Attività motoria col paziente neurologico
Vi presento una tesina condivisa dalla stimata collega Laura Marchetti, alla quale vanno ancora una volta i miei complimenti per la grande professionalità e altruismo. Il suo entusiasmo per il lavoro che svolge è ammirevole. Invito tutti a visitare la pagina web della sua associazione. Buona lettura!
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA - Laurea Specialistica in Scienze e Tecniche dell’ Attività Motoria Preventiva Adattata
PSICOLOGIA SOCIALE DELLO SPORT
Tesina di: Marchetti Laura - ATTIVITÀ MOTORIA COL PAZIENTE NEUROLOGICO.
Ho scelto di trattare questo argomento perché forse è quello che mi riguarda più da vicino, che più mi coinvolge e mi appassiona.
Il tutto è nato abbastanza casualmente, con un semplice corso opzionale di neurologia, che mi ha avvicinata al mondo delle malattie neurologiche con interesse sempre crescente. A questo sono poi seguiti un corso di perfezionamento sulla “Promozione dell’Attività Motoria in Neurologia” e il Servizio Civile Nazionale presso il reparto di Neurologia dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara. Con queste esperienze ho avuto la possibilità di vivere da vicino le problematiche del paziente neurologico e di osservare come l’attività motoria possa rivelarsi un grande supporto anche e soprattutto per queste persone.
Già da alcuni anni sono noti gli effetti benefici dell’attività motoria su determinate patologie neurologiche come Sclerosi Multipla, Malattia di Alzheimer, Morbo di Parkinson… In quest’ultima in particolare è stata evidenziata l’importanza del ritmo come prerequisito per iniziare un movimento o programmare un gesto. Il paziente Parkinsoniano infatti ha difficoltà nell’organizzazione del movimento, nella locomozione, nell’equilibrio…e un’attività motoria adattata alle sue difficoltà e finalizzata al recupero delle autonomie perse può notevolmente rallentare il decorso della malattia. Per questo può risultare importante un’attività a ritmo di musica ad esempio, che sia divertente e coinvolgente, in modo da mantenere alta la motivazione e allenare il soggetto.
Essere specialisti nella programmazione dell’attività motoria vuol dire non solo preoccuparsi dei problemi fisici del nostro “cliente”, ma tenere anche in grande considerazione la qualità di vita dello stesso, la sua sfera affettiva, sociale, cognitiva ed emozionale.
Per questo credo che l’attività motoria non debba puntare tanto sulla prevenzione di malattie o sul rallentamento di processi degenerativi, ma piuttosto sulla promozione della salute, del benessere e della qualità di vita. Ci sono due diversi atteggiamenti alla base di tutto questo: nel primo caso si agisce in funzione della malattia e l’attenzione è rivolta alle disabilità che ne derivano; nel secondo caso, invece, si agisce per mantenere e sviluppare le capacità dell’individuo, puntando l’attenzione sulla persona e non sulla malattia. L’obiettivo non è più ridurre le disabilità del soggetto, ma farlo muovere e divertire, aumentando le sue potenzialità e, solo indirettamente, riducendo le disabilità.
Nell’ottica della promozione della salute, il soggetto può svolgere attività che lo divertono e lo mettono in relazione con gli altri, sentendosi accettato (e non giudicato!) per quello che è e sa fare, senza puntare l’attenzione sulla malattia, riappropriandosi del proprio corpo e della propria socialità. Nello stesso tempo l’operatore può conoscere meglio questa persona, incoraggiarla e sentirsi soddisfatto indipendentemente dai risultati, perché comunque sarà riuscito a farla muovere, divertire e, quindi, star meglio. Così facendo il paziente avrà la possibilità di sperimentare situazioni di successo e di confermare o accrescere la fiducia e la stima di sé stesso, rinforzando la sua motivazione.
Io ho avuto la fortuna di vivere queste situazioni portando in palestra alcuni pazienti, principalmente con paralisi cerebrale infantile e trauma cranico.
Invece delle classiche lezioni di ginnastica con esercizi di stretching e allungamento, io e le mie colleghe abbiamo pensato di utilizzare musica e giochi per permettere loro di sperimentare le possibilità corporee, socializzare attraverso lavori di gruppo e rilassarsi in un clima amichevole e non giudicante.
Non è stato subito facile, anche perché i pazienti non si conoscevano bene tra loro e ci avevano viste una sola volta, ma si è instaurato da subito un bel clima, che ha permesso già dalle prime lezioni un buon affiatamento.
Li abbiamo quindi coinvolti in giochi di gruppo con palloncini, palloni, palline, cerchi, cappelli, clavette, fazzoletti, nastri… mantenendo sempre un sottofondo musicale allegro e ritmato.
Inizialmente abbiamo cercato di favorire la socializzazione disponendoci in cerchio e cercando di far raccontare ad ognuno qualcosa di sé mentre ci lanciavamo la palla.
Alla fine della prima lezione i ragazzi, soprattutto quelli che fanno fisioterapia da tanti anni, sono rimasti piacevolmente sorpresi di come era stata organizzata l’ora e ci hanno detto di essersi divertiti molto. Forse è stato anche questo a spingerli a continuare a partecipare alle lezioni con impegno e costanza.
Poi abbiamo continuato a proporre giochi di gruppo o a coppie, a volte anche con attrezzi di fortuna (come ad esempio una sorta di bowling con palline da tennis e bottiglie di plastica).
Alcuni sono riusciti ad imparare rudimenti di giocoleria con palline e clavette, mentre altri si sono fatti trascinare dalla musica e hanno ballato con noi.


Le lezioni non sono ancora terminate e quindi non abbiamo ancora verificato gli effettivi miglioramenti, ma abbiamo osservato diversi cambiamenti sia sul piano fisico per quanto riguarda destrezza, coordinazione, flessibilità e mobilità articolare, sia sul piano cognitivo, sociale, affettivo e relazionale. Inoltre anche le loro famiglie ci riferiscono miglioramenti soprattutto sul tono dell’umore e sulla qualità della vita.
In particolare M., un ragazzo molto chiuso che all’inizio non parlava con gli estranei, ma solo con i familiari, ora si è aperto anche con noi e interviene nei discorsi, nelle battute, ci racconta cosa ha fatto durante la settimana…
L. invece ha migliorato moltissimo la sua coordinazione e riesce a fare esercizi che prima non voleva neanche affrontare.
S. infine ha smesso di chiedere “Questa è l’ultima lezione?”, come invece faceva le prime volte, e partecipa con più interesse alle attività.
Inoltre i ragazzi sono riusciti a creare un bel gruppo e si ritrovano insieme anche al di fuori della nostra ora in palestra.
Quest’esperienza mi ha dato davvero tanto, perché mi ha insegnato a conoscere persone che in fondo non hanno poi tanto di diverso da me, ha dato un senso a tutte quelle ore trascorse a lezione, mi ha aiutata a crescere, mi ha fatto divertire e mi ha dato modo, con la mia professionalità, di essere d’aiuto a questi ragazzi.
Laura Marchetti – Associazione Sportiva Dilettantistica “Promuovo”






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