Appunti di Psicologia dello Sviluppo – La gara
LE ATTIVITA’ DI GARA
Cosa significa la competizione dal punto di vista motorio e come si deve affrontarla
“L’attuale esigenza, di istruttori, psicologi dello sport e addetti ai lavori, è quella di invertire la tendenza a valutare la qualità dello sport infantile sulla base dei successi ottenuti in gara.”
Dal punto di vista motorio, la gara nelle categorie giovanili deve essere finalizzata solo ad una verifica di ciò che viene svolto durante gli allenamenti, cioè se i bambini sono riusciti a sviluppare le loro capacità motorie e ad acquisire un vasto repertorio di abilità. E’ errato pensare che la gara sia fondamentale solo ed esclusivamente per il risultato, inteso come successo.
Il bambino deve essere messo in condizione di esprimere le proprie capacità, tramite una preparazione multilaterale (cosa che gli garantisce un ampio bagaglio motorio-esperenziale) e in gara non gli deve essere richiesto nulla che questi non abbia già fatto nei suoi allenamenti. Ad esempio, se un istruttore prepara il giovane atleta con un lavoro multilaterale, senza scendere nello specifico dello sport, al momento della gara non può chiedere al bambino di rifarsi ai modelli della performance specialistica.
Aiutare il ragazzo a superare le proprie paure, derivate dall’ansia per la competizione che lo vedrà protagonista, significa non caricarlo di troppe responsabilità, di fargli vivere il momento della partita come un gioco, contro altri bambini, dove il risultato non conta assolutamente niente, e in cui l’importante è divertirsi. Un buon istruttore riesce a far scendere in campo i propri bambini tranquilli, con la voglia di giocare, senza sentirsi più deboli, o più forti, degli altri, senza dover riuscire a centrare la vittoria a tutti i costi. Purtroppo questi sforzi, spesso sono vanificati dai tifosi più esasperati, veri e propri ULTRAS. I genitori. “Forza!”, “Tira!”, “Passa!”, “Corri!”, “Buttalo giù!”,”Segna!”…ecco alcuni esempi di “cori da campetto” che sentiamo in ogni competizione giovanile dove i genitori sono attaccati alle reti, urlanti e impazziti!!
Proprio questi dovrebbero essere i primi a dare l’esempio ai figli, insegnando loro il rispetto per gli avversari e per i compagni, e ad essere contenti comunque sia andata, basta che essersi divertiti. “Hai segnato?”, “Hai vinto?”,”Sei stato il più bravo?” sono le domande più frequenti che sentiamo rivolgere dai genitori ai propri figli al termine di ogni gara, dimenticandosi che con questo comportamento inducono il bambino a sentirsi obbligato ad essere sempre un “campione” per paura di deluderli.
E a questo proposito citiamo la “Carta dei diritti del ragazzo nello sport”:
- 1. DIRITTO DI DIVERTIRMI E DI GIOCARE
- 2. DIRITTO DI FARE SPORT
- 3. DIRITTO DI BENEFICIARE DI UN AMBIENTE SANO
- 4. DIRITTO DI ESSERE CIRCONDATO E ALLENATO DA PERSONE COMPETENTI
- 5. DIRITTO DI SEGUIRE ALLENAMENTI ADEGUATI AI MIEI RITMI
- 6. DIRITTO DI MISURARMI CON GIOVANI CHE ABBIANO LE MEDESIME PROBABILITA’ DI SUCCESSO
- 7. DIRITTO DI PARTECIPARE A GARE ADATTE ALLA MIA ETA’
- 8. DIRITTO DI PRATICARE LO SPORT IN TUTTA SICUREZZA
- 9. DIRITTO DI AVERE I GIUSTI TEMPI DI RIPOSO
- 10. DIRITTO DI NON ESSERE UN CAMPIONE
Non rispettare tali diritti porta all’abbandono dello sport (il famoso DROP OUT) e al rigetto totale di quanto lo riguarda. Lo sport è gioia e allegria, facciamo in modo di non disperdere questo tesoro!
“Per favore lasciatemi giocare, lasciate che mi diverta, che sia felice. Sono un bambino, non dimenticatelo, soltanto un bambino…, e sarò bambino soltanto una volta in vita mia!”
un giovane sportivo






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