in quella seduta. Questa maggior pressione esercitata da seduti è probabilmente imputabile all’azione di retroversione del bacino che si verifica quando ci si siede, condizione che modifica la linea di pressione dei carichi che non si realizza più con la stessa verticale fisiologicità della stazione eretta.
Sempre a questo proposito si può interpretare il problema in termini di leve e momenti di forza, infatti la postura seduta comporta uno spostamento del baricentro in avanti, conseguentemente si realizza un aumento del braccio di leva della forza peso, con conseguente aumento della pressione discale, soprattutto a livello lombare.
Come già accennato, l’andamento sinuoso della colonna aumenta la sua capacità di assorbire e neutralizzare le forze di compressione già conferite ai dischi intervertebrali; forze che in una colonna rettilinea sarebbero trasmesse da un’estremità all’altra vengono invece, grazie a questa caratteristica, in gran parte assorbite.

Oltre alle caratteristiche dei dischi intervertebrali e alla presenza delle curve sagittali, la funzione di “shock absorber” della colonna è garantita da altri due sistemi di controllo e salvaguardia della funzione vertebrale:

  • - il sistema pneumico toraco-addominale (SPTA)
  • - il modulo lombopelvico (MLP).

Il SPTA costituisce una colonna di appoggio anteriore che può arrivare a ridurre i carichi sul rachide anche del 50%; si basa sull’aumento della pressione endoaddominale ed endotoracica, determinata dalla chiusura volontaria della glottide e dalla contrazione dei muscoli addominali.

Il MLP è espressione della sinergia meccanica tra rachide e bacino; la flessione vertebrale è possibile grazie alla simultanea retroposizione del bacino, così da mantenere la posizione del baricentro del corpo entro la base d’appoggio. Sulla corretta funzionalità della colonna vertebrale è determinante, quindi, lo stato anatomo-funzionale dell’anca e di conseguenza di ginocchio e caviglia.

Entrando in dettaglio sulla colonna lombare ci accorgiamo come le vertebre di questo tratto si distinguino dalle altre per la forma del corpo, il quale appare particolarmente alto, largo e robusto. Anche la particolare configurazione dei processi spinosi (robusti, laminari e a decorso praticamente orizzontale) consente alla colonna, in questo tratto, un’estrema mobilità. La vertebra L5 svolge un ruolo importante nell’equilibrio statico-dinamico del distretto.
Il rachide lombo-sacrale è collocato fra torace e bacino e svolge un ruolo di trasmissione delle sollecitazioni sia nella cerniera lombosacrale che nel passaggio dorso-lombare. L5 poggia sul disco della S1 posto ad incastro a cuneo di 90°, per consentire il controllo contemporaneo delle sollecitazioni di compressione e di taglio. La fisiologica lordosi lombare consente di tenere il nucleo polposo spostato anteriormente.

Il termine lombalgia non fa riferimento ad una diagnosi, ma ad una entità clinica caratterizzata da dolore nella parte lombare della colonna, indipendentemente dalla causa che l’ha determinato.
La lombalgia o dolore lombosacrale è un sintomo estremamente comune, tanto da interessare, nel corso della vita, percentuali elevatissime della popolazione adulta; costituisce, inoltre, la causa più frequente di disabilità nei soggetti al di sotto dei 45 anni e di assenza dal lavoro, con ingenti danni economici e sociali.

L’incidenza massima è tra la terza e la quinta decade di vita.

Il dolore può essere limitato al segmento lombare della colonna (lombalgia) o irradiarsi per vari tratti lungo il decorso dei tronchi nervosi (lombosciatalgia o lombocruralgia; tutti e due i quadri clinici sono espressione di una sofferenza radicolare, sia essa dovuta – come più spesso accade – ad una particolare alterazione del disco, che prende il nome di ernia discale, o ad uno degli altri fattori che possono determinarla).
La lombalgia può essere alta, interessante il tratto dorso lombare D11 – L3, ma molto più frequentemente (circa il 95% dei casi) bassa, interessante il tratto lombosacrale L4 – S1.

Il dolore è espressione clinica del lavoro dei recettori dolorifici (nocicettori), che sono presenti in tutte le strutture della colonna vertebrale (legamenti, capsula articolare, tendini, muscoli…). Da tutti questi diversi punti di attacco può partire lo stimolo scatenante la sindrome lombalgica.

Spesso, il dolore, evoca una contrazione muscolre antalgica riflessa, fino alla contrattura, causa a sua volta di accumulo di cataboliti, trasformando il muscolo stesso nella sede prevalente del dolore.

Ricordiamo, però, che gli stimoli dolorifici a partenza dai nocicettori della colonna, danno spesso origine ad un dolore di tipo riferito, ovvero localizzato, ma senza una precisa corrispondenza con la struttura interessata. Ciò si verifica perchè la stimolazione dolorifica ha origine da organi o strutture privi di rappresentazione nello schema corporeo.

