Abilità cognitive
Autore: Prof. Maurizio Castagna - Cosa sono e che valenza hanno nella costruzione di un’azione motoria? Che importanza hanno nella valutazione della tecnica sportiva? E nella rieducazione funzionale post-traumatica?
Le neuro scienze hanno fatto passi importanti nella descrizione dei processi cognitivi.
Ho scritto di Bernstein, lo ricordate, come anticipatore di alcune teorie che oggi sono a fondamento delle neuroscienze. Ho scritto della fantasia motoria. Del riconoscimento a priori del “se” impegnato in un’azione motoria o nell’atto di comunicare. Della possibilità che,alla base del movimento umano,non ci sia solo una teoria meccanicista o meccano centrica,ma il mondo esperienziale emozionale neurale del soggetto stesso. E non solo ma, per filogenesi, anche della possibilità di rielaborazione dei dati raccolti in strati sempre più giovani del cervello umano,messi lì come in un magazzino di ricambi originali. E poi ho accennato al fenomeno dei neuroni specchio. Altri molto più grandi di me hanno parlato della plasticità del sistema neurale,ipotizzando anche una filogenesi che preveda comportamenti e posizioni ,atteggiamenti e disposizioni al movimento come fossero solo da rielaborare in presenza di necessità di movimento. Questo significa che aver finora correlato le aree cerebrali a specifiche forme di attivazione motoria,che siano anche riferibili alla gestione dei propriopercettori e all’articolazione della parola,non vuole dire aver trovato le cause di queste. Cioè non abbiamo appurato per niente che siano centri di controllo di un’azione motoria o altrimenti dell’elaborazione di un pensiero attraverso suoni codificati. Anzi,potrebbe essere che la congruenza di questi due valori sia addirittura influente in senso negativo.
Dunque la ricerca si è spostata sullo studio delle possibilità che ha il cervello nell’elaborazione di dati che potessero essere sfruttati nei procedimenti di insegnamento della tecnica sportiva o,anche,di rielaborazione motoria e rieducazione funzionale.
Gli schemi motori innati e quelli appresi ancora sono uno spartiacque,ma pare che anche per abilità da conquistare o,perdute,da ritrovare,sia importante postulare una serie di simboli linguistici o dinamici già impressi nel nostro SNC, come se il nostro cervello avesse già i pezzi e le conoscenze per assemblare o riassemblare la macchina formidabile che ci consente di comunicare e muoverci. L’esistenza di neuroni specchio poi ci conferma che siamo una specie sociale,non solo dal punto di vista culturale,ma anche per quanto riguarda la possibilità di articolare parole, o di effettuare azioni motorie. Il comportamento appreso o riferito è uno dei cardini che permette allo sportivo di imparare o al traumatizzato di ritrovare la possibilità di effettuare azioni semplici o complesse come prima di un incidente. Anzi, anche in presenza di pazienti con esiti non letali da ictus, la rielaborazione meccanica del gesto e soprattutto le dinamiche di riferimento e la possibilità di confrontarsi con il terapista che mima il movimento che si desidera compiere, porta a risultati soddisfacenti!
E’ interessante notare come un simile postulato,corredato da dati scientifici,possa determinare un percorso che riassume e l’attività dello scienziato motorio e del fisioterapista.






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