Analisi degli effetti dell’allenamento funzionale sulla capacità di equilibrio e forza in giovani calciatori

dic 07, 2008 by

Autore: Dott. Mag. Riccardo Santi

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INTRODUZIONE

forzaNegli ultimi anni, analizzando il modello prestativo del gioco del calcio, l’intensità e la frequenza delle partite, il numero sempre crescente di infortuni, è andato aumentando lo studio e l’elaborazione, dagli addetti ai lavori, di nuove tipologie di allenamento che andassero più incontro alle attuali esigenze dei giocatori, dell’allenatore, delle società e degli impegni sempre più fitti che il calciatore moderno deve sostenere.
Da qui l’ introduzione di nuove metodiche di allenamento della forza e della resistenza, ma soprattutto la voglia e la volontà di dare al giocatore una maggior conoscenza del proprio corpo e di poter percepire lo stesso in ogni suo aspetto e in ogni suo momento, in modo tale da aumentare il rendimento attraverso la percezione e precisione dei gesti che il giocatore stesso compie in condizioni più o meno variabili.
Da questi presupposti il passo è stato breve nell’ avvertire la necessità di proporre esercitazioni sull’equilibrio, la coordinazione, la ritmicità dei movimenti e l’agilità; tutte abilità date per scontate negli atleti, ma che invece sono state e tutto oggi vengono tralasciate nell’allenamento dei calciatori.
Analizzando in modo più dettagliato e preciso l’aspetto sia coordinativo che dell’equilibrio è evidente come queste due componenti siano fondamentali, non solo nel calcio, ma in tantissimi altri sport; quante volte, ammirando magari un gol in rovesciata, c’ è scappato detto “guarda che coordinazione!!” oppure vedere un attaccante che conserva il possesso della palla per calciare nonostante la pressione fisica data dal contatto dell’avversario. Ebbene queste sono alcune delle situazioni che si vengono a creare durante una partita di calcio; ecco quindi la necessità di escogitare un tipo di allenamento adatto al giocatore che oltre che migliorare il suo stato di forma attraverso l’aumento delle capacità condizionali (forza, velocità e resistenza), aumenti la sua capacità di reazione in situazioni improvvise e apparentemente incontrollabili.
Concludendo quindi possiamo affermare che con un allenamento propriocettivo si contribuisce sia a migliorare la gestione del disequilibrio, migliorando di conseguenza la prestazione motoria e sportiva sia a ridurre l’insorgenza di infortuni durante l’allenamento e la gara.
Tale tipologia di allenamento va al di là dei tradizionali studi sulla propriocezione di derivazione compensativa e rieducativa, per inquadrarsi a pieno titolo nell’ambito del processo di allenamento delle attività sportive di squadra. Tutto ciò ci porta a concludere come l’allenamento neuromuscolare e propriocettivo possa essere utilizzato per la prevenzione di infortuni e per il miglioramento della capacità di equilibrio e della performance.
Da qui, lo studio che effettuerò sarà improntato su esercitazioni tecniche e fisiche, svolte in condizioni di equilibrio instabile, al fine di migliorare le prestazioni degli atleti nel campo delle prestazioni, nella gestione dell’equilibrio e nella prevenzione degli infortuni.

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CONCLUSIONI

Dopo aver commentato i risultati, e aver preso comunque coscienza che questo protocollo di lavoro, purtroppo per cause esterne ha visto ridursi il numero dei partecipanti da otto elementi per gruppo a sette per il gruppo S e solo quattro per quello controllo, tante volte mi sono chiesto se effettivamente le metodiche utilizzate per allenare atleti che sopportano carichi elevatissimi, che presentano traumi pregressi e che hanno bisogno della gestione della forza a seconda delle situazioni, fossero giuste.
Allora ho pensato che con delle semplici esercitazioni sono andato incontro  alle esigenze di atleti di uno sport situazionale (come il calcio) fornendo esercizi dalla dinamica molto simile alla situazione di gara, che prevede un’espressione della forza massimale, ma comunque gestibile, dove è difficile ritrovare una contrazione lineare e fluida, a causa degli avversari che disturbano il gesto tecnico (con spinte e contatti di vario genere), e situazioni di gioco sempre variabili (il terreno, l’effetto della palla, il clima ecc).
Nel mio protocollo era previsto un semplice riscaldamento incentrato su esercizi tecnici e semplici movimenti di condizionamento (salti ed affondi); tutto ciò quindi non andava ad intaccare il processo di ipertrofia muscolare innescato durante un normale e specifico allenamento della forza. Quindi come hanno fatto i giocatori del gruppo Sperimentale ad avere un miglioramento comunque importante? L’unica risposta che ho saputo darmi riguarda l’adattamento che queste esercitazioni creavano: ovvero risposte ad uno stimolo di tipo prevalentemente nervoso che migliorava la qualità della contrazione e la precisione nel movimento incrementando la qualità della contrazione inter ed intramuscolare.
Gli atleti di alto livello ormai hanno gradienti di forza enormi, ma effettivamente riescono ad utilizzare tutta questa forza? E per migliorare ancora questa forza si possono utilizzare metodiche che salvaguardano la loro salute?
Ritengo personalmente che allenando gli atleti di qualsiasi sport situazionale diminuendo l’intensità dei carichi di lavoro di forza, ma abituandoli alla gestione e al controllo della forza in condizioni imprevedibili, si abbia un’efficacia del lavoro maggiore poiché si riesce a raggiungere una maggior attivazione elettrica del muscolo (Colli 2003), e contemporaneamente un maggior controllo ed una maggiore attivazione delle fibre veloci.
Inoltre tutto ciò lo si può ottenere con carichi non elevati, ed una maggior salvaguardia della salute dei nostri atleti.
Ecco perché ritengo che le esercitazioni propriocettive, con e senza sovraccarico, non vadano usate solo come prevenzione o mezzo di riatletizzazione per gli atleti infortunati, ma proprio come uno dei mezzi di allenamento principali dei giocatori di qualsiasi età, di qualsiasi sport e di qualsiasi livello.
In futuro mi piacerebbe approfondire queste tematiche, studiare gli effetti dell’allenamento propriocettivo, con e senza sovraccarico, su un numero di giocatori più grande, dalle varie fasce di età e di categorie.

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Teoria e metodologia dell'allenamento

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