E’ infine possibile l’evenienza di un dolore irradiato (radicolare), provocato cioè da un processo patologico a livello della radice nervosa o del nervo periferico con proiezione del dolore al territorio di distribuzione della radice o del nervo compromesso (dermatomero).

In rapporto ai caratteri di insorgenza ed intensità, possiamo distinguere una lombalgia acuta ed una cronica.

La prima, temporanea, ha il significato di protezione ed allarme verso situazioni posturali scorrette. Dolore e contrattura sono molto intensi, spesso intollerabili ai minimi movimenti. La sindrome si risolve solitamente in pochi giorni (entro i 7 si definisce acuta, più episodi ripetuti in sei mesi si definisce recidivante) con riposo e terapia medica (FANS, miorilassanti…). Quando il dolore acuto continua e diviene ingravescente esprime una condizione di malattia.

La lombalgia cronica esprime quindi uno stato di malattia, perdendo il significato di semplice sintomo, in quanto si modificano in maniera permanente e ripetitiva i meccanismi fisiopatologici del dolore.

Nell’adulto, in generale, la lombalgia può essere dovuta alla degenerazione del complesso triarticolare (giunzione disco – corpo e le due articolari posteriori), attraverso tre fasi:

  • - disfunzionale, con sinovite e fenomeni di iniziale degenerazione posteriore, associati a fissurazioni discali;
  • - di instabilità, in cui al progradire della discopatia si accompagnano fenomeni di lassità e sublussazione articolare posteriore con listesi degenerativa;
  • - di stabilizzazione, in cui si creano fenomeni di stenosi laterale e centrale per osteofitosi posteriore e anteriore somatica.

I possibili meccanismi in grado di determinare dolore a livello delle strutture lombari sono molteplici: microfratture e fratture dei corpi vertebrali, riduzione dello spazio discale, lesioni degenerative ed infiammatorie delle articolazioni interapofisarie posteriori, stiramenti, contratture e sovraccarico meccanico dei legamenti e dei muscoli paravertebrali, irritazione e stiramento del legamento longitudinale posteriore e irritazione o compressione delle strutture nervose. Il dolore può, schematicamente, essere distinto in meccanico ed infiammatorio. Il dolore evocato da stress meccanici è generalmente in rapporto ad alterazioni dell’architettura articolare, che possono a loro volta dipendere da patologie di tipo degenerativo od infiammatorie. Viceversa, fenomeni di tipo flogistico non sono rari in corso di processi degenerativi.

I casi, in cui le cause specifiche di lombalgia, quindi, possono essere identificate con sicurezza rappresentano una minoranza. Se, dai dati clinici e/o radiologici, non sono presenti alterazioni di rilievo, si parla di lombalgia aspecifica o “low back pain” idiopatico.

Importante sottolineare che il carico eccessivo e/o una ridotta resistenza, specie in relazione ad alcune attività lavorative e motorie (traumi, difetti di tecnica di lavoro o esercizio, posture scorrette prolungate…) possono determinare alterazioni strutturali assolutamente in grado di causare dolore lombare (lombalgie cinetiche).

E’ fondamentale sapere come gli esercizi ginnici aumentino il carico sulla colonna e quali accorgimenti adottare al riguardo. Abbiamo già parlato del SPTA e del MLP, la riduzione del carico sulla colonna avviene anche grazie ad un meccanismo riflesso di contrazione generalizzata dei muscoli del tronco.

E’ opportuno notare che il carico minore si verifica effettuando esercizi nella posizione decubito supino, con arti inferiori semipiegati e con gambe sopraelevate e poggiate su di un rialzo.

Importante considerare anche quelle lombalgie che possiamo definire di origine posturale. In fase statica la maggior parte delle condizioni dolorose possono essere attribuite ad un aumento dell’angolo sacrale (ottimale 30°), con conseguente accentuazione della lordosi lombare e comparsa della tipica “insellatura”.

Le conseguenze meccaniche provocate dall’iperlordosi sono rappresentate dall’allargamento dell’interspazio anteriormente, con sovradistensione del legamento longitudinale anteriore, e dal suo restringimento posteriormente, con avvicinamento delle faccette articolari. Queste risulteranno soggette al carico, che non è più per loro una sollecitazione fisiologica.

Inoltre con l’aumento della sollecitazione di taglio, le faccette si vengono a trovare in posizione tale da dover sopportare gli effetti della loro azione frenante, nei confronti della tendenza allo scivolamento delle vertebre sovrastanti; anche questa abnorme sollecitazione contribuirà ad accentuare la congestione dei tessuti molli articolari e la conseguente risposta dolorosa.

Nella maggior parte dei casi, per formulare una diagnosi, una adeguata anamnesi ed un esame obiettivo completo sono sufficienti, la diagnostica strumentale delle lombalgie, che si avvale oggi di metodiche sempre più numerose e sofisticate, può comunque aiutare il terapista nel suo compito.

Il trattamento di tipo sintomatico si può avvalere di FANS (farmaci antiinfiammatori) e miorilassanti e corsetti ortopedici (evitano il movimento doloroso). Assume, però, una valenza fonsamentale un programma di rieducazione chinesiologica globale della colonna vertebrale.

Gli obiettivi ai quali si deve tendere con il trattamento rieducativo sono:

  • - trattare il dolore con mezzi che riducano il riposo a letto e la dipendenza dai farmaci (posture antalgiche e sedative);
  • - migliorare la funzionalità vertebrale e rieducare la postura (ginnastica vertebrale e correttiva);
  • - insegnare una corretta ergonomia vertebrale nella vita quotidiana e nel lavoro (ginnastica preventiva);
  • - insegnare al paziente l’autogestione delle manifestazioni a carattere cronico e infondere fiducia nelle proprie capacità fisiche;
  • - ritorno veloce alle normali attività fisiche, lavorative, domestiche.

TRATTAMENTO RIEDUCATIVO DELLA LOMBALGIA

Come abbiamo fin qui visto, il dolore lombare, così come altre tipologie di algie vertebrali, rappresenta un avversario che, per la varietà dei suoi aspetti e per la molteplicità della sue cause, si dimostra difficile da affrontare.

In linea di massima, la tecnica rieducativa/chinesiterapica per il trattamento delle algie vertebrali prevede tre tempi successivi di lavoro:

  • - alleviare il dolore del soggetto attraverso un’adeguata rieducazione posturale;
  • - migliorare la statica locale e generale attraverso una muscolazione sistematica in posizione corretta;
  • - integrazione dei movimenti corretti nei gesti della vita quotidiana e loro automatizzazione e ripresa del gesto atletico corretto per gli atleti.

Le trazioni, che trovano largo spazio anche in concomitanza del trattamento chinesiterapico, partono dal principio generale che ogni articolazione dolorosa beneficia di riposo quando la si mette in trazione, in modo che vengano allontanati tra loro i corpi vertebrali. I muscoli sono allungati e decontratti, in questo modo i dischi decompressi potranno spontaneamente, o sollecitati dai legamenti e dalle capsule stirate, riprendere il loro posto fisiologico, mentre miglioreranno i rapporti degli elementi ossei.

In genere le trazioni vengono eseguite su piano inclinato, avendo l’accortezza di non superare i 40° di inclinazione.

Il nostro lavoro rieducativo sarà principalmente rivolto a quei tipi di lombalgia che abbiamo definito come cinetica e posturale, dove cioè posizioni scorrette assunte e ripetute durante il lavoro, l’attività fisica, la vita di tutti i giorni, hanno creato le premesse perchè si potesse sviluppare il dolore vertebrale. Gli esercizi che verranno proposti sono anche da considerarsi preventivi per tutte le professioni o le attività sportive “a rischio” e più in generale per tutti coloro che, per un motivo o per un altro, hanno il timore di poter incorrere in problemi di natura lombalgica.

Un razionale piano di lavoro per il trattamento delle lombalgie con il movimento dovrà comprendere:

  • - esercizi di presa di coscienza della corretta posizione del bacino (esercizi di basculamento pelvico -> importanza della retroversione del bacino);
  • - esercizi di distensione dei muscoli lombari e posteriori della coscia (e più in generale di tutta la catena cinetica posteriore);
  • - esercizi di distensione dei flessori dell’anca (particolare riferimento all’ileo-psoas);
  • - esercizi di tonificazione degli addominali (evitando l’azione lordosizzante dello psoas);
  • - esercizi di tonificazione dei glutei;
  • - tonificazione dei muscoli lombari ed erettori spinali, con contrazioni statiche e muscoli in allungamento;
  • - allungamento muscolare globale, rilassato;
  • - esercizi di educazione respiratoria.

Diventano fondamentali tutte quelle metodiche di esercizio che possiamo inglobare sotto il nome di ginnastica antalgica (prima fase del trattamento) e ginnastica vertebrale (seconda fase), che oltre a lavorare rispettivamente sul dolore la prima e sulla mobilizzazione vertebrale e tonificazione muscolare la seconda, inseriscono esercizi di respirazione e rilassamento.

Altre metodiche interessanti, dalle quali si può prendere spunto, in base alle proprie esperienze, per la costruzione di un programma di lavoro afferiscono alla back school, al metodo Meziéres, al metodo Souchard (rieducazione posturale globale) ed alla terapia meccanica di McKenzie.

Importante includere sempre anche esercizi di rieducazione propriocettiva.

Generalmente il programma inizia in posizione supina, e solo quando si è presa coscienza degli esercizi e di come devono essere eseguiti, si può passare al lavoro in stazione eretta ed in posizione seduta.

Molti attrezzi possono venirci in aiuto, fit ball, bastoni, palle di gomma piuma di varie dimensioni, tappeti elastici, tavole propriocettive, cuscini di diverse dimensioni, panca inversione, panca fit.

Indispensabile una stretta collaborazione tra tecnico ed utente.

TRAGUARDI

  • - rispettare la regole de non dolore
  • - rilassamento ed allungamento
  • - svolgere costantemente gli esercizi assegnati, integrando le sedute in palestra eseguendo alcuni esercizi, consigliati dal trainer, anche a casa, anche più volte al giorno;
  • - correggere le posture errate nel lavoro e nell’ambiente domestico;
  • - adottare quando possibile posizioni di scarico vertebrale (mantenendo la fisiologica lordosi nella posizione seduta anche fornendosi di sedute adeguate, per esempio);
  • - aiutare a prendere coscienza del proprio problema, quindi delle abitudini di vita, lavorando così anche sul lungo periodo.

Questi traguardi vengono tutti raggiunti con un lavoro che, come abbiamo visto, è graduale e funzionale.

Dott. Federico Saccani

AMPA

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39 Vecchi commenti per “Colonna Vertebrale e Lombalgia”

  1. Francesco Martino says:

    esatto… ovvero escludendo tutte le altre variabili…. una situazione difficilmente riscontrabile in natura…

  2. Fede says:

    Una situazione standard, dove la geometria della colonna è rispettata nelle sue curve senza nessuna alterazione di tipo biomeccanico.

  3. marco says:

    Non capisco cosa intende per asettica?

  4. Francesco Martino says:

    Ciao Marco, ovviamente in una situazione "asettica", vi è decompressione nel movimento di estensione e compressione nel movimento di flessione della colonna. Si parla dei dischi intervertebrali. I carichi esterni e le altre variabili (non poche) cambiano il quadro "biomeccancio".
    Ti invito a visitare la sezione "Video di Anatomia Funzionale del sito", l'ultimo video della Playlist, è una bellissima ricostruzione funzionale del movimento della colonna. Ecco il link: http://www.sportbrain.it/video/video-anatomia-fun

  5. marco says:

    Volevo chiedere una cosa c'è più compressione ad fare una flessione della colonna o ce più compressione (a livello vertebrale lombare) a fare un estensione?

  6. Riccardo Andreani says:

    E allora ridi..
    E per le imposizione delle amni nn direi ke una battuta..se tu credi in Dio..

  7. Francesco Martino says:

    Quando sento dire frasi del tipo "ho la soluzione definitiva… ma non ve la posso dire…" mi vengono le bolle. Quando sento dire una frase tipo "Il corpo umano nella sua infinità complessità è facilissimo da capire..ed ha soluzioni uniche e definitive" mi scappa semplicemente da ridere… ma da ridere forte…

  8. Francesco Martino says:

    Quando sento dire frasi del tipo "ho la soluzione definitiva… ma non ve la posso dire…" mi vengono le bolle. Quando sento dire una frase tipo "Il corpo umano nella sua infinità complessità è facilissimo da capire..ed ha soluzioni uniche e definitive" mi scappa semplicemente da ridere… ma da ridere forte…

  9. Fede says:

    … con la sola imposizione delle mani…. ;-)
    (naturalmente sto scherzando…)
    Allora Riccardo buon lavoro!

  10. Riccardo Andreani says:

    E poi pensa che cn la stessa macchina risolviamo tutte le patolgie muscoloscheletriche…da un clik mandibolare alla pubalgia al mal di schiena.In poche sedute da 15 min..
    Cmq L'istiuto di neurofisiologia in persona del prof Brunelli (presidente del master in posturolgia di pisa secondo livello)è interessato tanto che vuole far passare la macchina come presidio medico…
    A fine mese inizieremo uffcialmente i lavori (fino ad oggi eravamo in fase di ricerca..)
    Il corpo umano nella sua infinità complessità è facilissimo da capire..ed ha soluzioni uniche e definitive

  11. Riccardo Andreani says:

    Io chiudo dicendo che nn posso parlare del mio metodo di lavoro..io posso dire che il "nostro metodo" lo ereditato da un tipo ha brevettato un panca ad inversione modificata, concepita su teorie nuove; e quindi le nostre conoscenze sono cosi diverse dal resto del mondo, che è normale che voi noi avete le risposte; le state cercando dove nn ci sono.Un mio caso? te ne potrei mandare 200 casi..certificati ma nn ti posso invitare nel nostro centro per vedere, ma piu di tanto nn possiamo spiegare; ma già vedere come funziona la macchina è già tanta roba..I concetti non solo li abbiamo rovesciati adirittura capovolti!; Sai come è risucito a idearsi la panca?soffriva di discopatia..nessuno era in grado di risolvere il problema; si è studiato da solo il caso e…nn solo (cn risonanze magnetiche alla mano) si è tolto la discopatia se la è ricreata e ritolta..
    ..

  12. Francesco Martino says:

    Riccardo non ho mai detto che quello che fa il gatto non va bene. Ma non credo sia possibile prenderlo come modello di riferimento, al di la di qualche provocazione o battuta sugli stili di vita dell'uomo moderno.
    Di tutti questi argomenti che citi, prova ad approfondirne almeno uno. Se vuoi contattaci ad info@sportbain.it e mandaci una tua analisi o un tuo programma per un caso specifico. O magari anche delle linee guida generali in un particolare ambito.

    Rispondo alla tua ultima domanda, ovvero "…Pensateci bene se una persona si comportasse in modo correto e facessi di tutto un pò (allungamneto e movimento)..con poco sedentarietà avrebbe il mal di schiena????"

    La risposta è assolutamente Boh! Nel senso che le variabili che prendi in considerazione tra le cause del mal di schiena, sono una partite minima di quelle conosciute (figuriamoci delle sconosciute). Lo stile di vita è certamente una di queste variabili, ma ti posso assicurare che non è l'unica, ne la più importante.
    Il corpo umano, nella sua infinità complessità, non ammette soluzioni "uniche e definitive".

  13. Riccardo Andreani says:

    Qualcuno mi dice ma correre mi fa male alla schiena?Io rispondo ti fa piu male alla schiena se stai sul divano a vedere la televisione in posizioni assurde!!!!
    Contate le ore che stiamo seduti e le ore che dedichiamo al movimento al nostro stiracchiarsi e sbadigliare e poi fatene i rapporti..
    E ribadisco un concetto noi nn siamo un animale specifico che deve fare un tipo di movimento sempre..dobbiamo variare..variare..per dare uno stimolo a tutti i nostri muscoli..
    Non ci sono ricette ci sn solo dei comportamenti da tenere e da sapere…come per esempio l'ergonometria..
    Pensateci bene se una persona si comportasse in modo correto e facessi di tutto un pò( allungamneto e movimento)..con poco sedentarietà avrebbe il mal di schiena????

  14. Riccardo Andreani says:

    Mi intrometto di nuovo..i blocchi si pensa che siano dovuti alla catena posteriore..ma in realtà nn c'entra mai..(se non per 1% dei casi)
    Il gatto nn so perkè campa poco..ma questo nn vuol dire ke che quello che fa. nn va bene anke per noi..e poi magari nn so se soffre di mal di schiena ecc…nn credo..Il gatto come la scimmia..ecc
    Le abitudini del gatto sn diverse…forse…Forse se la società non fosse cresciuta cosi rapidamente, l'uomo avrebbe creato un corpo adatto al nostro sistema (stiel di vita) ma purtroppo o per fortuna(dipende) nn è cosi, noi per quello che è il nostro corpo è adatto è adatto per muoverci per procurarci il cibo cacciare ecc…nn è nato per stare alla televisone al computer a studiare sui libri e guidare la macchina. Quindi io dico anzi muoversi che stare fermi…

  15. Francesco Martino says:

    Mi intrometto nella discussione… giusto con un paio di piccoli interventi che mi sono venuti in mente leggendo la discussione. Quando Riccardo parli di adattamenti globali, sono d'accordo. E per questo si parla di RIPROGRAMMAZIONE. Non credo si possa pensare di curare o risolvere un problema, allungando di qua o accorciando di la. Il corpo umano è dotato del potere di autoguarigione, cerchiamo solo di indurre e facilitare, o stimolare questo processo. Magari destabilizzando su alcuni "blocchi" come spesso succede nelle "retrazioni" della catena cinetica posteriore.
    Un ultima cosa. Il paragone con il gatto, è vecchio. Lo sento ripetere dal primo anno di scienze motorie, e non l'ho mai considerato del tutto attendibile. I gatti "campano" solo una decina d'anni e hanno abitudini "sociali" decisamente lontane dalle nostre. La mi esperienza mi dice sempre: "occhio alle ricette infallibili! Le ricette infallibili creano grandi, enormi, devastanti cigni neri", con tutte le conseguenze del caso…

  16. Riccardo Andreani says:

    Vero..bravo hai buon spirito…ma infondo cos'è che bisogna dicutere?? di come si fa passare un mal di schiena?? infondo è niente..basta vedere come fanno i gatti e copiarli!!!

  17. Fede says:

    Non sono dispiaciuto per nulla se le cose mi vengono spiegate. Da un carrozziere o da un panettiere o da un contadino (io sono un contadino…), sono molto alla buona, anche se mi piace polemizzare. Ascolto tutti con piacere (penso si possa imparare sempre qualcosa, in fondo anche da te… :-) )).
    A parte gli scherzi.
    Sono contento che il mio lavoro abbia creato un tale "putiferio". Vuol dire che ho colto nel segno.
    Come avevo già detto, adesso la porta è aperta, bisogna solo entrare, e tu in un certo senso, sei entrato.
    A presto.

  18. Riccardo Andreani says:

    io so cosa fare qualsiasi cosa abbia il soggetto..faccio la stessa cosa…sempre e stranamente passa sempre che sia un cervicale o lombqalgia o pubalgia..
    chiaro che passa il mal di schiena facendo jogging..vai a dare nuovi adattamenti a spostare gli equilbri..è il corpo è meglio muoverlo sempre..perchè l'uomo si è fregato la schiena (nel senso soffre di lombalgie)perchè si è fermato..quindi muovi il corpo anche male..ma è sempre meglio che non muoverlo!! Cmq a volte pensi giusto,ma se usi pancaafit e meziere..dai solo dei compensi in più..ovvio che non capisci..ti dovrei spiegare troppe cose per farti capire..sai tu mi sai che hai studiato troppo…poi un giorno scoprirai che un carrozziere ti dovrà insegnare la postura…(io nn sn carrozziere) e tu come minimo ne sarei pure dispiaciuto che uno ti spighi delle cose e nn è del mestiere..
    Ci vedremo più avanti…
    CIAO!!!

  19. Fede says:

    … ma sai che non ho capito una mazza? Il primo post è un copia incolla? (non ci sono errori grammaticali). Ma dove è il tuo problema? Quando leggi il mio lavoro c'è scritto chiaramente quello che faccio. In base al soggetto che ho davanti decido con che metodica lavorare. Allungo la catena posteriore, se lo reputo necessario. Quella anteriore, se secondo me è il caso ( a volte entrambe), potenzio la muscolatura se penso che sia giusto farlo, uso la fit ball, panca fit, stretching (anche il "metodo Anderson".. orrore!!!) la tavoletta di freeman, l'activa disc, elastici, kettlebell, training autogeno (e funziona di brutto, anche nelle posizioni più "controindicate") palla medica…. in base a quello che in quel momento ritengo più giusto. A volte improvviso. E allora? Pensa che la Meziere non so nemmeno che faccia avesse… E allora?
    Faccio, in base a quello che ho studiato, quello che IN QUEL MOMENTO ED IN BASE AL SOGGETTO CHE HO DI FRONTE, penso sia giusto fare.
    Rifletti.

  20. Riccardo Andreani says:

    E poi lavorano in allungamneto ??? Per esempio una quadrupedia o una squadra al muro è chiaraemente una chiusura della catena anteriore con allungmento della posteriore, ma allora lascerà qualche compenso qui e là mi dico io…poichè se è globale..è globale non è parzialmente globale..
    Ti dirò di più immagina per esempio quando fai un allungamento del tratto cervicale…la mezier dice non compensare dietro, davanti, a dx e a sx…e allungati e respira…ok??? ma se siamo sdraiati o su pancafit lei traziona verso fuori la testa e allunga…lei non sa cosa ma allunga poi quindi il soggetto quando si alza si sente più dritto..ma se si sente più dritto la persona di profila è meno flessa giusto? (dimmi pure le tue perplessità) se è meno flessa è più dritta e più aperta..quindi tende a diventare una I di profilo..
    Quindi le deduzioni le lascio a voi..

    P.s: Rifletti ma come mai Mckenzie usa altre tecniche e va bene uguale???eppure lui nn allunga la catena posteriore..
    In bocca al lupo.

  21. Riccardo Andreani says:

    E allora perchè la meziere ma nake voi ke la seuguite: vede il problema di dietro e poi alla fine i suoi lavori sono diaframma (e lo fa davanti) ileopsoas (e lo fa davanti) , gli sternocleidomastoidei che sono davanti laterali:gli osteopati fanno lavoro viscerale (che è davanti) nella posturolgia si dice anke che le problematiche sono degli occhi (che sono davanti) apparato vestibolare (davanti) …
    Ma allora i muscoli più corti sono dietro e loro lavoro davanti??

  22. Riccardo Andreani says:

    Quindi come puoi nuotare con gli occhi della mente (o fallo anke dal vivo prendi un soggetto) di profilo dx la persona si incurva in vanti formando quasi una C (chiaramente) nn cosi ben definita…la persona si abbassa e si flette leggermente davanti..(se c'è qualcosa che non quadra con la realtà dimmi,..)
    Allora io dico non a te ma alla meziere:Come fa il lato posteriore che forma una leggera curva ad essere più corta del lato anteriore che se misuro nel vero senso della parola la distanza che c'è trail capo e la meta del piede è più corta!!!

  23. Riccardo Andreani says:

    Adesso chiudi gli occhi e immagina una persona magari un anziano di profilo magari il suo profilo dx:
    Ora prendiamo coe punto A la testa (esattamente dalla metà) che finisce al punto B che a meta del piede (A-B sono la catena posteriore) e prendiamo i punti C-D stessi punti ma solo dal lato anteriore e questa è la catena anteriore (non ti prendo in considerazione la catene laterali perkè se no viene lunga..cmq il gioco è lo stesso)

  24. Fede says:

    Una catena muscolare non è altro che il risultato di una serie di muscoli collegati tra di loro dalle fasce e dal connettivo che li avvolge. Si parla di catena perchè proprio come tale i muscoli agiscono, nel senso che se un muscolo qualsiasi della catena (in questo caso della parte posteriore del corpo) si accorcia (per qualsiasi motivo, posture scorrette, ipocinesia, lavoro…), tutta la catena risulterà accorciata, perturbando l'equilibrio di tutta la struttura del corpo.
    Approccio, allungamento globale significa proprio questo, non si agisce sul corpo considerandolo "a pezzi o compartimenti stagni", ma globalmente, come un tutt'uno funzionale, dove l'azione (o la retrazione) di un segmento corporeo ha conseguenze su tutto il resto dell'organismo.
    Decompensato perchè con le particolari posizioni adottate si evita che il corpo compensi l'allungamento di una sua parte (es. la catena posteriore) con la retrazione di un'altra; lavorando come un'unica struttura.
    Ti posso garantire, per esperienza personale, che funziona. Sicuramente non con tutti gli individui, se ti parlo di casi personali, ho ragazzi che hanno ricevuto un grande beneficio dall'allungamento globale, altri invece poco o nulla, in questi casi ho provato a procedere con altri mezzi e metodi, potenziamento muscolare, lavoro propriocettivo, stretching analitico…. alcune volte è andata bene, altre si è fatta più fatica. In ogni caso ho messo da parte e imparato qualcosa. Ho già detto (penso 3/4 volte) che non ho la soluzione definitiva per qualsiasi tipo di problema, ho intrapreso una strada che è quella dello studio e della professionalità, se il tempo mi dirà che ho sbagliato cercherò di fare ammenda dei miei errori, intanto continuo ad applicarmi e a dare il meglio di me; tu probabilmente sei un mezzo padreterno che conosce già le risposte a tutte le domande, buon per te e per i tuoi clienti. In bocca al lupo. ;-)

  25. riccardo says:

    Ok…visto che la mettete cosi io vi faccio una domnada o due:
    Perchè allungate la catena posteriore?
    Perchè (riferimento al metodo meziere o pancafit ) li chiamate metodo di allungamento globale o allungamento globale decompensato?
    Ora rispondete…
    Hai ragione Fede per vedere bisogna chiudere gli occhi..
    Io ti dico un'latra guardate con i vostri occhi (occhi anche della mente)non con gli occhi degli altri..perchè rischiate di fare gli errori degli altri..
    Io nn mi aspetto nulla da voi..non vi voglio mettervi in difficoltà..volgio solo farvi capire..

  26. Francesco Martino says:

    Riccardo, il tuo discorso è piuttosto "disgiunto", non capisco bene cosa vuoi dire. Per quello che riguarda i principi Mezieres, la tua interpretazione che le ossa si adattano ai muscoli, ritengo che sia decisamente fuorviante. Le tecniche di allungamento muscolare proposte dal modello Mezieres hanno un approccio ben più globale ed approfondito. Quando dici che il nostro sistema è un tutt'uno, non posso far altro che esser d'accordo, ma tutto il resto del discorso, sinceramente, non lo capisco.

  27. riccardo says:

    Io ho capito male..si allunghi la cantena posteriore..cmq era meglio k capivo male..cmq risp a qualcuno ke le osse si addattono sui i muscoli lo dic ela meziere..io credo ke se i muscoli vengono usati male poi modificano la struttura..s
    cmq capisco cosa vuoi dire oguno ha la sua causa..quindi ogni cosa va trattata in modo diverso..cmq capsico la tua scuola..la mia è diversa qualsiasi è la causa da due o tre effetti sulla clonna,,quindi io smeplicemten metto in linea la colonna snza preoccuparmi di kos'èla causa..cm la ricerca lo stesso..
    ho delle chaivi di lettura dalla vostre..ti avevo fatto i complimenti perkè pesnavo ke avessi kapito una cosa ke ho capito io..ma invece pi mi hai confermato ke nn l'hai cpaita..quindi nn so cosa dirti..io do un consiglio resetta tutte le informazioni ke hai..e ricerca e sperimeta da solo..osserva la realta nn la teoria..
    Il nostro sistema appare differenziato ma è tutt'uno..
    le mie erano domade nn provocatoire..am stimolanti a farvi vedere dele cose ke ancora nn vedete..ma vedrete ke il tempo vi aiuterà a vedere..ciao e buon anno!

    • Fede says:

      … ma non sei italiano, o sei semplicemente sgrammaticato? (e non è polemica ;-) ).
      Probabilmente facciamo cose diverse, sicuramente non ho capito quello che dici e me ne faccio una ragione, con la stessa probabilità non hai capito quello che dico io, e dovrai fartene una ragione anche tu. Osservo la realtà, senza dimenticare la teoria, adatto quel poco che ho nelle mani e in testa cercando di fare "del bene" a chi si affida a me. Se commetto degli errori ne rispondo personalmente e faccio tesoro dell'esperienza acquisita, se contribuisco a risolvere un problema sono felice di aver dato il meglio e… faccio tesoro dell'esperienza, non giudico, non esprimo sentenze, anzi guardo il mondo con il maggior spirito critico possibile, cerco di affrontare le cose con la maggiore semplicità possibile pur non dimenticando che in effetti non esiste nulla di semplice, non ho la soluzione a tutti i problemi, ma mi impegno per "provare" a trovarne una. Rimanendo in ambito zen, vorrei chiudere il 2009 lasciandovi questa frase:
      "come fai a vedere le cose così chiaramente?" chiese l'allievo al maestro zen, "chiudo gli occhi".

  28. Francesco Martino says:

    Mi piace molto la tua risposta Fede. Complimenti davvero, credo che esprima veramente lo spirito di un approccio professionale, responsabile e scientifico, necessario per lavorare in questo ambito.
    Mi limito solo ad aggiungere che sono lontani i tempi in cui si descriveva l'anatomia umana come una serie "pezzi" assemblati insieme in modo meccanico (mi riferisco alla domanda "sn i muscoli ke si adattano sulle ossa o il contrario?"). I muscoli e le ossa sono "aspetti" di uno stesso corpo umano, che oltre tutto si relazione anche con l'ambiente esterno. E' impossibile separare la funzione dell'uno dall'altro, ed è altrettanto impossibile stabilire una dipendenza univoca tra l'uno e l'altro. Per usare un esempio molto zen, ma a mio giudizio molto chiaro… è come dividere un gatto in 2 parti e cercare di stabilire quale delle parti sia ancora il gatto… (scusate l'esempio…. saranno le vacanze!) Saluti a tutti!

  29. ruccardo says:

    Hai fatto una bella tesi complimenti…ma che tecnica di rieducazione uso? le scuole francesi meziere ecc..dicono una cosa e il meckenie un altra..tu dici usa la panca inversone perkè? usa la pancafit perkè?tu parli di potenziare la catean cinetica posteriore..ma i francesi dicono di allungarla..cm accade su pancafit..
    le trazioni come le fai? su panca ad inversione? ma si idratano i dischi..ma i muscoli? sn i muscoli ke si adattano sulle ossa o il contrario?

    • Fede says:

      Non è una tesi. E' un lavoro su come poter affrontare un problema. E non hai letto troppo bene ;-) , la catena posteriore dico anche io di allungarla…. Ogni "paziente" ha le sue problematiche, ogni caso è diverso dall'altro. Sta alla tua competenza, alla tua preparazione, alla tua esperienza, al tuo passato trovare la soluzione che tu reputi più idonea per il caso che hai di fronte. Assumendoti le tue responsabilità, perchè un professionista si comporta così. Non penso che, soprattutto per una problematica del genere, si possano dare delle "regole di comportamento" standardizzate. Io ho (spero) aperto una porta, ora tocca a te entrare.
      A presto

  30. Angelo says:

    Ciao,ho letto molto accuratamente il tuo articolo e devo dire che hai fatto un'ottima presentazione generale del problema.Complimenti :-)

  31. Francesco Martino says:

    Alla fine dei conti, a parte alcuni paletti, anche le basi possono esse considerate variabili. Quello che non può certamente mancare, è un approccio, globale e professionale di cui questo lavoro è un ottimo esempio.

  32. Federico Saccani says:

    Beh, grazie ragazzi, in effetti è vero, una volta fissato il punto di partenza le strade che si possono intraprendere (parlando di mezzi e metodi) sono molteplici; in fondo è difficile stilare delle guide linea precise, è importante cercare di personalizzare il lavoro sulla singola persona.

  33. sabrina says:

    bellle queste info ,,,complimenti